RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.
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sabato 8 marzo 2014

Enneatipo 3 - il vanitoso Donne innamorate di D.H.Lawrence

Ho tardato molto a scrivere il terzo post sui nove enneatipi perché è un tipetto che mi fa venire rabbia. In realtà un tipetto simpatico, non posso nemmeno dire mi abbia fatto qualcosa ma quando sto con persone di quetsto enneatipo regolarmente dopo un po' sono arrabbiata. Sicuramente e un problema mio e non loro ma di fatto ho dovuto lavorare tanto (e ve lo dico ho concluso molto poco) per poter scrivere un post su questo tipetto di tutto rispetto.
Si parla di vanità e dal mio punto di vista ne viene fuori quanto segue (non dimenticate che è il mio punto di vista e non un trattato scientifico e sono anche un po' avversa).
La vanità può essere interpretata (o vissuta - perché noi interpretiamo in base a come viviamo) in due modi: 1) la passione per l'immagine di sé; 2) la passione nel vedere l'immagine di sé riflessa costantemente negli occhi degli altri. In generale possiamo considerare la vanità come il desiderio di apparire.  Il vanitoso non vive una dimensione temporale presente in cui si gode e si gusta l'esperienza ma vive perennemente in una dimensione temporale proiettata verso il futuro: fantasticando il momento del piacere della futura esperienza (che naturalmente non arriva mai). Infatti si può parlare di un pre-gustare più che di un gustare. Vivendo in una dimensione temporale inesistente (quella futura) è possibile considerarla una vita inconsistente (di cose che verranno nel futuro) mi domando io. In realtà non me lo domando, è ciò che penso. Oserei affermare che questa caratteristica denota un certo narcisismo (ma in fondo, nel bene e nel male, siamo tutti un po' narcisisti). Il vanitoso mente spesso su se stesso, o meglio, sulla sua immagine per accrescerne il valore. Mente senza consapevolezza perché in effetti si identifica con ciò che racconta, discostandosi dal sé reale. Questa mancanza di chiarezza sul sé reale lo fa fermare ad un senso del sé molto superficiale. Normalmente si identifica nel suo ruolo professionale e/o sociale. Nel percorrere la sua strada, sceglie il percorso che esalta se stesso e non il prossimo, tutto senza consapevolezza. Ma chi può avere queste caratteristiche? Direi nessuno. Certamente se io fossi così avrei due possibilità: 1) sono così ma non me ne rendo conto, sono inconsapevole e quindi non mi riconosco in questa modalità. 2) Sono io mi riconosco, mi succede spesso, mi comporto proprio così ma ... un momento ... se sono consapevole non posso essere io! Dunque non è nessuno. Che tristezza. Eppure sono persone così allegre, così compagnone, fanno bene alla comunità alzano il morale e anche l'autostima. Diciamo che hanno solo il difetto di mentire in continuazione ma attenzione a non giudicare troppo in fretta (a me fanno venire rabbia ma più per invidia che per giudizio!!). In fondo ciascuno di noi pecca in cuor suo di vanagloria e non dimentichiamo che tutto quello che facciamo per non essere vanitosi: è fonte di vanagloria, o no? Il nostro vanitoso in fondo mente a se stesso prima che agli altri cercando di apparire di più della schifezza che si sente. Poi si identifica in questo apparire di più e va avanti, perché si può andare avanti all'infinito. È come essere un tacchino e vivere nella città dei pavoni (questa frase l'ho rubata da uno dei libri che studio dell'enneagramma, è troppo bella). Devi fare una gran fatica per essere accettato da loro, questi pavoni belli, orgogliosi, pieni di piume ... certo se togli loro le piume della coda sono tacchini ma vallo a dire al tacchino! Un tacchino si sa è brutto e basta. Impara presto che il mondo è difficile: bisogna apparire molto, bisogna competere e bisogna vincere ad ogni costo. Non c'è tempo da perdere con la relazione umana e le emozioni! In compenso sa essere un abile motivatore, venditore e organizzatore (ti sembra niente?). Capita a volte, che alcune persone coinvolte nei progetti da un tipo tre, si sentano sfruttate. In realtà il tipo tre percepisce questo coinvolgimento come un legame di fiducia e stima. Se queste persone che si dissociano sono a lui care; lui si distacca emotivamente dal legame, altrimenti dal suo dolore nasce una rabbia troppo forte per essere contenuta. Risulta essere un carattere abbastanza numeroso nella nostra società. La preoccupazione più grande rispetto a un carattere di questo tipo, nasce da quei rari momenti in cui la persona si rende conto della sua superficialità nella relazione, nell'esistenza e cade nel baratro dell'inutilità, del vuoto emotivo ... ma non mi voglio addentrare in questo aspetto troppo profondo, meglio rimanere in superficie.
La maggior parte di questi tipi si ritrovano in qualche modo a ricoprire ruoli di estrema visibilità: attori, politici, imperatori, first ladies. Sono persone, o personaggi, che hanno una visione narcisistica dell'arte. Che vuol dire? Ci ho messo un po' a capirlo (e non sono sicura di averlo ancora compreso), sono persone che in realtà non sono appassionate di arte e non si emozionano con l'arte ma piuttosto sono vedono l'arte come un mezzo per emergere, per farsi notare, per fare carriera. La mia fatica con questo carattere ha fatto si che io non trovassi subito un personaggio che lo rispecchia ma mi ha portato a riguardare Donne innamorate di D. H. Lawrence nella traduzione di Adriana dell'Orto (l'ho letto e studiato nel 1993, lontanissimo 1993, che ricordi sereni!). Non so bene se sia il libro giusto ma essendo mie riflessioni posso sbagliare e chiunque può correggerle. Nella magnifica opera di Lawrence (opera che racconta umanamente l'umanità attraverso i suoi personaggi principali. Riesci quasi a sentire le loro voci o a respirare il loro odore e se non puoi sentirli puoi sicuramente immaginarli per quanto ti ci porta dentro). Che corrisponda o no, il brano che vi riporto è quello che a mio avviso descrive meglio l'enneatipo vanitoso e se qualcuno non è d'accordo farà bene a farmelo notare.

