RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.
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mercoledì 13 gennaio 2016

Dall'altra parte della frontiera di Bernardo Atxaga

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Passeggiando per librerie in questa nuova e affascinante città in cui vivo mi sono imbattuta in un libro per errore, l'ho fatto cadere a terra e raccogliendolo mi sono incuriosita. Un autore a me sconosciuto eppure subito ho deciso di leggerlo. Bernardo Atxaga, giro e rigiro il libro e mi chiedo chi è?
Un autore, poeta, saggista e autore teatrale basco. Figuriamoci, mi sono incuriosita subito, adoro la Spagna ma non conosco autori baschi, un popolo dal temperamento molto forte e dalle tradizioni potenti.
Lo compro.


Cominciando a leggere scopro che si tratta del principale esponente della nuova generazione di poeti baschi e viene definito il linguaggio poetico più originale del momento.  Dunque, ho pensato, meno male averlo fatto cadere.
Scopro più avanti che Luis Sepulveda (del quale ho raccontato a proposito della lumaca Ribelle) un altro dei miei autori preferiti ha usato i versi di una sua poesia all'interno di Storia di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare:

Ascolta gatto.
Ti leggerò una cosa di un poeta che si chiama Bernardo Atxaga. 
Dei versi di una poesia intitolata I gabbiani:
Ma il loro piccolo cuore
- lo stesso degli equilibristi -
per nulla sospira tanto
come per quella pioggia sciocca
che quasi sempre porta il vento,
che quasi sempre porta il sole.
E dal momento che l'editore (Guanda) e il suo curatore Giuliano Soria, ci regalano i versi di B. Atxaga in italiano e anche in castigliano, ed essendo io amante dell'incontro delle lingue e delle culture, vi riporto la frase poetica de i Gabbiani anche in spagnolo.
Pero su pequeño corazón- que es el de los equilibristas - por nada suspira tantocomo por esa lluvia tontaque casi siempre trae viento,que casi siempre trae sol.
Chiaramente, vivendo ora a Trieste ogni giorno guardo il mare e i gabbiani e poi, di tanto in tanto, arriva la signora Bora che spazza via tutto il male e porta lo sguardo fino alle alpi e al prossimo orizzonte, poi torna il sole più forte che mai, più giallo che mai, più ... sembra proprio la descrizione della mia città, eppure non lo è.


L'autore è basco-spagnolo e non spagnolo e dunque scrive i suoi testi in euskera (la lingua dei baschi-spagnoli) e da solo traduce i testi in castigliano e sono arrivati a me tradotti in italiano da ... non lo so, non ho trovato il nome del traduttore sul libro e questa per me è una nota dolente. Io, traduttore, ho diritto e desiderio di essere nominato sul libro tradotto. Peccato.

Estremamente commovente, a mio avviso adatta anche ai bambini, la poesia Il Riccio della quale l'editore ci regala anche la versione in euskera che più avanti vi riporto. Una storia di poche parole, forse ventisette che racchiude in sé il senso intero della vita.
Una poesia semplice e molto, molto dolce che racconta in profondità il vero senso della vita, consiglio davvero a tutti di leggerla almeno una volta, magari rileggerla ogni tanto, per non dimenticare.
Cito un breve passaggio:
(Spagnolo)
El erizo despierta al fin en su nido de hojas secas,
y acuden a su memoria todas las palabras de su lengua,
que, contando los verbos, son poco más o menos veintisiete.
Luego piensa: el invierno ha terminado,soy un erizo, Dos águilas vuelan sobre mí:Rana, Caracol. Araña, Gusano, Insecto,¿En qué parte de la montaña os escondéis?

(Italiano)Il riccio finalmente si risveglia nel suo nido di foglie secche, e gli riaffiorano alla memoria tutte le parole della sua lingua,che, contando i verbi, sono più o meno ventisette.
E poi pensa: L'inverno è finito,
Sono un riccio, Due aquile volano sopra di me;
Rana, Lumaca, Ragno, Verme, Insetto.
In che punto della montagna vi nascondete?

(Euskera - titolo: Trikuarena) Esnatu da trikua habi hosto lehorrez egindakoan,eta dakizkien hitz guztiak ekartzen ditu gogora;gutxi gora behera, aditzak barne, hogeitazazpi hitz.
Eta gero pentsatzen du: Amaitu da negua,Ni trikua naiz, Bi sapelaits gora dabiltza hegaletan;Marraskilo, Zizare, Zomorro, Armiarma, Igel,Zein putzu edo zulotan izkutatzen zarete?
Il finale di questa poesia è un tuffo nel senso della vita, è quel momento di lettura in cui ogni visuale cambia angolazione.
Alla prossima.

venerdì 14 agosto 2015

Pensiero: il tramonto della libertà culturale tra libri ed estetica

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Ieri ho incontrato una donna la quale mi ha guardato mentre ero in libreria sfogliando un libro e mi ha detto: "Le donne non conquistano gli uomini leggendo libri. Vatti a fare bella se vuoi avere la tua fetta". Poi se ne è andata.

Il primo pensiero è stato "Oh Dio come sono brutta!" Poi mi sono accorta che avrei dovuto pensare "Ma quella chi è? Cosa vuole da me? Come si permette?" però ripensandoci questo è il messaggio che circola da alcuni, troppi, anni a questa parte. Donne belle, magre, ben vestite, super depilate, smaltate, truccate. Molti uomini amano le loro donne spendendo un patrimonio in parrucchieri, estetisti, negozi ... occupando il tempo di queste donne che sono assolutamente riconoscenti ai loro uomini per permettere loro di vivere questa condizione di noblesse. Devo dire che la signora ha ragione, io non pratico troppo i parrucchieri ma trovo che le donne facciano bene a curarsi, prendersi cura di se stessi è il primo atto di civiltà. Quello che non ho capito è perché questa associazione di dissociazione tra donna che passa un sacco di tempo a imbellettarsi e lettura di un buon libro, anche le donne imbellettate leggono! Ne conosco tante io che riescono a fare entrambe le cose (non io ahimè).



Allora ci ho pensato tanto. Lo so con tutto quello che gira intorno alla mia vita in questo periodo avrei dovuto semplicemente pensare "che idiota", ma la signora girava in libreria come me e sfogliava libri, forse era una sua rabbia personale, forse, un suggerimento di un libro, forse mi ha preso in giro, forse ho proprio un cattivo aspetto, forse ... mi ha incuriosito e mi chiedo ma è vero che gli uomini preferiscono le donne con unghie laccate, capelli sempre da parrucchiere, vestiti sempre tirati e stirati e soprattutto che leggano poco? Davvero gli uomini placano il desiderio di libertà delle donne soddisfacendo il loro desiderio di supremazia estetica?
"Le donne on conquistano gli uomini leggendo libri" con tono profetico come se conquistare un uomo equivalesse a conquistare il mondo. La sua frase mi ha incuriosito perché ha messo un tarlo nella mia mente: davvero l'uomo vuole comprare il pensiero della donna cambiandolo con l'estetica?
A ridosso di ferragosto ho avuto questo pensiero e l'ho condiviso con voi ... ora torno a leggere L'Impronta di Dio del quale vi parlerò presto. Buon caldo a tutti.
Silvia


lunedì 10 agosto 2015

Pensieri distorti ... tra le poesie e i racconti ... di Sabatino Simonicca

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In questo caldo pazzesco, che se fosse freddo lo definirei la terza era glaciale, e con l'elettroencefalogramma piatto dall'affanno mi permetto di proporre una lettura nuova, un autore nuovo, uno scrittore diverso.
Un giorno qualsiasi nella fretta romana sono entrata in un negozietto aperto da poco, vende prodotti abruzzesi e solo di qualità: "proviamolo" ho detto a mio marito "in fondo a noi l'Abruzzo piace e siamo soliti frequentare Scanno". I prodotti sono buoni e lui è un artigiano della vendita. Non è un negozietto, è un Negozio il cui proprietario preferisce un po' di fila ma ama conoscere ogni singolo cliente, capire i suoi gusti e la sua storia per vendere prodotti di qualità in base alle esigenze degli abitanti del quartiere e non alle esigenze di marketing globale. Pensate un po', un negoziante che si preoccupa di voi e se ne frega del marketing globale ... un suicida di questi tempi, eppure ... !

Ma Sabatino, scopro con il tempo, è anche altro. Ama conoscere la gente, la storia della gente, i desideri della gente e dai loro racconti sogna poesie. Sogni e Poesie che ha trasformato in realtà, eccolo qua:


Quando ho visto il suo libro sono andata a fare la spesa e gli ho fatto delle domande. Domande a tradimento, mentre facevo la spesa ma voglio svelarvi tutto sperando che non se ne abbia a male, perché le sue poesie mi piacciono, sono nuove, sono diverse e parlano della gente.

