RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.
Visualizzazione post con etichetta Rifleggendo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rifleggendo. Mostra tutti i post

sabato 16 maggio 2015

Páginas Escondidas de Rubén Darío

Leggi l'informativa su Privacy & Cookie a lato, all'interno della stessa trovi le modalità per non aderire. Se vuoi aderire è sufficiente che prendi visione e continui la navigazione sul nostro blog. Grazie

In questo momento di confusione della mia vita le riflessioni si accavallano e mentre faccio e disfo, monto e smonto, scendo e salgo, tengo e butto ... un libro mi ritrovo in mano e apro una pagina a caso: pag.91
L'intera poesia non mi dice quello che mi dicono i primi due versi che estrapolati dal loro insieme mi colpiscono e mi rimangono dentro per dirmi: ti sei invecchiata giovane donna!
Yo soy aquel que ayer no más decía
el verso azul y la canción profana,
en cuya noche un ruiseñor había
que era alondra de luz por la mañana.
El dueño fui de mi jardín de sueño, lleno de rosas y de cisnes vagos;
el dueño de las tórtolas, el dueño
de góndolas y liras en los lagos;
y muy siglo diez y ocho y muy antiguo
y muy moderno; audaz, cosmopolita;
con Hugo fuerte y con Verlaine ambiguo,
y una sed de ilusiones infinita.
[...]
(cito da Páginas escondidas de Rubén Darío)
Mi dispiace non avere tempo e voglia per tradurre ma così mi va e così condivido.
Buon fine settimana a tutti

lunedì 27 aprile 2015

Femminista e femminile - ultime riflessioni - Trieste di Carlo Yriarte

Leggi l'informativa su Privacy & Cookie a lato, all'interno della stessa trovi le modalità per non aderire. Se vuoi aderire è sufficiente che prendi visione e continui la navigazione sul nostro blog. Grazie

Con questa immagine voglio chiudere e mie personali riflessioni su femminismo e femminilità. In quanto Donna mi sento di dire che mi sembra giusto che le donne debbano avere dei diritti, gli stessi diritti degli uomini, gli stessi diritti di tutti. In quanto madre di una bambina devo dire che sono preoccupata del futuro dei diritti delle donne e la cosa che mi preoccupa più di tutti è vedere le finte femministe che fanno dei diritti un approccio di marketing mentre sono disposte a sacrificare lo sviluppo delle future donne ... per delle cazzate!
In quanto madre di un bambino mi preoccupo di farlo crescere in un clima di diritti, di uomini e di donne. Sono tranquilla con lui perché suo padre e suo nonno sono degli uomini meravigliosi e un grande esempio per lui.
Della femminilità che vi devo dire? Per me è femminile la donna che sa lottare, che ama ridere, che è forte, la donna che allatta e che ama, la donna innamorata e la donna amante.
Non sono amante delle unghie laccate, dei capelli stra-pettinati, del fisico rifatto. Mi piacciono i bei vestiti ma dovendo scegliere, compro un bel libro. Non trovo femminili le donne che vogliono essere come gli uomini ma trovo femminilità in molti gay.
Concludo questa riflessione con una citazione che parla della forza femmina, quella alla quale ogni donna fa ricorso, quella che le donne conoscono e gli uomini no, quella che si mescola alla bellezza e fa di ogni donna un'opera d'arte.
Le donne di Servola, colla bianca Petscha in testa, vestite della dalmatica nera, tagliata in quadrato, e donde sfugge la larga manica d'immacolata candidezza, calzate colla classica Opanche, conducono per le vie branchi di tacchini grigi, macchiati di nero, e colla testa rosa di tono graziosissimo. I mercati sono vaghissimi; le contadine slave del territorio di Trieste vi si recano in folla sui loro somarelli a vender del pane di puro frumento, cotto apposta per la città, e gli ortaggi da loro coltivati, o i fiori, che annodano con gusto i mazzolini leggiadri, in cui domina il lupino, e spicca nel centro di un fiorrancio, od un fiore di corbezzolo. Per conservare questi fiori, gettano sul fondo del paniere pezze di ghiaccio, e si vedono anch'esse col busto ornato d'un mazzolino. La Petscha bianca stacca vivamente sulla carnagione olivastra, e la pulitezza dell'aspetto è seducentissima; talvolta al pari de' Kabili e degli asinai delle rive del Nilo, passano dietro le spalle, nella cintura, la bacchetta di cui si servono per guidar le loro cavalcature.