[cito da Donne Innamorate]


<<Quante buone cose da mangiare!>> esclamò Ursula. <<Mettici tu lo zucchero>> disse lui. Le porse la tazza. Tutte le sue stoviglie erano così eleganti, tazze e piattini di una tale grazie, con la patina di lustro color malva a disegni verdi, e armoniose ciotole e vassoietti di vetro, e cucchiaini antichi, su una tavola arabescata di grigio perla e nero e viola. Era tutto sontuoso e bellissimo. Ma Ursula vi scorse la mano di Hermione. 
<< Tutte le tue cose sono così belle!>> disse, quasi con rabbia. 
<<Mi piacciono. Mi dà un vero piacere usare oggetti che siano attraenti di per sé: oggetti piacevoli. E la signora Daykin è così buona. Per riguardo verso di me, pensa che tutto sia meraviglioso.>>
<<In effetti,>> disse Ursula <<le padrone di casa sono meglio delle mogli, di questi tempi. Sicuramente si prendono a cuore le cose molto di più. In questa casa, tutto è molto più bello e organizzato che se fossi sposato.>>
<<Però pensa al vuoto interiore>> rise lui.
<<No>> disse Ursula. <<Sono gelosa all'idea che gli uomini abbiano padrone di casa talmente perfette e abitazioni così belle. Non hanno più nulla da desiderare.>>
<<Per quanto riguarda il governo della casa, speriamo di no. È disgustoso che la gente si sposi per avere una casa.>>
<<Comunque sia,>> fece Ursula <<un uomo ha ben poco bisogno di una donna oggi come oggi, no?>>
<<Per quanto riguarda le cose esteriori, forse, se si esclude il fatto di dividere il suo letto e mettere al mondo i suoi figli. Ma sostanzialmente, esiste tutt'ora lo stesso bisogno di sempre. Solo che nessuno si prende la briga di badare alla sostanza.>>
Non sono sicura di aver reso l'idea con questa citazione e dunque provo con altre poche righe esplicative che si trovano quasi a fine testo.

[Citazione]

 Gli sembrava che Gudrun fosse in grado di bastare a se stessa, conchiusa e completa, come un oggetto racchiuso in una teca. Nella calma, statica ragione dell'anima sua, Gerald lo riconosceva e ammetteva che era suo diritto rinchiudersi su se stessa, in sé compiuta, senza desiderio. Se ne rendeva conto, lo ammetteva, e da parte sua sarebbe bastato solo un ultimo sforzo per attingere alla stessa computezza. Sapeva che gli sarebbe bastato un solo spasmo della volontà per riuscire a ripiegarsi a sua volta su se stesso, a chiudersi su se stesso come una pietra si fissa su se stessa ed è impervia, compiuta in sé, un oggetto isolato.
Mi sono venuti in mente Dorian Gray di Oscar Wilde o la Beatrice di Dante Alighieri ma non sono così preparata da parlare di tutti loro e sono sicura inoltre che ne troverò mille altri così

martedì 8 ottobre 2013

Enneatipo n.2 - il Superbo (George Bernard Shaw, "Don Juan in Hell" in "Man and Superman" III act)