- Ma tu perché scrivi poesie?
- Bo, mi diverto!
- Allora sono poesie allegre?
- mmmmm. Leggi, leggi. Te lo regalo. Non sono proprio allegre.
- Allora cosa ti diverte?
- Sono attimi. Attimi rubati alla realtà. Sono quelle cose rare e belle che vedi e pensi sia un peccato lasciarle andare. Allora le scrivo. Sono emozioni forti e leggere. Sono la vita!
- Parlano di te?
- Parlano di ciò che vedo e che sento. Storie vissute che ho sfiorato. Qualcosa che mi ha attirato e che non ho voluto lasciar volare via. Ma perché mi fai tutte queste domande?
- perché sono curiosa e forse non voglio lasciar volare via la tua storia.

Vi lascio alcuni stralci.

Sally e le Stelle

Sally alza il viso al cielo
Osserva la luna
La saluta con un sorriso.
Bagna i piedi nella laguna.
Ha la mente piena di ricordi
Di lacrime e carezze.
Vuole dimenticare quei balordi
Elogia le sue bellezze.
Lo fa con la gente
Con pudore
Con aria indifferente.
[...]


Poesia per me

Non ho mai capito la mia vita
La mangio e bevo come una formica
La consumo quasi da distratto
Disegnando sui muri il mio ritratto
Ne vorrei sempre una migliore
Invece ogni giorno che passa è il peggiore
Scrivo poesie anche di notte
[...]

Trombetta (un sorriso alla morte)

Trombetta
lo chiamano così i suoi amici

Quando parla fischia
parole a suon di tromba

Ha un dolore dentro
Con gli anni sempre più forte

[...]

Anna

Anna si guarda allo specchio
Vede la faccia del passato
I sorrisi davanti a quel cancello
Le lacrime scritte sopra i fogli
Sempre pieni di speranza e di colori.
[...]

Sono stralci e sono pochi ma vi chiedo: non sembra anche a voi di conoscere quelle persone? Non avete la sensazione mentre leggete di vedere e non di ascoltare?
Lui è uno nuovo e ve lo volevo dire!
Buon ferragosto
silvia

giovedì 4 giugno 2015

Progetto NaturalMente: Concetta e la grotta di sale Salilà

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Il Progetto NaturalMente riscuote successo e anche Concetta, amante lei stessa della naturalità, ci chiede di aderire.
Concetta è la padrona di casa della grotta di sale Salilà in via del Casale Lumbroso, Roma.
"Grotta di sale?" molti si staranno chiedendo se non sono impazzita.
Ebbene no!
Anche io la prima volta che ne ho sentito parlare sono rimasta stupita e sono subito andata a provare e ... ci sono tornata più e più volte. Eccole qua.





Il sale da sempre vale come l'oro ed è prezioso come l'acqua e come ogni dono prezioso, anche il sale ha una sua storia.
Il sale è sempre stato un elemento importante nell'evoluzione umana ma, vista la sua scarsa resistenza agli agenti atmosferici, non se ne trova traccia ad esempio nei siti archeologici, proprio per questo se ne è sempre parlato poco. A pensarci bene da qualche parte ho addirittura letto che civiltà antiche hanno scelto di stazionare in zone aride e desertiche proprio perché in assenza di umidità avevano più possibilità di conservare il prezioso sale. Pensate l'influenza del sale sulla nostra evoluzione.
Il sale conserva cibi, aiuta il benessere fisico, cura alcune malattie, insaporisce il cibo ... ma se dico sale, cosa dico?

Alla parola sale viene subito in mente il bianco sale, fino o grosso, da cucina ma in realtà quello è forse il sale meno pregiato perché essendo trattato ha perso gran parte dei suoi elementi, soprattutto quelli minerali.
Nel mondo ci sono diverse varietà di sale e ce n'è una  molto particolare che è definita sale fossile.
Immaginate una montagna ricoperta dal mare per anni, secoli e poi piano piano ... emerge.
Al suo emergere la montagna è impregnata di sale marino che rimane dentro di lei per secoli acquisendo circa 80 elementi con proprietà diverse.
Tra questi elementi troviamo molto ferro e rame dai quali il colore rosa.
Avete indovinato, sto parlando del sale himalayano, è proprio questo il sale in cui ci fa immergere Concetta nelle sue grotte.

La mia personale esperienza alla grotta di sale Salilà è stata estremamente positiva. Mio figlio con un ritardo nella formazione del bronco e della trachea, ha sviluppato una insistente forma asmatica e tra un broncodilatatore e un cortisonico ha sviluppato una insistente dermatite atopica che tra un antistaminico e un antibiotico ha abbassato notevolmente le sue difese immunitarie che ... ad un certo punto, per fortuna, alcuni amici ci hanno parlato delle grotte di sale.
Considerando che io sono una che mette chicchi di sale nella vaschetta dell'umidificatore la notte, mi sono detta: "il sale di sicuro non fa male, proviamo!"
Ed è così che mi sono andata a rotolare nel sale.




Abbiamo cominciato a frequentare le grotte di sale e abbiamo conosciuto meglio Concetta.
Nelle grotte i bambini giocano come al mare tra secchielli e palline.
I genitori si possono riposare come al mare e così abbiamo organizzato una RifLettura sulla vita di una donna coraggiosa: Coco Chanel.




Abbiamo letto un capitolo del libro Divas Rebeldes (del quale ho già parlato) e dopo varie rifLetture, un paio di noi si sono date in qualche modo una speranza sapendo che Coco Chanel, bambina dall'infanzia difficile, povera e maltrattata si è riscattata arricchendosi vestendo le dame dell'alta società.
Sapete da dove venivano i vestiti neri, coprenti e pratici che hanno arricchito Coco Chanel?
Erano i modelli con cui venivano vestite le bambine di basso lignaggio, andavano distinte e tutti dovevano sapere che loro valevano meno e così la piccola Coco, da grande, ha vestito con gli stessi abiti le dame dell'alta società facendosi pagare già allora tantissimo. Una mente geniale, ingegnosa o malata? A ciascuno la sua RifLettura.

Ecco cosa vuol dire leggere un libro! Dalla storia del sale alla storia di una donna e dalla storia di una donna potremmo passare alla storia della moda e ... ma lo faremo un'altra volta. Ora torniamo al sale nel quale ci immergiamo a casa di Concetta.




Sale himalayano nella grotta Salilà di Concetta, le nostre immersioni nel sale oltre a farci rilassare in interessanti rifLetture, hanno aiutato mio figlio a ridurre la quantità di cortisonici e broncodilatatori, hanno regolarizzato il sonno di tutti e due i bambini, hanno migliorato la mia circolazione e sgonfiato le mie gambe e hanno regalato alla famiglia del tempo in intimità.
Un momento di benessere familiare in cui ci prendiamo cura di noi stessi tutti insieme.
Vi ricordo che se chiedete a Concetta, lei può fare molto di più.

sabato 16 maggio 2015

Páginas Escondidas de Rubén Darío

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In questo momento di confusione della mia vita le riflessioni si accavallano e mentre faccio e disfo, monto e smonto, scendo e salgo, tengo e butto ... un libro mi ritrovo in mano e apro una pagina a caso: pag.91
L'intera poesia non mi dice quello che mi dicono i primi due versi che estrapolati dal loro insieme mi colpiscono e mi rimangono dentro per dirmi: ti sei invecchiata giovane donna!
Yo soy aquel que ayer no más decía
el verso azul y la canción profana,
en cuya noche un ruiseñor había
que era alondra de luz por la mañana.
El dueño fui de mi jardín de sueño, lleno de rosas y de cisnes vagos;
el dueño de las tórtolas, el dueño
de góndolas y liras en los lagos;
y muy siglo diez y ocho y muy antiguo
y muy moderno; audaz, cosmopolita;
con Hugo fuerte y con Verlaine ambiguo,
y una sed de ilusiones infinita.
[...]
(cito da Páginas escondidas de Rubén Darío)
Mi dispiace non avere tempo e voglia per tradurre ma così mi va e così condivido.
Buon fine settimana a tutti