lunedì 2 marzo 2015

Donne Innamorate di David H. Lawrence. RifLettura: convenzioni e passioni a confronto

Leggi l'informativa su Privacy & Cookie a lato, all'interno della stessa trovi le modalità per non aderire. Se vuoi aderire è sufficiente che prendi visione e continui la navigazione sul nostro blog. Grazie

Femminista e femminilità, cosa c'entra questo libro con questo argomento? Ancora non lo so, ma lo scoprirò e se non va bene passerò ad un altro libro.
Il 2 marzo del 1930 moriva David Herbert Lawrence ... e proprio oggi voglio cominciare questo viaggio.
Ho scelto donne innamorate perché è un libro che mette a confronto le apparenze esteriori dei quattro protagonisti con il furore che si cela dietro la loro nuda passione, forse ciò che si cela dietro al binomio femminismo/femminilità? Due aggettivi che a mio avviso dovrebbero andare a braccetto (chiaramente considerando una femminilità libera di esprimersi) ma che, per motivi che ancora non comprendo, spesso fanno a pugni.

Atteggiamenti convenzionali e atteggiamenti passionali a confronto, confini e costrizioni, scelte e sottomissioni. Si parla di donne ma anche di uomini, di sorelle ma anche di amici, di tutte le classi sociali. Il tutto inserito in uno spaccato storico in cui la passione viene vissuta come una forza pagana della natura e mi domando a tal proposito: non è che oggi, in Italia, la passione è ancora vissuta come peccato? Come maleficio? come un pericolo?
E ancora mi chiedo: la vita, di suo, non è pericolosa? Insidiosa? A tratti perversa?

Un romanzo che, dal momento che Lawrence si permette di cambiare le carte in tavola, diventa una pietra miliare della letteratura. L'autore scompone/destruttura alcuni elementi canonici della letteratura (religiosità, sessualità, amore) e li ricompone/ri-struttura con un nuovo stile, forse scandaloso per la sua epoca. Scandaloso per la sua epoca? E per la nostra epoca?

Intanto vi presento le due protagoniste donne:
Ursula e Gudrun Brangwen sedevano un mattino nella veranda della casa paterna, a Beldover. Lavoravano, chiacchieravano tra loro. Ursula agucchiava un pezzo di tela ricamato a colori vivaci, mentre Gudrun disegnava su una tavoletta che teneva appoggiata al ginocchio. Per lo più se ne stavano zitte; parlavano quando qualche pensiero passava loro per la testa.
"Ursula," fece Gudrun "non hai una gran voglia di sposarti?" Ursula posò il ricamo in grembo e alzò gli occhi. Il suo viso era calmo e circospetto.
"Non saprei" rispose. "Dipende dal significato che si dà alla cosa."
Gudrun fu colta un po' alla sprovvista. Osservò la sorella per qualche istante.
"Bé," riprese, in tono ironico, "di solito significa una sola cosa! Ma in ogni caso, non credi che saresti ... " si rannuvolò un tantino, " ... in una situazione migliore di quella in cui ti trovi ora?".
Un'ombra scese sul viso di Ursula.
"potrebbe anche darsi" disse. "Ma non ne sono sicura."
Gudrun fece un'altra pausa, un po' irritata. Voleva spiegarsi bene.
"Non credi che sia necessario fare l'esperienza del matrimonio?" domandò.
"E tu credi che debba essere necessariamente un'esperienza?" ribattè Ursula.
Buon viaggio e buona RifLettura.