Eccoci di nuovo qui, dopo il perfezionista abbiamo il superbo: dalla padella alla brace direi, ma piano piano vedremo che sono tutti pessimi, sono tutti umani e tanto vale accettarli tutti così come sono. Allora, parliamo di superbia ... Cito da wikipedia, che molti odiano ma io la trovo geniale (La superbia da wikipedia):
Per superbia si intende la volontà di conquistare per se stessi, con ogni mezzo, una posizione di privilegio sempre maggiore rispetto agli altri. Essi devono riconoscere e dimostrare di accettare la loro inferiorità correlata alla superiorità indiscutibile e schiacciante del superbo.
Vi vedo già, alcuni miei amici (poco avvezzi alle tempeste ormonali e ai suoi effetti) subito a ridere e a dire "eccola sei tu, finalmente ti specchi" ma vi accorgerete che IO so fare di meglio, la mia superbia va oltre la superbia ma lo vedrete man mano che parlerò di altri personaggi, per il momento sono sicura che molti mi classificheranno qui. L'enneagramma è bello per questo, ci si diverte a sperimentare vari personaggi per vedere in quale ci sentiamo più a nostro agio e il brutto è che sono tutti pessimi questi caratteracci. Analizzando i nove personaggi, almeno tre volte ci troveremo a dire "questo sono io" ma c'è un perché a questo pensiero che va cercato nelle relazioni tra i diversi enneatipi e noi stessi. Per questo penso che enneagramma e teatro siano un binomio vincente. Comunque, dicevo: la superbia! Uno dei peggiori vizi capitali del cristianesimo. Mi soffermo un momento su quanto ho scritto, colgo la frase (attimo) per spiegare come l'enneagramma definisce i suoi caratteri dei vizi, ognuno di noi comprende praticamente tutti questi vizi (e ognuno di noi si sente superiore, solo quando abbiamo qualche dubbio su un carattere allora dobbiamo chiederci se per caso, per sventura o per fortuna, questo carattere ci riguarda). Ce n'è sempre uno che emerge, che chiamiamo passione, proprio dalla "passione di Cristo", perché la passione è ciò che  nella vita costantemente ti guida nelle tue scelte, nelle virate, nei pensieri, nel gusto, come ha guidato Cristo nella sua esistenza. Riconoscerci in uno di questi enneatipi ci aiuta, o ci diverte, a fare una vita più consapevole. Serve? No! Aiuta? A volte. Torniamo alla superbia, ho letto che Dante sceglie di mettere i superbi nel girone dell'inferno più lontano dal purgatorio, per rendere la loro risalita verso il paradiso più dura. Chaucer, nei Canterbury Tales fa descrivere dal parroco i superbi come dei disobbedienti, vanitosi, ipocriti, disprezzanti, impudenti, arroganti, duri di cuore, esaltati, impazienti, litigiosi, irriverenti. Terribili aggettivi per i superbi. Ma chi è un superbo nell'enneagramma? Vediamo che ci dicono i sufi. Un isterico (avete ragione potrei essere io!!), un falso generoso che assume l'atteggiamento di una persona erotica per procacciarsi piacere ma che in realtà vuole soddisfare un implacabile desiderio di amore. Volendo usare un'immagine, il superbo nell'enneagramma ha la passione per la sua espansione, ha bisogno di dare un'immagine di sé quadrupla (di questi tempi, in questo mondo fatto di apparenze, è un ben essere così. Con un buon corso di marketing si riesce anche a fare grandi cose). Proviamo ad immaginare una persona che si adula e che, per estensione di se stesso, adula anche chi ha intorno. Complicato? (ecco ora non mi riconoscete più vero?). Un personaggio che adula se stesso e chi gli sta intorno, sempre che questi gratifichino il suo orgoglio. Disprezza tutti gli altri con arroganza. (Non giudichiamo subito il prossimo, attenzione che è proprio qui il trucco, se stai pensando "Lo sapevo che eri uno spocchioso superbo arrogante orgoglioso, avevo ragione" ... vi state comportando esattamente da due). Questo carattere, come alcuni altri, ha una percezione di sé data da ciò che lui stesso percepisce di sé, senza tener conto di ciò che gli altri percepiscono di lui. Psicologicamente parlando possiamo dire che prevale il sé immaginario.  Ma quello del due è un innamoramento di se stesso ingenuo: innamorato della sua immagine, il povero illuso ingenuamente rimuove la sua vera immagine e tutto ciò che prova a ripristinarla, diversamente soffrirebbe troppo. In breve questo personaggio è un io un po' più io degli altri, direi un IO. Una personalità che forse ha bisogno di una guida, di un superiore, di qualcuno a cui ispirarsi, di qualcuno di importante che lo segua nelle sue cose ... ciò che forse gli è mancato è proprio questo e, non trovandolo fuori, lo ha cercato in se stesso. Diciamo che è qualcuno che non è mai stato esaltato e/o amato da una figura importante come quella di un genitore o similare e quindi ha imparato a farlo da solo. Una personalità fortemente emotiva, lontana dal pensiero razionale, per questo ribelle a chi voglia limitare la sua espansione emotiva e visto che l'arte esprime emotività ... artisti. Lo volete odiare per questo? Spero di no, sono persone che sviluppano di solito un forte senso artistico e sono molto attive, ne abbiamo bisogno. Sono persone che vedono l'innocenza dei bambini e la loro necessità di aiuto e per questo li ama in modo sviscerale. Cosa pensereste se vi dicessi che Madre Teresa di Calcutta è un enneatipo 2 (ma questa è la mia idea e chiedo scusa a chi se ne offende), Cleopatra è il personaggio storico e letterario più famoso che meglio simboleggia questo enneatipo. Un carattere che ha bisogno di conquistare tutto, anche da un punto di vista sessuale. Probabilmente per questo personaggio sesso e amore non si incontrano mai. Un personaggio a me molto caro (ahimé, tutto gioca a mio sfavore!) e che io credo rappresenti altrettanto bene questo carattere è Don Giovanni (Don Juan Tenorio, nato dalla penna di Tirso de Molina e mai più morto). Non credo di essere brava a raccontarvi quanto questo personaggio in realtà abbia bisogno di amore, di riconoscimento, di conquistare. Ma c'è qualcuno che sicuramente ve lo sa raccontare benissimo. Ascoltate Alessandro Baricco legge Don Giovanni, adoro Alessandro Baricco e spero tornare presto a teatro ad ascoltare le sue letture, lui non lo sa e nn credo lo saprà mai ma ha cambiato tanto della mia vita con le sue letture e lezioni, più che con i suoi libri.
Il motivo per cui Don Juan Tenorio mi sta particolarmente a cuore è che lui è stato oggetto della mia tesi di laurea, il personaggio di incontro tra George Bernard Shaw (in "Man and Superman, III atto) e il "Superuomo" Nietzscheano. Talmente forte è stato per me questo incontro che per elaborarlo, ho avuto bisogno di metterlo in scena. Io a teatro, in scena, ahimé, sono una capra, giuro! Una vera capra ma grazie a Francesca, Elisa, Andreo, Fabrizio, Anna, Stefano, Andrea e Stefania del teatro Fara Numé di Ostia, Nicola, mia madre per aver cucito dei costumi stupendi, mio padre e tutti gli amici venuti a vederci, ho realizzato questo sogno. In scena ho capito, ho sentito tutta la noia della frivolezza e il desiderio semplice, puro e unico di Don Juan, niente più. Don Juan Tenorio, un uomo che non si cura di nessuno, che deve conquistare tutte le donne (soprattutto se vergini) e che passa sopra ogni cosa. Bell'uomo, grande amante, superbo spadaccino, lui non ha padroni e non dona il suo cuore ad altri che a se stesso. Don Juan in hell (da Man and Superman) raccontato da George Bernard Shaw, uno scrittore, drammaturgo, linguista e critico musicale irlandese e impertinente (impertinente, mi permetto di dire, perché era solito polemizzare contro il teatro convenzionale inglese e, in tempi di magra per gli USA, lui ammirava apertamente l'URSS e appoggiava Stalin). George Bernard Shaw ha anche avuto un importante ruolo politico, era membro Della Fabian Society (a proposito: sapete che esiste ancora?) e utilizzò l'arte drammatica per fare propaganda alla realtà sociale, per analizzare le problematiche sociali e per consapevolizzare, attraverso gli spettacoli, la comunità stessa. Tanto ha scritto, tanto ha detto, tanto ha lottato per il sociale con le sue opere che nel 1925 si è meritato il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1903 scrive Man and Superman all'interno del quale (III atto) troviamo la figura di Don Juan in Hell. In questo capitolo i personaggi dell'opera lasciano le coordinate terrestri per entrare in una dimensione irreale, quella degli inferi. In questo viaggio senza terra e senza tempo, George Bernard Shaw, attraverso Don Juan, ci racconta la falsità e la bigottagine degli uomini nel loro credere l'inferno e il paradiso come due luoghi distinti tra buoni e cattivi pretendendo loro di sapere chi sono i buoni e chi i cattivi. Naturalmente noi immaginiamo Don Juan come uno cattivo e invece è qui che vediamo tutta la sua superbia. Lui sa, a differenza degli altri, lui sa. Tutti coloro che non sono come lui sono civettuoli, bigotti, vivono nella menzogna, sono frivoli e quasi inutili e degni di stare all'inferno, mentre lui ... lui sa, ed è degno del paradiso. Il paradiso non è il posto dove vanno i buoni secondo la convenzionale conoscenza terrestre (che brutta cosa!!), in Paradiso ci vanno coloro che sanno e che cercano la verità. Naturalmente quando dice la verità, si riferisce alla vera natura dell'uomo. Don Juan dice delle cose spaventose. Spiega come di fronte alla morte di una persona molto cara, benché tu soffra, sicuramente provi un sentimento di liberazione. Doña Ana si spaventa nel sentire queste parole. Cosa vuol dire? Si riferisce alla nostra falsità, all'immagine che gli altri hanno di noi e che noi convenzionalmente ripresentiamo con rispetto dovuto ma che ci porta lontani da noi stessi e più una persona ti è vicina, più tu sei convenzionalmente legato a qualche personaggio che devi rispettare. Più una persona che muore ti è vicina, più con lei muore una parte di te, di quel personaggio che nel legame con questa persona si è venuto a creare e tu sei un pezzettino più libero. Quasi quasi ricorda La Recherche, di Proust, dove dice che per comprendere qualcosa appieno bisogna essere soli e non perdere tempo con gli amici (solo Proust si può permettere di buttare giù il pilastro dell'amicizia), per comprendere una verità bisogna comprendere appieno se stessi, se stessi nel profondo e non in superficie ma finché si sta con gli amici, si sta in superficie. George Bernard Shaw e Proust sono molto bravi a scrivere, descrivono molto bene queste cose che sembrano degli assiomi ma ci si deve sempre domandare: sarà vero? Per alcuni sì, per alcuni no, altri sono incerti. Voglio riportare alcune parole di Don Juan sperando che diano un'idea del tipo di personaggio al quale mi riferisco, se così non fosse è comunque un bellissimo libro da leggere, anche senza le mie riflessioni.
[citazione da Man and Superman, Act III, Penguin Plays, Geroge Bernard Shaw]