lunedì 27 aprile 2015

Femminista e femminile - ultime riflessioni - Trieste di Carlo Yriarte

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Con questa immagine voglio chiudere e mie personali riflessioni su femminismo e femminilità. In quanto Donna mi sento di dire che mi sembra giusto che le donne debbano avere dei diritti, gli stessi diritti degli uomini, gli stessi diritti di tutti. In quanto madre di una bambina devo dire che sono preoccupata del futuro dei diritti delle donne e la cosa che mi preoccupa più di tutti è vedere le finte femministe che fanno dei diritti un approccio di marketing mentre sono disposte a sacrificare lo sviluppo delle future donne ... per delle cazzate!
In quanto madre di un bambino mi preoccupo di farlo crescere in un clima di diritti, di uomini e di donne. Sono tranquilla con lui perché suo padre e suo nonno sono degli uomini meravigliosi e un grande esempio per lui.
Della femminilità che vi devo dire? Per me è femminile la donna che sa lottare, che ama ridere, che è forte, la donna che allatta e che ama, la donna innamorata e la donna amante.
Non sono amante delle unghie laccate, dei capelli stra-pettinati, del fisico rifatto. Mi piacciono i bei vestiti ma dovendo scegliere, compro un bel libro. Non trovo femminili le donne che vogliono essere come gli uomini ma trovo femminilità in molti gay.
Concludo questa riflessione con una citazione che parla della forza femmina, quella alla quale ogni donna fa ricorso, quella che le donne conoscono e gli uomini no, quella che si mescola alla bellezza e fa di ogni donna un'opera d'arte.
Le donne di Servola, colla bianca Petscha in testa, vestite della dalmatica nera, tagliata in quadrato, e donde sfugge la larga manica d'immacolata candidezza, calzate colla classica Opanche, conducono per le vie branchi di tacchini grigi, macchiati di nero, e colla testa rosa di tono graziosissimo. I mercati sono vaghissimi; le contadine slave del territorio di Trieste vi si recano in folla sui loro somarelli a vender del pane di puro frumento, cotto apposta per la città, e gli ortaggi da loro coltivati, o i fiori, che annodano con gusto i mazzolini leggiadri, in cui domina il lupino, e spicca nel centro di un fiorrancio, od un fiore di corbezzolo. Per conservare questi fiori, gettano sul fondo del paniere pezze di ghiaccio, e si vedono anch'esse col busto ornato d'un mazzolino. La Petscha bianca stacca vivamente sulla carnagione olivastra, e la pulitezza dell'aspetto è seducentissima; talvolta al pari de' Kabili e degli asinai delle rive del Nilo, passano dietro le spalle, nella cintura, la bacchetta di cui si servono per guidar le loro cavalcature.

lunedì 20 aprile 2015

Trieste raccontata nel 1874, fotografata nel 2015

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Dopo tanti anni, finalmente, sono capitata in Veneto per motivi personali e, con la mia famiglia, ho deciso di allungare il viaggio in Friuli Venezia Giulia per fare una visitina a Trieste.
Da anni aspettavo l'incontro con questa città, tanto decantata e tanto amata a quanto pare da tutti. Trieste, una città storica e moderna, internazionale, centro di una cultura intellettuale e commerciale vastissima, crocevia di popoli, di incontri, di scambi e di amori.
E mentre mi dirigo a Trieste, la fortuna vuole che io trovi su una panchina un libro: Trieste di Carlo Yriarte, scritto nel 1974 e riproposto nel 2013 dalla EBI Edizioni Biblioteca dell'Immagina.


Trieste è una città che da sempre negozia, su tutto.  Si sente l'odore della diversità e dell'accordo, del commercio e dello scambio, della vita attiva e commerciale e dell'educazione alla buona convivenza.
In mezzo agli elementi stranieri, variati e influentissimi, dominano tre grandi elementi nazionali: l'Italiano, il Tedesco e lo Slavo. L'Italiano si considera a Trieste come in Italia, e si fonda sulla ragione della lingua, della razza, delle memorie e della vicinanza. Il Tedesco comanda, ed ha per sé la ragione del Beati possidentes. Quanto agli Slavi, hanno la ragione del numero, e rinserrano da ogni parte la popolazione. Intanto ciascuno de' tre tira nel proprio senso, e si arriva a una negoziazione: è la politica statica [...]
 Ma Trieste è anche una città di cultura e di arte. Una città piccola in cui arte e natura si incontrano per rendere ogni angolo bello, piacevole, rilassante anche nei momenti di business estremo.
Nel 1600 la peste distrusse due terzi della popolazione. La colonna votiva della Piazza della Borsa, la Fontana della Piazza Maggiore, allegoria confusa scolpita da Mazzoleni, una fortezza la cui costruzione fu decretata il 14 aprile 1568, una chiesa fatta di parti e di brani di tutte le età, ma per ciò appunto di grande interesse archeologico; la chiesa greca, la sinagoga, le cappelle delle differenti comunità, gli ospedali, il collegio dei marinai, l'arsenale de Lloyd, la Borsa, [...]
Nel 2015 Trieste è ancora molto bella e piena di vita, arte e natura e devo dire che il suo fascino mi ha catturato completamente tutti i sensi.


                             

 La relazione umana, come tutto il resto, sembra subire l'influenza del bello, della cordialità e del buon clima.
La prima mattina a Trieste siamo andati a fare colazione in un'enoteca-bar dal nome Viva! "Un Prosit triestino che ci si scambia al brindisi ma anche al saluto" ci ha spiegato Fabrizio.
Un modo di augurare felicità e fortuna agli altri, un po' come Pura Vida in Costa Rica. È bello iniziare la giornata o l'incontro con un augurio di felicità e fortuna.
"Viva l'a e po' bon". 
Un motto tutto triestino che riguarda la storia austro-ungarica, in effetti Trieste nel periodo passato sotto l'Impero Austriaco era un porto estremamente ricco e quindi nessuno aveva fame nonostante la moltitudine di razze, persone e professionisti. Dunque vigeva il motto Viva l'Austria e quel che sarà dopo, sarà.
Fabrizio è cordiale e ci da tanti suggerimenti, ci racconta la sua storia e ci descrive Trieste come un buon posto in cui vivere.
Fabrizio ha costruito la sua enoteca a mano, con l'aiuto di un amico, vale la pena andarlo a conoscere. Sorride quando ci spiega che il locale è a sua immagine e somiglianza, c'è tutto ciò che lui preferisce: vini locali, vini pugliesi (lui è originario della Puglia), buona musica e calcio e ... ultimamente tanto sonno "sono diventato papà e la notte ..." e allora possiamo dire solo "Viva!" e speriamo di rivederci per un'altra colazione o aperitivo nel tuo delizioso locale.

                       









giovedì 5 marzo 2015

Donne Innamorate di D.H. Lawrence. RifLettura: due sorelle, due donne

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Mi rendo già conto che sarà una lettura alquanto difficile.
690 pagine e io credo di aver letto appena i primi due capitoli, neanche 100 pagine e già ho perso i foglietti per gli appunti/spunto per le mie riflessioni condivise.
Un libro in cui ogni parola, ogni riga, ogni capoverso, ogni capitolo ha un peso specifico.
Una maratona.
In questo libro cerco mondi a confronto.
Il primo confronto riguarda le due sorelle-protagoniste:

Ursula e Gudrun Brangwen.
Vivono a Beldover, nella casa paterna.
Ursula è una maestra.
Gudrun un'artista.
Se le dovessi disegnare userei due colori (o non colori) contrapposti come il bianco e il nero, nessun grigio di mezzo.
Una tradizionalista provocatrice e una provocatrice tradizionalista.
Le descrizioni che l'autore fa di ciascuna di loro, sono bellissime, toccano femminilità e femminismo, sono descrizioni di donne.
Le due sorelle ripresero a lavorare in silenzio. Ursula aveva sempre quello strano splendore, quasi che una fiamma interiore, purissima, ardesse in lei, imprigionata, irretita, soffocata. Viveva gran parte del suo tempo da sola, chiusa in se stessa, lavorando, trascorrendo le giornate una dopo l'altra, e sempre pensando, tentando di fare presa sulla vita, di catturarla nella sua comprensione, ma in sottofondo, nel buio, qualcosa stava per accadere. Se solo fosse riuscita a sfondare gli ultimi tegumenti! Le sembrava che si sforzasse di protendere le mani, come un infante ancora nel grembo materno, e non ci riuscisse, non ancora. Eppure aveva uno strano presentimento, l'annuncio di qualcosa di imminente.
Una descrizione priva dell'aspetto fisico. Nessun vestito, neanche un colore eppure sembra di conoscerla. Qualcosa di profondo direi, di femminile. Ad esempio il presentimento, le donne lo sanno, sanno sempre tutto un attimo prima.
Le donne sanno ascoltarsi e sanno riconoscere i cenni, i segni e sanno aspettare.
Gudrun era bellissima, passiva, la pelle morbida, le membra tenere. Indossava un vestito di seta blu cupo, con volantini di pizzo di lino azzurro e verde al collo e alle maniche; e portava calze verde smeraldo. La sua espressione, di sicurezza e diffidenza insieme, contrastava con la sensibilità colma di aspettativa di Ursula. La gente di provincia restava intimidita dal perfetto sangue freddo di Gudrun e delle sue maniere altezzosamente sbrigative, e diceva di lei: "È una donna intelligente". Era appena tornata da Londra, dove aveva passato alcuni anni a studiare in una scuola di belle arti, a vivere una vita da artista.
"Speravo che sarebbe arrivato un uomo" disse Gudrun, e si morse il labbro inferiore. Una strana smorfia per metà sorriso e per metà angosciata.
Al contrario della prima, una descrizione molto fisica che fa emergere anche il lato caratteriale della persona. Anche la sua emotività viene accennata da queste descrizioni.
Non suona femminile il morso del labbro inferiore? E quante volte di una donna che fa paura si è detto "è intelligente"?