Donne Innamorate di David Herbert Lawrence (11.09.1885 - 2.3.1930)

lunedì 23 febbraio 2015

Femminista e femminile - anche Miss Shepherd è una donna

Leggi l'informativa su Privacy & Cookie a lato, all'interno della stessa trovi le modalità per non aderire. Se vuoi aderire è sufficiente che prendi visione e continui la navigazione sul nostro blog. Grazie

Stamane mi sono dedicata ad una piacevolissima Ri-RifLettura dedicata all'ironia, allo stile di vita nazionale, alle disgrazie disgraziate del mondo. Un autore che una volto conosciuto non si lascia più. Sto parlando di Alan Bennett e del suo La signora nel furgone.
Alan Bennett ci parla di arte e di umanità, in generale, con una semplicità che fa ridere il più illetterato del mondo e fa paura al più letterato.
Sì, perché questo tipo di semplicità non è proprio semplice da rendere.
Finito questo stupido compendio sulla semplicità vi invito a leggere il libro per riflettere sul fatto che, in ogni caso, quando si parla di femminismo e femminilità, si parla di donna. Almeno io credo, se poi c'è altro aggiornatemi e sarò ben felice di studiare e imparare.
La donna è donna, anche quando sembra altro, anche quando non appartiene alla classe del momento, anche quando non è alla moda, anche quando:

Miss Shepherd, facendo concorrenza al crocefisso, stava accanto al furgone in una posa che mi sarebbe diventata molto familiare: il braccio sinistro teso, col palmo della mano premuto sulla fiancata in segno di possesso, il braccio destro pronto a far cenno a chiunque fosse abbastanza stupido da badarle. In quel caso, io. Col suo metro e ottanta di statura aveva un non so che di maestoso; e lo sarebbe stata senz'altro di più se non si fosse conciata in quel modo (impermeabile bisunto, sottana arancione, berretto da golfista e ciabatte di pezza). Aveva quasi sessant'anni.
[...]
Un'altra cosa che notai in questo iniziale rodaggio con Miss Shepherd fu il suo modo di guidare. Avevo appena appoggiato la spalla al retro del furgone, un vecchio Bedford, quando un lungo braccio si protese con eleganza fuori dal finestrino per segnalare, come da manuale, che il guidatore (o meglio io) si stava muovendo. Qualche metro più avanti, prima di girare in Albany Street, il braccio riemerse con una complicata piroetta a indicare la svolta a sinistra; e lo fece con tanta soave grazia che quel capitolo del codice della strada pareva una coreografia di Petipa, con la Ulanova al volante. Poi fu la volta di "Mi sto fermando", meno librato nell'aria perché Miss Shepherd non si era aspettata che io smettessi di spingere; anzi, mi urlò rabbiosamente che lei voleva arrivare in fondo a Albany Street, [...]
Quando non sta nel furgone, Miss S. passa gran parte della giornata seduta sul marciapiede della Parkway, davanti alla banca Williams & Glyn. Vende dei pamphlet intitolati Vederci chiaro sulle cose che contano, che scrive lei,  anche se non lo vuole ammettere. "Io li vendo, ma per quanto riguarda l'autore dirò soltanto che sono anonimi e non ho intenzione di andare oltre".  Di solito scrive per terra con il gesso il tema del pamphlet, senza grandi pretese artistiche. Il messaggio di oggi è: "San Francesco se ne sbarazzava, dei soldi", e i potenziali clienti della banca sono costretti a camminarci sopra.
[...]
uno dei miei vicini più conformisti (niente open space), mi ha fermato per strada e mi ha domandato: "Senti, ma quella è un'eccentrica vera?".

Potrei scrivere tutto il libro e non averne abbastanza, lui è davvero geniale e questo presente onnipresente e sempre vero è molto moderno, nel linguaggio ma anche nel costume, accettare una vicina così eccentrica non è davvero affare da poco.
Tornando al femminile/femminismo, all'essere donna, cosa c'è qui di femminile? di femminista? di donna?

  1. la mano premuto sulla fiancata in segno di possesso? 
  2. il braccio destro pronto a far cenno a chiunque fosse abbastanza stupido da badarle? 
  3. aveva un non so che di maestoso?
  4. il suo modo di guidare?
  5. la protesta rabbiosa perché voleva proseguire?
  6. i suoi pamphlet?
  7. il suo essere un'eccentrica vera?

o forse

  1. la sua testardaggine?
  2. il suo non mollare nonostante l'abbigliamento? 
  3. la sua determinazione nell'affermarsi? 
  4. la sua cura per il particolare? 
  5. la sua satira?
È davvero difficile stabilirlo ma se qualcuno ha dei suggerimenti sono curiosa di ascoltarli.