[...] Don Juan: No; but there is justice in Hell: Heaven is far above such idle human personalities. You will be welcome in Hell, Señora. Hell is the home of honor, duty, justice, and the rest of the seven deadly virtues. All the wickedness on earth is done in their name: where else but in Hell should they have their reward? Have I not told you that the truly damned are those who are happy in Hell? / The Old Woman: And are you happy here? / Don Juan:  (springing to his feet): No; and that is the enigma on which I ponder in darkness. Why am I here? I, who repudiated all duty, trampled honor underfoot, and laughet at justice! [...] (Don Juan ha riconosciuto Ana e viceversa)  Don Juan: My dear Ana, you are silly. Do you suppose Heaven is like earth, where people persuade themselves that what is done can be undone by repentance; that what is spoken can be unspoken by with drawing it; that what is true can be annihilated by a general agreement to give it the lie? No: Heaven is the home of the masters of reality: That is why I am going Thither. / Ana: Thank you: I am going to Heaven for happiness. I have had quite enough of reality on earth. / Don Juan: Then you must stay here; for Hell is the home of the unreal and of the seekers for happiness. It is the only refuge from Heaven, which is, as I tell you, the home of the masters of reality, and from earth, which is the home of the slaves of reality. The earth is a nursery in which men and women play at being heroes and heroines, saints and sinners; but they are dragged down from their fool's paradise by their bodies: hunger and cold and thirst, age and decay and disease, death above all, make them slaves of reality: thrice a day meals must be eaten and digested: thrice a century a new generation must be engendered: ages of faith, of romance, and of science are all driven at last to have but one prayer. 'Make me a healthy animal.' But here you escape your tyranny of the flesh; for here you are not an animal at all: you are a ghost, an appearance, an illusion, a convention, deathless, ageless: in a word, bodyless. There are no social questions here, no political questions, no religious questions, best of all, perhaps, no sanitary questions. Here you call your appearance beauty, your emotions love, your sentiments heroism, your aspiration virtues, just as you did on earth; but here there are no hard fact to contradict you, no ironic contrast of your needs with your pretentions, no human comedy,nothing but a perpetual romance, a universal melodrama. As our German friend put it in his poem, 'the poetically nonsensical here is good sense; and the Eternal Feminine draws us ever upward and on' - without us getting a step farther. And yet you want to leave this paradise! / Ana: But, if Hell be so beautiful as this, how glorious must Heaven be! // [...] // Don Juan: In Heaven, as I picture it, dear lady, you live and work instead of playing and pretending. You face things as they are; you escape nothing but glamor, and your steadfastness and your peril and your glory. If the play still goes on here and on earth, and all the world is a stage, Heaven is at least behind the scenes. But Heaven cannot be described by metaphor. Thither I shall go presently, because there I hope to escape at last from lies and from the tedious, vulgar pursuit of happiness, to spend my eons in contemplation - //
[Traduzione mia]
Don Giovanni: No, ma non c'è giustizia qui, all'Inferno: Il Paradiso è al di sopra di simili, inutili, personalizzazioni umane. Sarete ben accolta all'Inferno, Signora. L'Inferno è la casa dell'onore, del dovere, della giustizia e di tutte le sette virtù mortali. Ogni malvagità sulla terra è compiuta in nome loro: in quale altro posto, se non all'Infermo, potrebbero ricevere la loro glorificazione? Non vi ho detto che i veri dannati sono felici all'Inferno? / La Vecchia Signora: E voi, sei felice qui? / Don Juan (Balzando in piedi): No, ed è questo l'enigma sul quale rifletto nelle tenebre. Perché sono qui? Io, che ho ripudiato ogni dovere, che ho calpestato l'onore, e ho riso in faccia alla giustizia! [...] (Don Juan ha riconosciuto Donna Anna e viceversa) Don Juan: Mia cara Anna, siete una sciocca. Davvero pensate che il Paradiso sia come la terra, dove le persone pensano di poter cancellare ciò che hanno fatto con il pentimento; dove credono di poter tacere ciò che è descritto dai disegni, dove ritengono di poter annientare il vero condividendo una convenzione menzognera? No: Il Paradiso è la casa degli adepti della realtà. Ecco perché vado là. / Ana: Grazie: io mi dirigo in Paradiso per la felicità. Ne ho avuto abbastanza sulla terra della realtà. / Don Juan: Dunque dovreste rimanere qui, l'inferno è la casa dell'irreale e di coloro che cercano la felicità. Questo è l'unico rifugio dalla realtà che, come ho detto, ha la sua dimora in Paradiso, e dai sudditi della realtà che hanno la loro dimora sulla terra. La terra è un asilo nido dove uomini e donne giocano a eroi ed eroine, santi e peccatori, i loro corpi li trascinano giù dal loro folle paradiso: fame e freddo e sete, età e decadenza e malattia, la morte prima di tutti, li rendono schiavi della realtà: bisogna mangiare e digerire tre pasti al giorno. Tre volte al secolo una nuova generazione deve vedere la luce: anni di fede, di romanticismo e di scienza, tutti guidati dal desiderio di un'unica preghiera finale: 'Fai di me un animale sano'. Ma qui sfuggite alla tirannia della vostra carne, perché qui non siete affatto un animale: siete un fantasma, un'apparenza, un'illusione, una convenzione, senza morte, senza età. In poche parole: senza corpo. Non esistono problemi sociali qui, né questioni politiche, nessun dubbio religioso e, forse la miglior cosa, nessuna disfunzione sanitaria. Qui chiamate il vostro apparire: bellezza; le vostre emozioni: amore; i vostri sentimenti: eroismo; le vostre virtù: aspirazione, proprio come sulla terra, ma qui non ci sono pensieri difficili a contraddirvi, nessuna ironia pretenderà di contrastare le vostre pretese, nessuna commedia umana: solo una storia d'amore perpetuo, un melodramma universale. Come il nostro amico tedesco mise nel suo poema, 'Il buon senso qui, è il non-senso poetico, e la Eterna Femminilità ci attira sempre più in alto, e oltre' - senza fare un minimo sforzo. Davvero volete lasciare questo Paradiso! / Ana: Ma, se l'inferno è davvero bello come dite? Quanto è glorioso il Paradiso! // [...] // Don Juan: In Paradiso, per come la vedo io, cara Signora, si vive e si lavora invece di giocare e di fingere. Si affrontano le cose così come sono, non si fugge da nulla eccetto che dal fascino, dalla propria tenacia, dal pericolo e dalla gloria. Se la finzione va avanti qui come sulla terra, il mondo è un palcoscenico e il Paradiso è il dietro le quinte. Ma il Paradiso non può essere descritto con una metafora. Oggi stesso vi andrò, perché spero di poter fuggire, almeno là, dalle menzogne e dal tedio, dalla volgare ricerca della felicità, per trascorrere la mia eternità in contemplazione - //
Quante cose mi tornano alla mente leggendo queste poche righe, quante volte o letto e riletto questo libro. In questo terzo atto, e in particolare in queste parole, ritrovo sempre l'inconsistenza del tempo. Il tempo, in realtà, è semplicemente il nostro movimento nello spazio del quale l'orologio è solo un punto di riferimento. E' stato descritto come lineare, come circolare, come eterno, come sfuggevole eppure: tutta la nostra vita ruota intorno al tempo! Corriamo, aspettiamo, arriviamo troppo presto o troppo tardi. Solo quando il tempo non scorre più e diventa eterno e uguale a se stesso, ci accorgiamo di tante cose. Il tempo smette di scorrere nella vita di una persona pochi istanti prima di morire, dandogli il tempo di rivivere, in un attimo, tutta la sua esistenza e possibilmente dargli un senso, possibilmente! Poi si muore e ci si deve abituare alla morte. Così succede a Doña Ana quando arriva all'inferno e incontra, ignara, Don Juan, ignaro, anche lui. In questo atteggiamento di superiorità Don Juan, ci mostra il disprezzo per tutto ciò che non è come lui, anche per l'amore. Il disprezzo per coloro che amano in modo diversa da lui. L'uomo che ha passato una vita a farsi amare dalle donne: le disprezza! Disprezza il loro amore. Forse non lo disprezza ma sa che ciò che lui cerca è talmente superiore, che nessuna glielo può dare. Disprezza l'amore perché non lo riesce a sentire? mi domando io! È difficile sentire amore (da dare o da ricevere) se non lo si conosce. Ma nessuno può vivere, né sopravvivere, se non è amato, a meno che non incentra la sua vita nella sua più accanita ricerca. Don Juan trova forse l'amore in quell'attimo in cui bacia Doña Ana, ma è un attimo. Un momento breve breve, in cui qualcosa di molto forte si sente, il tempo si ferma solo per loro due, ma dura poco, Doña Ana, come da credenze convenzionali, come da copione, subito si riprende e si comporta come convenzionalmente ci si deve comportare: urla, scappa, lo offende anche se ha sentito amore in quel bacio. Lui di nuovo soffre, perché l'amore fugge, non vince e scappa. Doña Ana, pur essendosi comportata come ci si deve, non dimentica, e rimane turbata tutta una vita: "Ma mi amavate veramente?". Un cedimento furtivo e troppo lontano oramai da Don Juan. Mi permetto di dire, ma giuro è solo un mio pensiero che non vuole essere né offensivo né altro, a questo genere di carattere apparteneva Michelangelo che in quattro anni ha dipinto la Cappella Sistina da solo e poi il Giudizio Universale. Michelangelo lavorava da solo, per se stesso, non tollerava critiche e tantomeno consigli, lui era al di sopra di tutto e di tutti, tanto da mettere il suo autoritratto nel Giudizio Universale (lo trovate nella pelle squoiata di San Sebastiano che tiene in mano San PIetro nell'atto di restituire le chiavi della Chiesa a Cristo). A Michelangelo né il Papa né i cardinali lo convinsero a coprire tutti quei nudi dipinti nella cappella Sistina, la Cappella che ricorda quella scomparsa di Gerusalemme, la Cappella dove si elegge il Papa, dove si riuniscono i cardinali più importanti dell'impero, ma che importa, Michelangelo rispondeva: "Ma quando si va lassù, non ci si va mica in giacca e cravatta, ci si va nudi e nella migliore forma fisica" e questa risposta mi ricorda molto il Don Juan di cui ho appena detto. E un momento prima di pubblicare questa pagina mi domando "chi sono io per scrivere queste righe che parlano di amore e di tempo, di Don Juan Tenorio e addirittura di Michelangelo e del Giudizio Universale, tutte cose in stretta connessione con la trascendenza artistica della vita, tutte cose importanti?". Non sono nessuno e queste sono solo le mie riflessioni. Probabilmente non è vero niente però ... che bello leggere!