Le descrizioni in questo romanzo sembrano dei veri quadri d'artista, mi stupisce che nessuno abbia pensato ancora a farne un albo illustrato, certo ridotto.
Voglio aprire un altro contrasto, fra le due sorelle così diverse tra loro ma in questo contrasto così vicine e il mondo nero dei minatori e delle donne dei minatori. Le donne che sanno come va la vita e che per questo si predispongono a viverla in quel modo preciso.
Donne che nemmeno arrivano a pensare che loro stesse possono scegliere di cambiare la loro vita ... ma pur sempre donne, con la loro femminilità e il loro femminismo.
Si, perché in fondo anche loro stanno difendendo un ruolo femminile, quello della donna stereotipo che è sempre stata, della donna che è tranquilla perché sa come deve essere, anche quando subisce violenza.
Bello come Lawrence descrive attraverso gli occhi di Gudrun il quartiere dei minatori, e poi come ci racconta in poche righe la vita intera delle donne fatte, quelle che da quando nascono sanno come dovranno essere:
"Somiglia a un paese di un mondo sotterraneo" disse Gudrun. "I minatori se lo portarono appresso in superficie, a forza di spalare. Ursula, è prodigioso, davvero prodigioso ... è davvero meraviglioso, un altro mondo. Gli abitanti di qui sono tutti demoni del sottosuolo, e tutto quanto è spettrale. Tutto quanto è solo una copia demoniaca del mondo reale, una copia, un demone, tutto insudiciato, tutto quanto sordido. È come vivere nella pazzia, Ursula."
Sarei molto curiosa di sapere come i minatori descriverebbero le due sorelle.
Le donne con le braccia conserte sui grembiuli di stoffa ruvida, ritte a spettegolare all'estremità dei rispettivi isolati, seguivano le sorelle Brangwen con le lunghe occhiate impavide degli aborigeni; i bambini lanciavano epiteti ingiuriosi.
Quante sfumature di femmine (femminili, femministe, donne) in queste prime pagine.










lunedì 2 marzo 2015

Donne Innamorate di David H. Lawrence. RifLettura: convenzioni e passioni a confronto

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Femminista e femminilità, cosa c'entra questo libro con questo argomento? Ancora non lo so, ma lo scoprirò e se non va bene passerò ad un altro libro.
Il 2 marzo del 1930 moriva David Herbert Lawrence ... e proprio oggi voglio cominciare questo viaggio.
Ho scelto donne innamorate perché è un libro che mette a confronto le apparenze esteriori dei quattro protagonisti con il furore che si cela dietro la loro nuda passione, forse ciò che si cela dietro al binomio femminismo/femminilità? Due aggettivi che a mio avviso dovrebbero andare a braccetto (chiaramente considerando una femminilità libera di esprimersi) ma che, per motivi che ancora non comprendo, spesso fanno a pugni.

Atteggiamenti convenzionali e atteggiamenti passionali a confronto, confini e costrizioni, scelte e sottomissioni. Si parla di donne ma anche di uomini, di sorelle ma anche di amici, di tutte le classi sociali. Il tutto inserito in uno spaccato storico in cui la passione viene vissuta come una forza pagana della natura e mi domando a tal proposito: non è che oggi, in Italia, la passione è ancora vissuta come peccato? Come maleficio? come un pericolo?
E ancora mi chiedo: la vita, di suo, non è pericolosa? Insidiosa? A tratti perversa?

Un romanzo che, dal momento che Lawrence si permette di cambiare le carte in tavola, diventa una pietra miliare della letteratura. L'autore scompone/destruttura alcuni elementi canonici della letteratura (religiosità, sessualità, amore) e li ricompone/ri-struttura con un nuovo stile, forse scandaloso per la sua epoca. Scandaloso per la sua epoca? E per la nostra epoca?

Intanto vi presento le due protagoniste donne:
Ursula e Gudrun Brangwen sedevano un mattino nella veranda della casa paterna, a Beldover. Lavoravano, chiacchieravano tra loro. Ursula agucchiava un pezzo di tela ricamato a colori vivaci, mentre Gudrun disegnava su una tavoletta che teneva appoggiata al ginocchio. Per lo più se ne stavano zitte; parlavano quando qualche pensiero passava loro per la testa.
"Ursula," fece Gudrun "non hai una gran voglia di sposarti?" Ursula posò il ricamo in grembo e alzò gli occhi. Il suo viso era calmo e circospetto.
"Non saprei" rispose. "Dipende dal significato che si dà alla cosa."
Gudrun fu colta un po' alla sprovvista. Osservò la sorella per qualche istante.
"Bé," riprese, in tono ironico, "di solito significa una sola cosa! Ma in ogni caso, non credi che saresti ... " si rannuvolò un tantino, " ... in una situazione migliore di quella in cui ti trovi ora?".
Un'ombra scese sul viso di Ursula.
"potrebbe anche darsi" disse. "Ma non ne sono sicura."
Gudrun fece un'altra pausa, un po' irritata. Voleva spiegarsi bene.
"Non credi che sia necessario fare l'esperienza del matrimonio?" domandò.
"E tu credi che debba essere necessariamente un'esperienza?" ribattè Ursula.
Buon viaggio e buona RifLettura.

Donne Innamorate di David Herbert Lawrence (11.09.1885 - 2.3.1930)

domenica 1 marzo 2015

walden, ovvero Vita nei Boschi di Henry D. Thoreau. RifLettura finale

Ai malati, i dottori consigliano giustamente di cambiare aria e luogo. Grazie al cielo, qui non c'è tutto il mondo. L'ippocastano non cresce in New England, e il merlo poliglotta è piuttosto raro. L'oca selvatica è più cosmopolita di noi: essa fa colazione in Canada, pranza nell'Ohio, e si liscia le penne per la notte in un  bayou del sud. Anche il bisonte si tiene a pari con le stagioni, in qualche modo; infatti, esso pascola nel Colorado solo finché un'erba più verde e più dolce non l'attende presso lo Yellowstone. Tuttavia noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino.
In questo viaggio all'interno del mondo di Thoreau ho raccolto il grido della classe operaia, quell'insieme sociale di persone che si trasformano in macchinari perché il lavoro nobilita l'uomo, e così facendo curano gli interessi altrui giustificando la propria sottomissione immedesimandosi nella classe di appartenenza, una classe povera, bisognosa, sfruttata ma unita e felice, stanca ma soddisfatta di lavorare e non sfruttare e spesso aggressiva e/o violenta in silenzio, in casa, con i più deboli.
Sì, perché in fondo in fondo, non è meglio fare il contadino? Lavorare la terra e mangiare il frutto scaturito dal proprio operare che lavorare come un robot per arricchire perbenisti che sfruttano il prossimo insegnandogli ad essere più educato?
E dunque se da una parte è necessaria una forte unità per liberarsi dalla prigionia, dall'altra è proprio questa unità che ci imprigiona.
Una massa per la ribellione, una classe per la prigione.

Ma tutto il mondo è paese e l'uomo è uomo a est e a ovest, a nord e a sud e l'uomo nasce, cresce e muore in ogni dove. Mangia, ama, odia, vive, gioisce e bestemmia in tutte le lingue. Allora forse per crescere, per liberarci dalla prigionia, per comprendere in che modo diventiamo schiavi, forse, è opportuno conoscere la natura e se stessi. Stabilire una connessione con se stessi e poi con il mondo naturale che ci circonda.
Questa connessione crea una conoscenza trascendentale che ci appartiene, e che sposta il limite del nostro orizzonte, oltre la siepe di casa.
Troppo spesso forse l'uomo dimentica che esso stesso è la natura, esattamente come le piante, i cieli e i mari e ... gli animali. L'uomo non inquina la natura, non uccide gli animali; distrugge se stesso!
Sapere che sappiamo ciò che sappiamo e che ignoriamo ciò che ignoriamo è l'unica saggezza possibile.
La consapevolezza di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Filogenesi e ontogenesi vanno a braccetto. Microcosmo e macrocosmo. Se ci soffermiamo sul macrocosmo che ci ipnotizza, ci trascina nel vortice, ci fa desiderare ... dobbiamo anche trovare il tempo di ascoltare, osservare, comprendere il microcosmo, solo allora potremo rinnovarci come è salutare che sia. Per questo la lettura e la condivisione sono importanti.
La lettura è un mezzo per conoscere il mondo che non si può raggiungere a piedi, un mezzo per confrontarsi e condividere che fa crescere.
Solo in un percorso di crescita le illusioni spariscono e si rompono come una bolla di sapone in cielo, dando spazio ad una nuova visione delle cose, una nuova visione della vita.

Con questa ultima rifLettura chiudo la chiudo la lettura di Walden, ovvero Vita nei Boschi di Hnery D. Thoreau.

Rispetto alle mie personali rifLetture sorrido e vi chiedo: perché mi scrivete in privato e non commentate in pubblico? È davvero così difficile regalare ad altri le vostre riflessioni?
Io non sono un professore, né un critico, né un letterato con laurea ad honorem ... semplicemente leggo i libri che mi colpiscono a racconto cosa vedo, cosa sento, cosa leggo ... anche sbagliando!