mercoledì 10 dicembre 2014

La via del pepe di Massimo Carlotto e Alessandro Sanna (finta fiaba africana per europei benpensanti)

Leggi l'informativa su Privacy & Cookie a lato, all'interno della stessa trovi le modalità per non aderire. Se vuoi aderire è sufficiente che prendi visione e continui la navigazione sul nostro blog. Grazie

È proprio vero che un libro è come un viaggio, nulla ti può cancellare mai le sensazioni vissute, le cose apprese, i meccanismi emotivi e culturali innescati ... e così oggi ho conosciuto un nuovo scrittore: Davide Enia. In realtà mi è capitato per puro caso di leggere un suo pensiero, un pensiero che mi ha rapito dalla confusione virtuale del mondo in rete e mi sono chiesta "Chi riesce a formulare un pensiero tanto importante, con tanta semplicità?". Quello che ho letto è un suo ricordo,  non lo so ma è molto bello e descrive bene qualcosa di molto attuale. Questo suo ricordo descrive ciò che avviene molto meglio delle mille, foto, immagini e notizie che vediamo e leggiamo nei notiziari.
Leggendo le parole con cui Davide descrive il suo ricordo, per il quale ho avuto l'autorizzazione a condividerlo, subito sono riapparse nella mia mente più emotiva che visiva le parole del libro di Massimo Carlotto, ed è per questo che le condivido qui:
(Su Lampedusa) Tre anni fa, a Lampedusa, un pescatore mi disse: «Sai che pesce è tornato? Le spigole». Poi si addumò una sigaretta, la svampò tutta, in silenzio e concluse: «E sai perché le spigole sono tornate in mare? Sai di cosa si nutrono? Ecco». Buttò la sigaretta e se ne andò. Non c'era niente, davvero, da aggiungere. Di Lampedusa (ero andato per scrivere un pezzo) ricordo le mani piene di calli dei pescatori, i racconti (che non riportai, come da accordo) dei cadaveri trovati sistematicamente tirando su le reti -«Come sempre?», «"Sempre" 'u sai chi bole diri? Sempre» -, qualche barcone arrugginito al sole, forse l'unica forma di testimonianza onesta -corrosione, polvere, ruggine- al giorno d'oggi, i dubbi sul senso del tutto nei piccirìddi e la parola «sbarco» usata a sproposito, ché tutti erano recuperi veri e propri, e il barcone scortato nel porto e i poveri cristi portati nel Centro di Permanenza Temporaneo. E i vestiti dei lampedusani dati loro dagli stessi abitanti, in un rilancio di misericordia che non voleva né riflettori né pubblicità, perché c'era freddo e quelli erano corpi da scaldare.
e ancora:
(su Lampedusa, #2) mi ricordo il tono di voce, calmo, come quando ci si trova di fronte all'inesorabile - una tempesta in alto mare, lo scirocco sull'isola. Agitarsi, lamentarsi: era inutile. Tanto, continuava ad accadere, come accade la risacca, come arriva il maestrale. Con questa flemma, il pescatore mi spiegò che il puzzo dei corpi in decomposizione era talmente penetrante che, per riuscire a recuperare i cadaveri, era necessario prendere le foglie della menta, arrotolarle e inserirle nelle narici. Era l'unico modo per riuscire ad avvicinarcisi, sottraendo alle onde la carne spolpata dalla salsedine. Era l'unico modo per dare ai morti riposo sotto la terra. È questo che accade, non altro, è questa la scanna di cui stiamo parlando, in cui anche la pietà da sola non ce la fa, e ha bisogno delle foglie della menta perché l'umanità, o quel che ne resta, non venga inghiottita dalla tempesta.
In realtà chi sia Davide Enia, io non lo so. È la prima volta che lo sento, che lo leggo e fatico un po' nella lettura a voce alta perché usa la punteggiatura in modo assai diverso dal mio!
Questo pensiero che ho condiviso è molto forte, molto ben fatto, in poche righe ti trascina dentro un mondo. Per questo l'ho apprezzato, il resto lo scoprirò, o forse lo scoprirete voi.