Due chiacchiere con Izio

Rabbia e orgoglio di Oriana Fallaci

Fabrizio Sartini oggi si è svegliato così, pensando al rispetto, a Oriana Fallaci e ce lo ha voluto dire su Facebook.
Io gli ho chiesto di dirlo anche qui. Grazie Fabrizio e poi ... un assaggio dal vivo di chi è veramente Fabrizio Sartini:
Integrazione è una parola importante......Integrazione:
Inserzione, incorporazione, assimilazione di un individuo, di una categoria, di un gruppo etnico in un ambiente sociale, in un’organizzazione, in una comunità etnica, in una società costituita
ma anche:
Con valore reciproco, l’integrarsi a vicenda, unione, fusione di più elementi o soggetti che si completano l’un l’altro, spesso attraverso il coordinamento dei loro mezzi, delle loro risorse, delle loro capacità
ed in senso generico:
Il fatto di integrare, di rendere intero, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo, aggiungendo quanto è necessario o supplendo al difetto con mezzi opportuni
Senza voler fare retorica e definendo sacrosanto il diritto di TUTTI gli uomini popolo dello stesso Mondo credo sia altrettanto sacrosanto mettere da parte ogni ipocrisia ed urlare a gran voce che NON SIAMO TUTTI UGUALI......NON TUTTI VOGLIONO/MERITANO L'INTEGRAZIONE
e poi "Forse non tutti sanno che...." esiste il
Fondo Europeo per l'Integrazione dei cittadini di Paesi terzi
Con decisione del Consiglio dell’Unione Europea n. 2007/435/CE, in data 25 giugno 2007, è stato istituito il Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi per il periodo 2007-2013 nell’ambito del programma generale ‘Solidarietà e gestione dei flussi migratori’.
Il Fondo ha lo scopo di aiutare gli Stati membri dell’Unione europea a migliorare la propria capacità di elaborare, attuare, monitorare e valutare tutte le strategie di integrazione, le politiche e le misure nei confronti dei cittadini di Paesi terzi, lo scambio di informazioni e buone prassi e la cooperazione per permettere ai cittadini di Paesi terzi, che giungono legalmente in Europa, di soddisfare le condizioni di soggiorno e di integrarsi più facilmente nelle società ospitanti.
Lo stanziamento complessivo per il Fondo Europeo per l’Integrazione per gli anni dal 2007 al 2013 è pari a 825 milioni di euro, di cui 768 milioni distribuiti fra gli Stati membri sulla base di criteri che tengano conto del numero di cittadini di Paesi terzi regolarmente soggiornanti nello Stato membro e 57 milioni per le azioni comunitarie. In particolare, le risorse finanziarie totali stanziate per l’Italia, con riferimento all’intero periodo, ammontano a circa 103 milioni di euro.
Sulla base delle priorità di intervento specificate dalla Commissione Europea per la destinazione delle somme stanziate, il Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, individuato quale autorità responsabile per l’Italia, ha sviluppato una strategia per l’utilizzo delle risorse del Fondo, predisponendo un Programma pluriennale, relativo all’intero periodo di riferimento (2007-2013) e alle annualità 2007-2012 che sono state finora approvate dalla Commissione europea.
questo è quanto riportato ufficialmente dal sito del Ministero dell'Interno.....serve aggiungere altro?
......oggi mi sono svegliato così.......
“Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o pseudo cultura quando loro disprezzano la nostra? Io voglio difendere la nostra e vi informo che Dante Alighieri mi piace più di ‘Omar Khayyàm”.
Estratto da: LA RABBIA E L’ORGOGLIO di Oriana Fallaci
Detto ciò direi che mi posso permettere di farvi ascoltare Fabrizio dal vivo, andatelo a sentire e portate pomodori ... o fiori, come volete voi Fabrizio Sartini e Francesca Pansironi in Improvvisession e Fabrizio Sartini e Emiliano Giuliano degli Hot Strings