Alla prossima rifLettura condivisa!

lunedì 23 febbraio 2015

Femminista e femminile - anche Miss Shepherd è una donna

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Stamane mi sono dedicata ad una piacevolissima Ri-RifLettura dedicata all'ironia, allo stile di vita nazionale, alle disgrazie disgraziate del mondo. Un autore che una volto conosciuto non si lascia più. Sto parlando di Alan Bennett e del suo La signora nel furgone.
Alan Bennett ci parla di arte e di umanità, in generale, con una semplicità che fa ridere il più illetterato del mondo e fa paura al più letterato.
Sì, perché questo tipo di semplicità non è proprio semplice da rendere.
Finito questo stupido compendio sulla semplicità vi invito a leggere il libro per riflettere sul fatto che, in ogni caso, quando si parla di femminismo e femminilità, si parla di donna. Almeno io credo, se poi c'è altro aggiornatemi e sarò ben felice di studiare e imparare.
La donna è donna, anche quando sembra altro, anche quando non appartiene alla classe del momento, anche quando non è alla moda, anche quando:

Miss Shepherd, facendo concorrenza al crocefisso, stava accanto al furgone in una posa che mi sarebbe diventata molto familiare: il braccio sinistro teso, col palmo della mano premuto sulla fiancata in segno di possesso, il braccio destro pronto a far cenno a chiunque fosse abbastanza stupido da badarle. In quel caso, io. Col suo metro e ottanta di statura aveva un non so che di maestoso; e lo sarebbe stata senz'altro di più se non si fosse conciata in quel modo (impermeabile bisunto, sottana arancione, berretto da golfista e ciabatte di pezza). Aveva quasi sessant'anni.
[...]
Un'altra cosa che notai in questo iniziale rodaggio con Miss Shepherd fu il suo modo di guidare. Avevo appena appoggiato la spalla al retro del furgone, un vecchio Bedford, quando un lungo braccio si protese con eleganza fuori dal finestrino per segnalare, come da manuale, che il guidatore (o meglio io) si stava muovendo. Qualche metro più avanti, prima di girare in Albany Street, il braccio riemerse con una complicata piroetta a indicare la svolta a sinistra; e lo fece con tanta soave grazia che quel capitolo del codice della strada pareva una coreografia di Petipa, con la Ulanova al volante. Poi fu la volta di "Mi sto fermando", meno librato nell'aria perché Miss Shepherd non si era aspettata che io smettessi di spingere; anzi, mi urlò rabbiosamente che lei voleva arrivare in fondo a Albany Street, [...]
Quando non sta nel furgone, Miss S. passa gran parte della giornata seduta sul marciapiede della Parkway, davanti alla banca Williams & Glyn. Vende dei pamphlet intitolati Vederci chiaro sulle cose che contano, che scrive lei,  anche se non lo vuole ammettere. "Io li vendo, ma per quanto riguarda l'autore dirò soltanto che sono anonimi e non ho intenzione di andare oltre".  Di solito scrive per terra con il gesso il tema del pamphlet, senza grandi pretese artistiche. Il messaggio di oggi è: "San Francesco se ne sbarazzava, dei soldi", e i potenziali clienti della banca sono costretti a camminarci sopra.
[...]
uno dei miei vicini più conformisti (niente open space), mi ha fermato per strada e mi ha domandato: "Senti, ma quella è un'eccentrica vera?".

Potrei scrivere tutto il libro e non averne abbastanza, lui è davvero geniale e questo presente onnipresente e sempre vero è molto moderno, nel linguaggio ma anche nel costume, accettare una vicina così eccentrica non è davvero affare da poco.
Tornando al femminile/femminismo, all'essere donna, cosa c'è qui di femminile? di femminista? di donna?

  1. la mano premuto sulla fiancata in segno di possesso? 
  2. il braccio destro pronto a far cenno a chiunque fosse abbastanza stupido da badarle? 
  3. aveva un non so che di maestoso?
  4. il suo modo di guidare?
  5. la protesta rabbiosa perché voleva proseguire?
  6. i suoi pamphlet?
  7. il suo essere un'eccentrica vera?

o forse

  1. la sua testardaggine?
  2. il suo non mollare nonostante l'abbigliamento? 
  3. la sua determinazione nell'affermarsi? 
  4. la sua cura per il particolare? 
  5. la sua satira?
È davvero difficile stabilirlo ma se qualcuno ha dei suggerimenti sono curiosa di ascoltarli.






martedì 3 febbraio 2015

Walden ovvero Vita nei Boschi di Henry D. Thoreau

22 febbraio 2015 - Riflessioni: minimalista si, ma non troppo
Questa RifLettura l'ho affrontata in montagna, sulla neve di Passo Godi, tra Scanno e Villetta Barrea. In Abruzzo. In un momento di estremo sole ed estrema gioia condivisa con la mia famiglia. Un dolce momento di amore che rimarrà scolpito nella mia mente per tutta la mia vita.
Abruzzo, però e purtroppo, è anche l'Aquila, la distruzione improvvisa, quella contro la quale non puoi fare nulla e quella per la quale gli altri faranno molto poco, forse ne parleranno per trasformarla in marketing, come spesso accade per il femminismo, il razzismo ... !
Allora, io che adoro Thoreau e il suo ripudiare lo spreco della vita questa volta dico: minimalista sì, ma non troppo!
Non voglio cadere nel tranello di: il lavoro nobilita l'uomo!
Per me la vacanze godute, rilassate e sfaticate sono un obbligo nei miei confronti e anche nei confronti della mia famiglia, del nostro amore.
Che la nostra condivisione abbia vita e abbia un senso: concediamoci anche qualche lusso, ma non troppi!

Una RifLettura questa probabilmente povera e minimalista, forse anche stupida ma necessaria affinché il benessere sia per tutti e non per pochi. Il benessere per pochi da origine a malcontento, falsi idoli, oltraggi, povertà, fame, banditismo ... addirittura guerre!
Il benessere per tutti da vita a uguaglianza, solarità, calma, rilassatezza, condivisione, gioia ... tranne a quel centinaio di ingordi che ... !
Cerchiamo però di non confondere i momenti di gioia condivisa e vissuta con l'accumulo di anticaglie polverose e senza anima. Torniamo un po' al vecchio dilemma: essere o avere? Svecchiare, purificare, alleggerirsi ... non lo dimentichiamo, è salutare.
Ma non voglio tediarvi con queste stupide riflessioni, vi lascio lo stralcio che mi ha portato a questo pensiero, a chiudere il libro (sulla neve come vedrete dalla foto) e a dire: ma sì, che importa, anche io me la voglio godere! (ma sempre senza esagerare, purtroppo):
Vorrei ricordare, così di sfuggita, che le tendine non mi costano nulla, perché non ho persone che mi spiino e che io debba chiudere fuori - tolti il sole e la luna, che voglio mi guardino in casa. [...]
Come al solito una grande quantità di questi beni erano anticaglie che egli aveva incominciato a accumulare fin dai tempi di suo padre. Fra le altre cose c'era anche una tenia seccata. Ora, dopo essere state in soffitta o in qualche altro buco per la spazzatura, per mezzo secolo, tutte queste cose non vennero bruciate: invece di un falò, o distruzione purificatrice, ne fu fatta una vendita all'asta, cioè si tentò di dare loro una vita ulteriore. I vicini si raccolsero subito l'a attorno a guardare, comperarono tutto, trasportarono tutto con molta cura nelle loro soffitte o buchi per la spazzatura, dove queste cose resteranno finché le proprietà dei compratori [...]
Forse potremmo imitare con profitto i costumi di qualche nazione selvaggia, dove, ogni anno si finge - per lo meno - di gettare le spogli invernali; quelle nazioni hanno almeno l'idea della cosa, anche se poi non riescono ad attuarla. Non sarebbe bene che celebrassimo anche noi una "festa di primavera" o "dei primi frutti", come, a quanto riferisce il Bartram, "era costume degli indiano Mucclasse?" 
Bella l'immagine della purificazione, la leggerezza di sbarazzarsi del vecchio e in qualche modo del fardello del passato, perché in fondo il passato dovrebbe essere un insegnamento di vita, un'esperienza maestra e non un fardello. Ma un passato di cocci e coccetti che si trascina sconosciuto da una cantina all'altra senza più amore ma avidità, certo diventa un pesante fardello e allora: evviva la leggerezza!



12 febbraio 2015 - Riflessione: Quale pregiudizio? Ho trovato il mio!
Questa è una riflessione iniziata il 5 febbraio sempre a seguito della lettura di un passo di Walden, dove dicevo:
Infatti, siamo noi stessi il nostro principale pregiudizio ed è davvero difficile uscire dal ruolo che ci si è costruiti nel percorso di vita, di una vita intera. Ma in fondo, che vuol dire di una vita intera? Una vita non è intera fino a che non si muore ma fino a quel momento siamo in costruzione, o evoluzione, o in divenire e allora: 
(Cit.) "Non è mai troppo tardi per rinunciare ai nostri pregiudizi".
Quando mi riposo, mi rilasso e ho voglia di divertirmi con un libro, magari quando la notte non riesco a dormire ma preferisco sorridere che grugnire mi leggo qua e là Bennett che ve lo devo dire è uno dei miei autori preferiti e presto comincerò le riflessioni anche con le sue letture. Una frase di quello che stavo leggendo dice:
E quando invece voglio essere lasciato in pace con i quadri o non so che, ho imparato a non esibire un eccessivo interesse, perché così facendo attirerei immancabilmente la guida, desiderosa di trasmettere le sue conoscenze.
Questa frase ha illuminato il mio desiderio, che porta al pregiudizio che mi rispecchia. Non è tanto un desiderio di trasmettere le mie conoscenze, anche se così può essere vissuto dall'esterno, ma piuttosto un desiderio di condividere apertamente e liberamente. La voglia di poter parlare essendo se stessi e non degli attori neanche tanto bravi che tengono in piedi delle farse neanche tanto belle. Non trasmettere conoscenza dunque (anche perché non credo di saperne più di altri) ma condividere se stessi.
Sono dispiaciuta quando chiedo a qualcuno (che so avere delle preoccupazioni o altro) "come stai?" e mi risponde "Benissimo". E dunque il pregiudizio, mio o degli altri, la valutazione a monte di un dialogo mai espresso:
Domanda: "Ciao come stai?" Riflessione interna: "So che sei forte ma mi piacerebbe sapere chi sei veramente, io sono curiosa di persone e personaggi e percepisco una relazione solo nella libertà e sincerità e nel dialogo"
Risposta: "Sto bene grazie!" Riflessione interna: "Mica comincerà a fare domande? Io non ho voglia di parlare di lei, ma che vuole? E poi che gli frega? Come sto? Come vuoi che sto? Di merda, come tutti!"
Questa è per me una relazione/comunicazione non riuscita, mi allontano!
Ma rifletto ora, il mio desiderio di condivisione aperta mi porta a giudicare gli altri come falsi, bugiardi, indesiderosi di condivisione ma ... se semplicemente non condividono questo mio desiderio di condivisione aperta? Magari si aprono ad altri, magari non si aprono mai, magari preferiscono l'analista, magari ... se fosse qui mio fratello direbbe: "Magari non insistere e fatti i fatti tuoi! È più facile!!" e così ho deciso di cambiare tutto.
Ad esempio, non condividerò più le mille foto che faccio con tutti perché sapete come è stato interpretato questo mio desiderio? "Ma che vuole farci vedere che è brava e spera che la paghiamo per un album fotografico?" e io non ho mai pensato di fare la fotografa.
Ad esempio, ho deciso di rivedere tutte le fiabe che scrivo facendo sparire ogni elemento di spiegazione, come mi ha detto una volta Alessandra: "Una fiaba si vive non si spiega, altrimenti non attecchisce!".
Detto questo, tornerò con nuove fiabe e nuove letture e nuove riflessioni ... sempre per condividere!

11 febbraio 2015 - Riflessione: individualismo e socialismo
Mi permetto di lasciare ancora una meravigliosa citazione dal testo di Thoreau. Parole che mi hanno colpito forse per il mio essere individualista prima che socialista, forse per il mio credo gestaltico, forse perché sono fortemente convinta che l'uomo sia responsabile in primis della sua vita, come unico e come società. Per capire il mondo devo capire me stesso, per  non giudicare ma osservare e scoprire il mondo, devo saper non giudicare e osservare me stesso. Ascoltate cosa diceva Thoreau:

Le stelle sono vertici di chissà quali meravigliosi triangoli. Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l'universo!
La natura e la vita umana sono altrettanto varie che le diverse costituzioni che regolano i nostri stati.  Chi mai potrebbe dire che prospettive la vita offra ad un altro? Potrebbe mai succedere miracolo più grande di riuscire, per un attimo a guardarci fin dentro il cuore? Dovremmo poter rivivere tutte le età del mondo in un istante; non solo: rivivere noi stessi in tutti i mondi delle diverse età. Storia, Poesia, Mitologia! Non conosco nessuna lettura delle esperienze altrui altrettanto sorprendente e istruttiva.

A queste parole nella mia testa torna l'immagine di Pilato, descritta nel libro Il Maestro e Margherita di Bulgakov (l'immagine di colui che sa, che ascolta se stesso e rinuncia per il galateo) nella traduzione di Milli De Monticelli:

Pilato era salito sul palco stringendo  nella mano la fibbia inutile e strizzando gli occhi, Strizzava gli occhi, non per difenderli dal sole, no. Non voleva vedere il gruppo dei condannati, che, come egli ben sapeva, sarebbero stati condotti sul palco.
[...]
Egli attese qualche momento, sapendo che nessuna forza avrebbe potuto far tacere la folla che avesse sfogato tutto ciò che le s'era accumulato dentro, e non si fosse calmata per conto suo.
E quando questo momento giunse, il procuratore alzò il braccio destro e l'ultima voce si spense nella folla, Allora Pilato, dopo aver gonfiato il più possibile il petto di aria calda,  gridò,  e la sua voce rotta si riversò sopra migliaia di teste: "In nome di Cesare imperatore! ..."

Il sudore, il mal di testa, il desiderio di non condannare a morte il Nazzareno di Pilato, la sua decisione di regalare al popolo affamato uno spettacolo, l'andare contro se stesso per se stesso ... che sensazioni pesanti da sopportare nella vita!

5 febbraio 2015 - Riflessione: quale pregiudizio?
Inizio il post con una citazione ovviamente tratta dal libro:
Non è mai troppo tardi per rinunciare ai nostri pregiudizi.
Mi sto soffermando a lungo su queste prime pagine del libro e so che così facendo chissà se arriverò alla fine ma, (pausa) che vuol dire rinunciare ai propri pregiudizi? 
Come in un talk show: via alle prime cento risposte in dieci secondi che sono sicuramente le migliori e vinceranno un posto in paradiso per tutta la vita, poi quando si muore è un'altra questione:

1. non sono razzista
2. chi si veste male non mi piace ma lo tollero
3. anche i vagabondi hanno un'anima, anche se hanno rinunciato alla loro dignità
4. il vicino di casa è un gran maleducato ma io lo saluto cordialmente lo stesso
5. ... sono tollerante con religioni diverse dalla mia
6. ... i figli degli zingari meglio che mi stiano lontano così li posso accettare
7. ...
...
...

E il pregiudizio scacciato liberò la coscienza di tutti i comuni mortali, per sempre.
Ora potete presupporre quanto vi pare, siete liberi!

Un pregiudizio è un giudizio che si forma a monte. Un giudizio che si forma nella testa di qualcuno in base alle sue personali conoscenze ed esperienze preconfezionate, senza che si sforzi di andare a verificare e/o ad informarsi. Magari si conosce un amico che spiega mille motivi per cui una gallina è un animale pericoloso, sulla fiducia che si da a quell'amico si decide che la gallina è pericolosa e si comincia a diffondere la credenza che da pregiudizio personale diventa pregiudizio popolare, e la gallina prende botte da tutti, viene schernita, maltrattata, giudicata senza realmente essere osservata, ascoltata, avvicinata.
Un pregiudizio si accetta anche perché si ha paura di uscire dal branco, di essere diversi, di ... ma essere diversi può anche significare semplicemente essere se stessi e dunque... dunque
"non si può vivere solo a dieta vegetale, poiché essa non fornisce le sostanze per formare le ossa"
Diceva il contadino facendosi trasportare con tutto l'aratro dalla sua mucca, con le sue ossa vegetali.
Un pregiudizio è qualcosa che limita la tua vita, che ti toglie la possibilità di conoscere una grande fetta di mondo e di aprire meravigliose porte che rimarranno per te, sempre chiuse e sconosciute. Sì, perché anche quando queste porte chiuse dal tuo stesso pregiudizio tu le sfondi con un cannone ... le avrai usurpate ma non potrai mai goderne. Abbandonare i personali pregiudizi è un processo estremamente complesso, richiede una grande capacità di mettersi in discussione, di mettersi in mostra per quello che veramente si è, lasciando che gli altri possano a loro volta giudicare.
È duro avere un sorvegliante sudista; ancora più duro averne uno nordista; peggio di tutto, però, è essere negrieri di se stessi. [...]L'opinione pubblica è un tiranno assai debole, paragonata alla nostra opinione personale.
Infatti, siamo noi stessi il nostro principale pregiudizio ed è davvero difficile uscire dal ruolo che ci si è costruiti nel percorso di vita, di una vita intera. Ma in fondo, che vuol dire di una vita intera? Una vita non è intera fino a che non si muore ma fino a quel momento siamo in costruzione, o evoluzione, o in divenire e allora:
Non è mai troppo tardi per rinunciare ai nostri pregiudizi.
Poi ci sono i saggi, gli anziani, gli insegnamenti popolari e tradizionali, l'antico sapere ecc. Avete mai sentito dire che il processo di apprendimento prevede la scomposizione, la distruzione, il rinnegare ciò che sappiamo e che abbiamo appreso fino a quel momento per poi ricostruirlo?
Ogni volta un nuovo pezzetto di consapevolezza e ogni volta un pezzetto in più di conoscenza, anche quando lo si ricostruisce tale e quale. L'infrazione della regola è fondamentale per l'apprendimento della regola, altrimenti rimane conoscenza e non diventa consapevolezza. Che differenza c'è? Una differenza di gerarchia: si apprende a memoria, poi si sa e se si è fortunati (non in tutti i casi ovviamente) si consapevolizza. Un po' come quando si diventa genitori. Tutti sanno che è faticoso essere madre, ma una madre lo sa di più!
I pregiudizi non rivisti bloccano il percorso di apprendimento al secondo livello, quello del sapere.
Ma da dove nascono i pregiudizi? Di solito da predilezioni immotivate per un determinato punto di vista.
In Walden, Thoreau ci dice qualcosa che forse suona forte:
Ciò che tutti, oggi, accettano per vero apertamente o senza discutere, può apparire falso domani; puro vapore d'opinioni, che qualcuno aveva creduto fosse una nube che avrebbe portato pioggia benefica sui suoi campi.
Ciò che i vecchi vi dicono che voi non potete fare, fatelo: così scoprirete che invece ne siete capaci. Azioni vecchie per i vecchi e azioni nuove per gente nuova. Probabilmente gli antichi non sapevano come procurarsi il combustibile per alimentare il fuoco; i moderni mettono un po' di legna secca sotto una caldaia e si fanno trasportare attorno al globo alla velocità degli uccelli.
E dunque penso, qual è il pregiudizio che ha condizionato tutta la mia vita? Se trovo quello, sono libera! E faccio su e giù tra queste prime pagine leggendo e rifleggendo, e rifleggendo, e rifleggendo ... andrò mai avanti?
Molto bella l'idea di fare il giro del mondo alla velocità di un uccello, affermata in questo modo, in questo contesto, in questo libro sembra di andare ad una velocità pazzesca.