Personaggio e enneagramma - introduzione

Quante volte ci facciamo delle domande pensando di essere gli unici a porsele e poi scopriamo di essere in tanti?  È bello sapere che non siamo soli, ci tranquillizza quel senso di appartenenza ... anche quando stiamo soli. Chi sono io? Cos'è il mio sé? E la realtà che ruota intorno al mio individuo?  E come si muove il mio essere sociale? In che contesto storico si muove il mio essere?  In che contesto peculiare? Quanti ruoli e quante facce ha il mio essere? Leggere è anche conoscersi: quel personaggio mi emoziona, sembra quasi conoscermi ... ma cosa ho io che ha anche lui? Sembra così lontano da me ... ma si sa, tutto ciò che non ci piace diciamo non ci appartiene e poi un giorno, improvvisamente...  Anticamente ci si specchiava nell'enneagramma per trovare se stessi. Era un percorso duro ma formativo.
Enneagramma, letture, analisi dei personaggi ... ma anche il lavoro di costruzione dei personaggi. La rubrica affronta questi temi attraverso articoli, interviste, monografie e letture e mira a sviluppare una lettura più consapevole dei libri e di se stessi, una visione di spettacoli teatrali e film cinematografici più profonda... sempre in un clima rilassante. La prima analisi che si può fare leggendo le prossime pubblicazioni è la distinzione tra il personaggio narcisista, ove tutto ruota intorno a lui e vediamo un grande personaggio con una storia, un plot, una scenografia, degli attori alle spalle, che gli fanno da sfondo; e il personaggio istrionico, che ruota attorno a tutto ma non lo vedi più, il personaggio che ti fa immergere nella nebbia e dimentichi che è lui a tenerti per mano ... fino a quando non torni alla luce e solo dopo la lettura riesci ad amarlo perché prima pensi di essere tu, e non lui, il protagonista... attento, potresti odiarlo e allora scoprire perché puó essere utile e divertente.

Due chiacchiere con Chicco

Oramai tutti ne parlano e tutti sanno che esistono. Abbiamo capito che non sono cattivi ma hanno una visione diversa del mondo e che per sentirsi vivi hanno bisogno dell'emotività del prossimo. Non vivono in Transilvania e non hanno denti aguzzi ma sono ovunque, mi raccomando mantenere le distanze, qualche complimento e non fatevi aiutare troppo ... sono buoni ma non innocui. Ma non sono qui per spiegare l'argomento né per dare consigli ... non potrei!! Ho aperto questa porta perché ho letto sulla pagina facebook di un amico la sua descrizione dell'argomento e mi è sembrata appropriata per un nuovo personaggio di un film horror. Registi e scrittori che avete fame di soggetti, questo è proprio una fotografia, poche parole per descrivere una vita, copio fedelmente quanto nella pagina del mio amico, il quale ci tiene a precisare che l'ha scritta attingendo al sacco di altre persone, che si è cioè ispirato a quanto letto da altri (grazie per la tua onestà!!)
"Li troviamo dappertutto e tutti li conosciamo: Sono persone che possiedono caratteristiche che i psicologi chiamano disturbi della personalità, mascherati da persone normali finché i loro bisogni li fanno diventare depredatori. I "vampiri emozionali" non crescono mai, sono bambini, adulti immaturi che sanno molto poco di chi o che cosa sono in realtà: confusi sulla loro identità. All'inizio sembrano anche migliori del resto della gente normale: sono brillanti, affascinanti, più interessanti, competenti, più attenti o semplicemente più divertenti. Insomma ci piacciono, riponiamo la nostra fiducia in loro, li invitiamo ad entrare nelle nostre vite e ci rendiamo conto dell'errore soltanto quando sono spariti lasciandoci vuoti. I vampiri emozionali non esauriscono il nostro sangue ma la nostra energia emozionale. Mancano di scrupoli nell'approfittarsi dei nostri sforzi, denaro, amore, cure,ammirazione, corpo o anima, con lo scopo di soddisfare i loro desideri insaziabili. Quando si offrono ad aiutarci o ad offrirci qualcosa in genere nascondono sempre un motivo"
Chiude la descrizione con la foto di un Dracula che tiene per i capelli la sua vittima
Io odio i film horror, ho bisogno di film rilassanti in cui tutto va liscio e si risolve ma a tutti coloro che amano gli horror e soprattutto a chi li scrive: dai, datevi da fare, costruite questa nuova moda cinematografica o teatrale ... ma io non verrò a vederla.
Buon divertimento a tutti e state lontano dalle apparenze, andate ai fatti concreti.