4 febbraio 2015 - riflessione: ossa vegetali
Intanto vi lascio una frase di Thoreau dalla quale prenderò spunto per riflettere sull'autostima e sull'evoluzione dell'uomo:
Un contadino mi dice: "non si può vivere solo a dieta vegetale, poiché essa non fornisce le sostanze per formare le ossa". E pertanto egli dedica religiosamente parte della sua giornata a fornire il proprio organismo delle materie prime necessarie alla formazione delle ossa; e mentre parla, cammina dietro ai suoi buoi, che con le ossa fatte di sostanze vegetali, si trascinano appresso lui e il suo pesante aratro, per quanti ostacoli abbiano davanti.
A presto

3 febbraio 2015 - riflessione: essere o avere? cosa guadagno in questa folle corsa al possesso?
La prima riflessione che faccio su questa lettura è facile e conosciuta (alcuni l'hanno incontrata leggendo Fromm e da lui prendo spunto per il titolo): Essere o Avere? Se tutti colori che hanno fin qui investito in petrolio si rendessero conto che si può diventare ricchi anche investendo sul carburante biologico e spostassero (ma forse è troppo tardi) le loro energie e la loro economia su questa nuova fonte di vita, continuerebbero ad essere i più ricchi, salverebbero il pianeta dal processo di inquinamento che hanno portato avanti sin qui e produrrebbero nuovi posti di lavoro. Chiaro che dovrebbero investire in ciò del denaro, possibilmente il loro denaro e non quello delle tasse e/o imposte che dovrebbe servire per i servizi pubblici e per gli stipendi statali. Ma no, l'imprenditore non vuole re-investire un solo centesimo dei suoi in "cose nuove" perché per l'imprenditore mediamente investire significa perdere. Se Case automobilistiche, costruttori, designer, petrolieri ... si mettessero d'accordo invece di fomentare guerre per poter continuare a produrre armi, prendessero la via del benessere, della salute ... ma un imprenditore in fondo è colui che è o che ha?
Vi siete mai chiesti perché un medico vi prescrive migliaia di antidolorifici e mai un ciclo di trattamenti chiropratici? Perché la sanità vota per le case farmaceutiche e non per il benessere del paziente. Io sono uscita una volta da un ospedale con una prescrizione fatta da un ortopedico in cui c'era scritto di prendere 3 aulin al giorno per una settimana (Sapete che vuol dire?) e poi a voce mi ha detto e si faccia dei massaggi che ne ha bisogno per sbloccare la cervicale. Mio marito a chiesto e da chi possiamo andare? C'è un centro specializzato? Convenzionato? La risposta è stata "glieli faccia lei".
Ma di che stiamo parlando?

Cito alcuni spunti di riflessione di Thoreau:

Conosco certi giovanotti, miei concittadini, la cui sventura maggiore è aver ereditato poderi, case, granai, bestiame e strumenti da lavoro: ché, di queste cose, infatti, è assai più facile entrare in possesso che liberarsi. E per loro sarebbe stato meglio essere venuti alla luce a ciel sereno, in un prato, e venire allattati da una lupa, poiché in tal caso avrebbero potuto vedere con occhi più limpidi quale campo erano chiamati a lavorare. Chi li fece schiavi della gleba? Perché dovrebbero dare fondo ai loro sessanta acri quando l'uomo è condannato a consumare solo il suo pugno di polvere?
[...]
Ma gli uomini s'affaticano poiché partono da principi sbagliati. La parte migliore dell'uomo è subito arata nel suolo, per farne concime. E da un fatto simile, che è comunemente chiamato necessità, egli è impiegato - come dice un vecchio libro - a riporre tesori che tignole e ruggine presto corromperanno e che i ladri violeranno e ruberanno. È una vita da pazzi, come capirà egli stesso quando ne sarà giunto alla fine -
[...]
Un uomo che lavori duramente non ha abbastanza tempo per conservare giorno per giorno la propria vera integrità: non può permettersi di mantenere con gli altri uomini i più nobili rapporti, perché il suo lavoro sarebbe deprezzato sul mercato; ha tempo solo per essere una macchina.
[...]
La qualità migliore della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza.
Per oggi qui mi fermo perché devo occuparmi dei miei boccioli che tornano da scuola ma ci penso a queste parole e mi domando ... ci guadagno veramente in una vita così folle?

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30 gennaio 2015
Bompiani ha prontamente risposto alla mia richiesta e mi ha scritto che provvederà a mandarmi una nuova copia del libro chiedendo scusa per l'inconveniente .... nel frattempo ho rispolverato tra i miei scaffali un vecchio, vecchissimo libro: Walden ovvero Vita nei Boschi di Henry D. Thoreau. Questa la versione italiana mentre ho in digitale la versione inglese.
Un libro che è un insegnamento di vita e se fosse stato letto più volte, se ne avessero parlato di più, forse ... chissà che io non debba inserire anche questo libro nella bibliografia in cui descrivo come nascono le mie fiabe, anch'esse nei boschi. Un recondito desiderio di tornare al naturale?
Intanto vi lascio con le riflessioni delle prime due pagine. In italiano per il momento perché ahimè, ho di nuovo i bambini con la febbre:
Citazione da Henry D. Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi, Traduzione di Piero Sanavio, Edizioni Rizzoli, I classici BUR, stampato nel 1993.
Quando scrissi le pagine che seguono - o meglio la maggior parte di esse - vivevo da solo, nei boschi a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruito da me sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani.
[...]
Non mi dilungherei tanto su me stesso se vi fosse qualcun altro che conoscessi altrettanto bene. Sfortunatamente, sono costretto a limitarmi a questo argomento da campo ristretto della mia esperienza.
Vi domando la vita degli altri, l'esperienza altrui, il desiderio altrui di condividere la propria esperienza vi piace o vi infastidisce? Un libro può essere un modo di condividere la propria vita con gli altri?
Bompiani ha prontamente risposto alla mia richiesta e mi ha scritto che provvederà a mandarmi una nuova copia del libro chiedendo scusa per l'inconveniente .... nel frattempo ho rispolverato tra i miei scaffali un vecchio, vecchissimo libro: Walden ovvero Vita nei Boschi di Henry D. Thoreau. Questa la versione italiana mentre ho in digitale la versione inglese.
Un libro che è un insegnamento di vita e se fosse stato letto più volte, se ne avessero parlato di più, forse ... chissà che io non debba inserire anche questo libro nella bibliografia in cui descrivo come nascono le mie fiabe, anch'esse nei boschi. Un recondito desiderio di tornare al naturale?
Intanto vi lascio con le riflessioni delle prime due pagine. In italiano per il momento perché ahimè, ho di nuovo i bambini con la febbre:
Citazione da Henry D. Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi, Traduzione di Piero Sanavio, Edizioni Rizzoli, I classici BUR, stampato nel 1993.
Quando scrissi le pagine che seguono - o meglio la maggior parte di esse - vivevo da solo, nei boschi a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m'ero costruito da me sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani.
[...]
Non mi dilungherei tanto su me stesso se vi fosse qualcun altro che conoscessi altrettanto bene. Sfortunatamente, sono costretto a limitarmi a questo argomento da campo ristretto della mia esperienza.
Vi domando la vita degli altri, l'esperienza altrui, il desiderio altrui di condividere la propria esperienza vi piace o vi infastidisce? Un libro può essere un modo di condividere la propria vita con gli altri?
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domenica 1 febbraio 2015

La gallina che sognava di volare di Sun-Mi Hwang e Bompiani

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Eccoci giuntio alla fine dell'avventura de La Gallina che sognava di volare, una fiaba allegorica sulla vita e sulla morte, sull'amore e sull'odio, sul bene e sul male, sul reale e sul fantastico, per me una fiaba allegorica sulla genitorialità e vi spiego perché.
Ricordatevi che se la vicenda la volete leggere tutta la data in cima è quella più recente, la data in basso è quella del primo incontro con il libro.