Due chiacchiere con Magia

Oggi conosciamo Mariagiovanna Rosati Hansen che io ho incontrato per la prima volta intorno al 1999 e che chiamavamo Magia … e magia fu! Mariagiovanna Rosati Hansen formatasi giovanissima con maestri quali P. Brooks, J. Gielgud e J. Grotowskj; è attrice, autrice, regista, insegnante e direttrice di un'importante scuola internazionale di teatro (l'Istituto Teatrale Integrato)… chi è in parole povere Mariagiovanna?
In parole veramente povere: quest’anno festeggio 50 anni di vita nel Teatro…. e ne ho 65. Ho iniziato professionalmente a Londra, in Italia sono tornata solo per motivi… di cuore. Il Teatro per me è un mezzo per vivere, per vivere meglio, per far vivere meglio chi lo vive con me. Mi piace “fare teatro” come attrice, come regista, come insegnante, come counselor …. e come madre (di una figlia speciale, insegnante di teatro nella scuola elementare dove è Maestra) e queste parti sono integrate tra loro.
Il Teatro è sempre un’avventura degna di essere vissuta anche quando è negativa – e quando lo è non lo è mai a causa del teatro, ma delle persone che ne travisano l’essenza reale, che lo usano per scopi narcisitici e opportunistici- Il Teatro vuole essere amato, rispettato, vissuto fino in fondo. Vuole essere fonte di gioia e non di fuga, vuole essere mezzo di conoscenza profonda di sé, ma anche e soprattutto gioco…. E tanto altro.
Le domande sono molto semplici e mirano a integrare una rubrica che si chiama “Il personaggio” sul quale so che tu puoi dire molto. Cosa è per te il personaggio rispetto al testo?
Per un Attore il Personaggio è sempre un mezzo che per analogia o per contrasto ci porta a conoscerci meglio. Rispetto al testo, sia che sia un protagonista, sia che sia un personaggio “ponte”, è colui che “serve la storia” affinché questa possa snodarsi ed inviare il messaggio dell’Autore. Per personaggio “ponte” intendo tutti quei personaggi che hanno una vita breve all’interno del testo, ma che sono indispensabili allo svolgersi della storia al pari dei protagonisti.
Come nascono i personaggi dell’autrice Mariagiovanna? Come si sviluppano?
Ho scritto poco per il teatro e ho sempre attinto alle mie esperienze personali, ovviamente lavorando molto di fantasia  . Va da sé che i miei Personaggi si sviluppano all’interno di situazioni già vissute anche se rivisitate in maniera paradossale e molto ironica. Non sia mai “prendersi sul serio”!
Quando sei regista, che rapporto hai con il personaggio-attore? Quali sono le maggiori difficoltà che affronti nell'incontro regista-personaggio-attore?
Come regista - e confesso che già da alcuni anni questa parte del mio “fare Teatro” ha preso sempre più piede, professionalmente parlando,e mi diverte sempre di più – lavoro soprattutto CON gli Attori e con la loro visione del Personaggio. Non sono una Regista che “dirige il traffico” bensì mi diverto con i miei attori entrando nella storia dei loro personaggi con loro. Praticamente interpreto tutti i personaggi in scena  è una bella fatica, ma che allegria! Per me il rapporto creativo con i miei attori è indispensabile: i miei attori non sono burattini nelle mie mani, ma collaboratori creativi. E’ indispensabile, però, che ci sia armonia in compagnia e devo dire che questo è il primo obiettivo che mi pongo. Infatti tutte le mie prove, specialmente quando gli attori non si conoscono tra loro, inziano con…. delle belle mangiate al ristorante! Solo dopo che hanno socializzato tra loro e ovviamente con me, inizio le prove mantenendo sempre viva la gioia di vivere questa avventura insieme. Ridiamo molto, soffriamo con i nostri personaggi, ma ci divertiamo molto. Il feedback più bello di uno dei miei attori (che tra l’altro è venuto dalla Polonia per lavorare con me) è stato quando mi ha detto “forse è la prima volta che mi dispiace smettere le prove per andare a svagarmi (visitando Roma) e non vedo l’ora di ricominciare”.
Le difficoltà sono di conseguenza forse soltanto quelle relative alla ricerca continua e costante rispetto al testo ed al carattere dei Personaggi.
Qual è stato il personaggio in assoluto che hai preferito nella tua vita? E quello che più di tutti hai odiato?
Non ho odiato nessun Personaggio che ho interpretato, del resto se lo odi significa che lo hai giudicato e credo che non si possa interpretare un Personaggio se lo si giudica! I personaggi che ho amato particolarmente sono molti e forse me ne dimentico anche più di qualcuno. Ricordo l’incontro con Giulietta – ero ancora a Londra e avevo 17 anni… - l’impatto emotivo con Donata in “Trovarsi” di Pirandello – mi mandò in crisi esistenziale  …- ma anche molti altri personaggi che mi hanno fatto crescere non solo professionalmente.
Ti è mai capitato di essere attore con un personaggio creato da te ma diretto da altri? Ci racconti le difficoltà di questa esperienza?
Quando ho portato in scena il Personaggio di un’attrice in “la mia vita nel teatro” con la regia di Massimiliano Vado, non ho avuto particolari difficoltà se non quelle di dovere , in un certo senso…. interpretare me stessa. Massimiliano Vado è stato un regista funzionale e dolcissimo e da questa esperienza la nostra amicizia ne è uscita rafforzata.

Due chiacchiere con Mario Alessandro Paolelli

Mario Alessandro è davvero una persona speciale che si muove a 360°, per noi un amico e un esempio da seguire. Il suo cervello è sempre in fermento. E' veloce e riflessivo allo stesso tempo, ha una capacità creativa molto sviluppata e per questo le sue opere risultano SEMPRE (mi permetto di sottolineare sempre ma se qualcuno è in grado di smentirmi sarò felice di aprire un dibattito) originali.
In questo periodo abbiamo deciso di intervistare diversi autori/attori/registi che ci parlano del personaggio, Mario Alessandro è il primo fra tutti e lo ringraziamo per aver trovato il tempo per noi.
Chi è in poche parole Mario Alessandro?
Un marito, un padre ed un estroso ingegnere che si diverte a volare con la fantasia ed a scrivere commedie per il teatro.
La nostra rubrica in questo momento parla di personaggi. Cosa è per te il personaggio rispetto al testo?
Il personaggio è il testo, il personaggio fa il testo. Il personaggio esprime tutto ciò che di inconscio l'autore non riuscirebbe a verbalizzare altrimenti. Attraverso i miei personaggi, entrando nel mio specifico, io sono stato psicanalizzato dalle persone che mi conoscono e vedevo che, senza rendermene conto, estraevo dal mio interiore cose che mai avrei voluto dire! E' vero, dunque, il personaggio è l'autore! Con la scusa di poter dar vita a diversi tipi di personaggi, l'autore ha la splendida possibilità di far parlare il proprio maschile ed il proprio femminile, di sfogare la propria rabbia, di urlare le proprie idee... anche quelle che sapeva di non avere!
Mario Alessandro sei, tra le tante cose, un bravo autore. Come nascono i tuoi personaggi? e come li sviluppi?
Questa è facile: nascono dai dialoghi. Spesso le mie commedie partono da un dialogo, un dialogo tra due o più persone che solo dopo diventano personaggi. Spesso creo storie da dialoghi scritti e lasciati in un cassetto per anni. E che soddisfazione quando diventano un qualcosa che poi viene rappresentato! Inviterei tutti a fare questo esercizio: scrivete scrivete scrivete! Io ho trovato la commedia teatrale come filone, ma ci sono molti modi... la poesia, il romanzo, un diario...
Quando agisci come regista che rapporto  hai con il personaggio-attore? quali sono le maggiori difficoltà che affronti nell'incontro scrittore-regista-personaggio-
attore?
Eh... qui entrano in gioco fattori di ben altra fattura! Il regista non può non essere psicologo o non avere 'capacità diplomatico/politiche'. Una cosa è lavorare con penna e carta, una cosa è farlo con gli esseri umani!
Dal punto di vista prettamente artistico, io cerco di far nascere il personaggio dentro l'attore, cercando di non imbeccare l'attore stesso ma facendo trovare a lui la sua chiave di lettura... fino a trovare un giusto compromesso. Le difficoltà le trovo quando bisogna creare un gruppo, il più possibile coeso per portare a casa il risultato. Non è facile far coesistere delle realtà, spesso così diverse tra loro, in un unico progetto... c'è chi la vuole cotta, chi la vuole cruda, c'è chi è permaloso e allora le cose gliele devi dire così o chi è arrogante e allora gliele devi dire colà... suggerirei un bel corso di 'pazienza' a chi desidera 'dirigere' un gruppo di attori! Però ho notato, nei miei 19 anni di attività, che è vero che bisogna passare per il deserto per arrivare alla Terra Promessa... ma alla fine gli sforzi ed i sacrifici ripagano sempre!
So che hai cominciato facendo l'attore, hai messo in scena solo personaggi tuoi o anche di altri?                                                                                Questo è un mio limite. Solo una volta, e per scelta, mi sono messo in gioco per interpretare un ruolo che non fosse di una mia commedia e, soprattutto, per essere "diretto" da qualcuno che non fossi io stesso! L'esperienza però è stata efficace ed istruttiva: a mio avviso bisogna essere bravi soldati prima di diventare bravi generali.
Quale è stato il personaggio che hai preferito?                                                   Non ho interpretato molti ruoli ma quello in cui mi sono divertito di più è stato il primo, dove interpretavo un pazzo isterico!
Il tuo rapporto con il personaggio creato da te e diretto da te ... ricorda che rispondi da attore.                                                                                       Nessuno. Non sono un attore ... ho una gran faccia tosta e so usare bene la voce (avendo madre e sorella doppiatrici ...), ma da lì ad essere un attore ce ne passa. Ecco perché ho la massima stima per chi sceglie di intraprendere questa strada, così come ha fatto mio cugino, che è stato il recente protagonista di "Tutti i santi giorni", l'ultimo film di Paolo Virzì...
Il tuo rapporto con il personaggio creato e diretto da altri?                               Non è mai successo che io sia stato diretto su un mio personaggio ... ma certo ho accolto tutti i consigli che mi sono stati dati dagli attori accanto!
Ora la domanda difficile ... il tuo rapporto con il personaggio creato da te ... e diretto da altri?               Ahia! Raramente vengono come io li immagino! Mi sembra sempre che manchi qualcosa ... ma forse è anche normale. Vorrei che fossero così o colà ... ma è chiaro che ogni regista dà la sua interpretazione ed è giusto così.
Mario Alessandro ha scritto e diretto diverse commedie in tutta Italia in diverse rassegne. La prima volta che io l'ho visto in opera era il 2000, a Roma al teatro Vittoria con "Piedi di Feltro" e mi è rimasto nel cuore. Ho riso tutto il tempo e sono uscita da là invidiosa, lui aveva la fantasia che io tanto acclamo ma che non trovo dentro di me. Bello bellissimo è tutt'ora il mio commento a quel corto. "Amen" è forse la sua opera più importante a giudicare dalla quantità di premi vinti e vi confesso che è l'opera di un vero professionista. Quando sono uscita da teatro, a testaccio, ho pensato: Mi ricorda "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov ... Mario Alessandro spero tu non te ne abbia a male di questo mio pensiero - "Spero che Bulgakov non se ne abbia a male ma grazie!" risponde Mario Alessandro.
Grazie Mario Alessandro, speriamo riaverti presto come nostro ospite e intanto seguitelo perché vi fa dimenticare di avere problemi, vi fa dimenticare che siete a teatro, vi fa dimenticare ... a volte quando uscite dal teatro siete addirittura frastornati dalla bellezza di quello che presenta... a proposito so che sta andando in scena il tuo Piedi di Feltro proprio in questi giorni. Fino al 14 aprile, infatti, la Compagnia dell'Anello sarà in scena al Teatro 7 di Roma e naturalmente aspetto i vostri commenti sullo spettacolo: belli e brutti, so che Mario Alessandro non si lascia abbattere quindi andate e poi ditemi se non avevo ragione io su questo spettacolo. Mi raccomando tornate sul blog e inserite i vostri commenti sullo spettacolo.

Enneatipo n. 1 - Il perfezionista (George Bernard Shaw, "Pygmalion")

Il perfezionista, mamma mia, solo la parola fa venire i brividi. Cominciamo così questo viaggio, con colui che ha bisogno di perfezione e per questo sembra sempre rabbioso. In parole semplici, molto semplici (ma ricordate che non è così semplice avvicinarsi all'enneagramma) vediamo insieme chi è questo tipetto che aspira a perfezionare il mondo. Cosa fa? È di solito, contrariamente a quanto si possa pensare, una persona sempre ben educata e benevola, pronta a notare l'altrui peccato critica continuamente il prossimo e il sistema, rimane un po' superficiale nelle relazioni amorosi o amicali (sia mai che commetta degli errori). È perennemente arrabbiato ma sempre educato, talmente educato che passa la rabbia ma non si vede e ci si chiede? È arrabbiato o no? Sento che è arrabbiato ma non capisco ... è così educato, composto, socievole, benevolo ... Vi ricordate il Grillo Parlante di Pinocchio? Ebbene sì è proprio lui. Ma vi voglio tirare su di morale, anche Dante Alighieri sembra appartenere a questa categoria, ha scritto addirittura un'opera d'arte per risistemare il mondo e tutti i suoi abitanti come si converrebbe!! È arrabbiato, infatti, ma non è cosa buona essere arrabbiati e il perfetto perfezionista non può comportarsi diversamente da come si conviene (ma chi l'ha dettooooo? cantava Edoardo Bennato) ... si conviene secondo quali criteri non si sa ma probabilmente si dà per scontato che esiste un codice di comportamento deontologico per "la persona" (ma dove sta scrittoooooooooo? Continuava il buon Edoardo Bennato - Bo!). E così questa inespressa e insoddisfatta rabbia si sente ribollire dentro uno stomaco che fa da pentolone e che alla fine potrebbe terminare in ulcera, o semplice mal di stomaco!
Non dimentichiamo che l'enneagramma naviga nel paradosso. Infatti, laddove esiste una passione (così chiamiamo ciò che spinge la persona ad essere ciò che è e ad intraprendere quel cammino) esiste anche un tabù che, normalmente, è la passione stessa. Mamma mia che guaio e come facciamo con la nostra consapevolezza? Brutta faccenda, alquanto complicata! Ma cosa ho detto? In parole povere ho detto che la persona soggetta a quella specifica passione (ad esempio la rabbia) ha un tabù che è proprio la sua passione (cioè la rabbia stessa) e quindi fa di tutto per nasconderla, cercherà assolutamente di non manifestarla in nessun caso. Se ascoltiamo senza fare rumore queste persone segnate da una rabbia sempre presente ma mai esplicitata, ci accorgiamo che la rabbia si fa sentire in modo cupo, sordo ... oserei dire come il bollire di una pentola di fagioli con le cotiche, un borbottio burbero. Normalmente, almeno nel nostro secolo, ritroviamo queste persone tra gli uomini di giustizia o i politici ... o tra coloro che hanno sempre da ridire ... sugli altri. Vi ricordate i sette nani? Chi potrebbe essere un perfezionista fra loro?
Uno di questi personaggi è Mr Higgins, il benefattore della povera fioraia in pigmalione (scusate ma G.B.Shaw è stato l'uomo della mia tesi di laurea e l'ho davvero amato). Se non avete voglia di leggere il libro in lingua (peccato perché è difficile rendere la finezza di G.B.Shaw nelle varie traduzioni), potete leggerlo in italiano o addirittura guardare il film tratto dal suo libro. Mr Higgins è davvero una caratterizzazione perfetta di questo enneatipo. Professore di fonetica che deve sempre dimostrare come dovrebbe, come potrebbe ... Scommette con il suo amico, il colonnello Pickering di riuscire a trasformare la fioraia popolana (Eliza Doolittle) in una raffinata donna dell'alta borghesia inglese semplicemente insegnandole l'etichetta e un uso del giusto accento. Il professore ha ragione la popolana con la conoscenza cambia ma ... il professore ha dimenticato di pianificare l'emotività che cambia, che entra in gioco e che influisce e interferisce ... ma forse non si può pianificare? Andate a leggere/vedere cosa combina, è davvero divertente oltre che istruttivo.