4 febbraio 2015
Non ho resistito e ho divorato la fine del romanzo? No, della fiaba? No, della favola? meglio, molto meglio. Favola illustrata? si, c'è anche questo. Favola illustrata allegorica? Si, mi piace sempre di più. Ma una favola è per bambini? Questa favola è per bambini di che età? No, una favola non è per bambini ma è per tutti e ognuno nella buona favola coglie ciò di cui ha bisogno in quel momento, a seconda delle sue conoscenze e delle sue esperienze di vita. Nelle favole chiunque può trovare spunti per trovare la giusta dose di fantasia e creatività e ispirazione per alzarsi e andare avanti senza vedere la fine.

Dunque una favola sull'amore e sulla diversità. Una favola sui mille ostacoli da affrontare per coronare un sogno, un unico sogno ed essere felici un momento. Una favola sull'amicizia, sul rispetto e sulle regole condivise. Una favola su ... ma se non fosse una favola con morale ma semplicemente una fiaba che racconta di qualcosa? Una fiaba dove gli animali si umanizzano scambiando sentimenti e parole tra loro. Una fiaba dura e dolce che parla di maternità, paternità, genitorialità e amore. Per me, in questo momento della mia vita, è una fiaba per tutti dai 3 ai 150 anni. Una fiaba allegorica che racconta, descrive nei minimi dettagli mettendo in risalto l'amore ma senza nascondere emozioni più cupe quali l'odio, la paura, la vendetta. Una fiaba che evidenzia l'amore di una madre e di un padre per il proprio figlio, fosse anche adottato.
Io sono madre, ho un figlio di 3 anni che ha delle difficoltà da superare da quando ha 20 giorni e sono fiera quando vede che conduce una vita normale, che si sente forte e allegro, che è felice di andare a scuola e non ha paura delle sfide lanciate dai compagni. Una figlia di 5 anni che oltre al trambusto dell'arrivo di un fratello si è ritrovata una madre preoccupata e stanca, un fratello da accudire in modo speciale, una scuola abbastanza dura da affrontare, amicizie e parenti che si sono allontanati e sono fiera quando la vedo ridere nonostante tutto, mi si scarica il cervello quando la vedo piangere per stupidaggini. Due figli che mettono a dura prova la mia resistenza fisica, che mi chiedono di stare sveglia quando mi si chiudono le palpebre, che mi chiedono di rinunciare ad altro per stare con loro, per aiutarli, per sostenerli ... una testa stanca la mia ma sempre guardinga, soprattutto contro donnole affamate e arriviste che non sanno più amare e scopriranno tardi cosa vuol dire amare i propri figli.
La realtà è che i figli crescono presto e il tempo non si ferma mai, loro presto voleranno via e a quel punto mancano a ogni genitore, che sia per amore o che sia per egoismo (sono forse sinonimi?), mancheranno a ogni genitore e per quanto dura è la lotta per la crescita del proprio figlio, per quanto dolorosi i momenti di ribellione e l'allontanamento ... è un'esperienza che in qualche modo da senso alla tua vita.

Vi lascio qualche battuta per farvi capire cosa intendo.
Leggendo assaggiate la scorrevolezza della lingua e del testo.
Una traduzione davvero degna di nota, vorrei anche io essere così brava.
Non ti accorgi che la fiaba è originariamente scritta in una lingua e all'interno di una cultura, molto lontane da noi:
[...]
"Dormi bene," gli sussurrò Gemma quando lo vide accoccolarsi.
La neve si accumulò e ostruì per l'ennesima volta l'ingresso della tana, che si scaldò in fretta. Colloverde si mise a ronfare, ma Gemma non riusciva a dormire: era giunto il momento di liberarlo dalla corda. Per tutta la notte beccò e ribeccò, finché al mattino si ritrovò stordita, con il becco così dolorante che non riusciva nemmeno ad aprirlo. Ma la corda era sfilacciata: poteva rompersi facilmente. Quando Colloverde si svegliò, gli si riempirono gli occhi di lacrime alla vista della corda logora. Ne prese un capo col becco, Gemma prese l'altro. Tirarono tutti e due, e quella finalmente si spezzò.  [...] Esausta e dolorante, Gemma si rannicchiò.
[...]

3 febbraio 2015
È arrivato il libro dalla Bompiani. Appena finisco di leggerlo vi dico cosa ha lasciato nel mio cuore, nella mia mente, nel mio stomaco. Grazie Bompiani.

28 gennaio 2015
È la prima volta che mi capita. Sono arrivata a pagina 112 del libro e si interrompe nel bel mezzo di una frase per ricominciare dal primo capitolo. L'ho letto e riletto cercando di capire se magari non sono in grado di capire il senso della storia ma proprio non ci azzecca nulla.
In ogni caso ho scritto alla Bompiani, ci sarà stato un errore di impaginazione e sono sicura risolveranno la questione senza lasciarmi priva di un finale tanto emozionante.
intanto vi lascio un pezzetto del libro. Un pezzetto che fa ben vedere quanto i genitori amano, quale è il prezzo da pagare per allevare un figlio, e fa anche vedere quanto è difficile capirsi ma ... a leggerlo tutto ... ci si accorge che ci si ama lo stesso, basta avere fiducia
Una notte Ramingo si agitò per tutto il tempo. Non chiuse occhio. Correva in giro come se lo stessero inseguendo. Era più chiassoso che mai. Gemma, tenuta sveglia dal baccano, decise di scambiare due parole con lui. Ramingo era un caro amico, ma stava proprio esagerando. Soltanto al mattino, quando il germano andò al laghetto Gemma riuscì ad addormentarsi. E poco dopo lui le portò un pesce. Gemma aprì a fatica gli occhi gonfi di sonno e scrollò la testa. "Ti prego, basta. Vorrei che non facessi tutto quel rumore di notte."
Aspettiamo di sapere cosa ci dice Bompiani per il libro tramortito.

notare la foto a specchio
Bompiani mi ha detto che mi manderà il nuovo libro ... spetto fiduciosa, in fondo è sempre stata una casa editrice seria.

24 gennaio 2015
Perché io vivo nella stia e quella gallina è lì fuori sull'aia? Non sapeva che il gallo e la gallina erano polli coreani di allevamento biologico. E non sapeva nemmeno che l'uovo che deponeva lei non si sarebbe mai schiuso, per quanto a lungo lei potesse covarlo. Se l'avesse saputo, forse non avrebbe neppure cominciato a sognare di vederne dischiudere uno.
Hai capito queste galline che riflessioni importanti? Un po' come gli umani: uno ha la sua vita, a volte si ritira e dalla finestra in segreto spia il mondo e vede che c'è altro e lo vuole. Come il desiderio di altro si insinua nel cuore allora ... bisogni primordiali tornano a galla. Passeggiare accanto al gallo e covare il proprio uovo! E poi si diventa invidiosi, di cosa? di una pollastra da allevamento biologico .... a saperlo, ma si diventa invidiosi e l'invidia cresce, cresce, cresce ... e poi, ci si dimentica e si rimane con questo enorme, frustrante senso di invidia.
Ma l'invidia viene presto sostituita dallo stordimento, dalla confusione, dalla paura ... azioni veloci e semplici a raccontarci di questa gallina che sognava solo di poter covare il suo uovo, veder nascere il suo pulcino e poterlo amare, almeno una volta nella vita.
Cosa sono questi bisogni primordiali che vengono fuori? Questi desideri quasi naturali di ... vivere liberi! Che vuol dire vivere liberi? Avere ciò che non si ha? O desiderare di covare il proprio uovo e poterlo amare? Vediamo se Gemma ci aiuterà a comprendere cosa vuol dire vivere liberi ... Io intanto finalmente oggi mi sono seduta fronte mare e sole a leggere, beata, entrando nel mondo di Gemma e per fortuna non ho fatto l'uovo!
Chissà se qualcuno si sta chiedendo a quale autore/autrice può venire in mente di raccontare della libertà attraverso la storia di una gallina?



20 gennaio 2015
Ciao a tutti e scusate la lunga assenza causata da una febbre familiare collettiva prolungata, torno leggendo un libro nuovo rispetto al Canto di Natale di Dickens. Un libro che parla della storia di una gallina.
Una gallina prigioniera di una stia e tormentata da un sogno impossibile: poter covare un uovo e vederlo dischiudere. Eccola qua, intanto vi presento Gemma e mi chiedo quanti di voi abbiano già letto questo libro ... curioso vero?