**** **** **** **** **** ****

Mentre spulciavo le prime pagine di Canto di Natale di Charles Dickens, mentre scoprivo il segreto di The Snowman di Raymond Briggs (vedi il video), mentre cercavo libri sul Natale e libri di Natale, tradizioni e credenze popolari in attesa del Natale e di san Nicola. Per un Natale consapevole e soprattutto per un Natale vero, giravo tra una libreria e l'altra cercando di rispondere alla solita domanda di metà dicembre: che libro regalo quest'anno a... ?
Andare in libreria oramai non è più una semplice passeggiata tra gli scaffali e due chiacchiere con un bravo ed esperto libraio che a seconda della persona che descrivi ti sa indirizzare su un libro piuttosto che su un altro.
Oggi ci sono le librerie storiche dove puoi fare le passeggiate di cui sopra ... ma si contano sulle dita di una mano. Ci sono le grandi librerie, piene di gente e di confusione, commessi a volontà ma, soprattutto sotto natale, riescono a seguire dieci clienti insieme e a spolverare gli scaffali possibilmente a un prezzo da miseria e senza giorni di riposo. Oppure ci sono le librerie giovani, quelle che come i funghi sorgono e come i funghi spariscono inghiottite dal niente e dall'inesperienza. Succede spesso di sognare di avere una libreria, di volerci provare ma poi, senza il sostegno di un esperto ... e figuriamoci se in Italia chi è del mestiere da una mano al prossimo. Lo so che è Natale e che dovrei dire: naturalmente i librai più esperti cercano di sostenere il sorgere di queste nuove realtà aiutandoli, inserendoli, consigliandoli. Un po' come un tempo si faceva nel tramandare un mestiere: sarebbe stato meglio l'idraulico, come il libraio, non si fosse estinto nei meandri della globalizzazione!

Anche a voler essere proprio negativi e pessimisti, posso felicemente dire che alcune piccole realtà che cercano di tenderti una mano ci sono, anche se sono difficili da scovare.
Proprio in questo mare dove tutto è possibile ma non c'è mai spazio per nessuno, dove tutti vorrebbero ma nessuno può e chi può non vuole, dove ti concedo una mattonellina se tu mi permetti di accedere ai tuoi contatti facebook, dove ... !

L'unico settore che non muore nell'editoria, in questo momento, sembra essere quello degli albi illustrati. Dicevo, passeggiando in una libreria storica di Testaccio mi è caduto l'occhio su una copertina tendente all'azzurro e ho comprato

La via del Pepe. Finta fiaba africana per europei benpensanti
Massimo Carlotto e Alessandro Sanna
edizioni e/o

Massimo Carlotto che sarei felice di avere come ospite nel mio blog per parlarci di cosa significa essere uno scrittore impegnato oggi, scrive una fiaba africana che possa mettere in serenità i nostri animi europei su una questione davvero penosa, per le nostre tasche e per il nostro cuore: i barconi di trasferimento della umana merce dall'Africa a Lampedusa. Sottolineo Lampedusa e non scrivo Italia perché dal mio punto di vista Lampedusa, in un contesto così definito rappresenta l'Europa e non l'Italia. Mi permetto di ricordare che: Queste persone una volta erano chiamate schiavi ... ma poi la schiavitù è stata abolita e sono diventati illegali.

Massimo Carlotto ci racconta questa illegalità in modo gentile.
Con un albo illustrato da Alessandro Sanna.
Illustrazioni apparentemente semplici, ombre nel mare azzurro che parlano di speranza e di morte, di non vita, di magia di ... illustrazioni che ci prendono per mano e ci accompagnano in questo racconto così elegantemente costruito dall'autore.

Amal parte dall'Africa insieme ad un numero non ben definito di persone che in unico respiro, dolore, fame, sonno, stanchezza, in un parto, in un'unica speranza arrivano alle porte di Lampedusa dove muoiono annegati tutti tranne uno. Amal riesce a parlare con la morte. Questa gigantesca, affascinante, donna ombra che si muove nell'azzurro e innocente mare e forse, questa donna, questa ombra, è l'insieme delle ombre dei numerosi corpi appena morti in fondo al mare, tutti, tutti tranne uno. Il nonno, uno sciamano che parla con la luna. Amal, parla con la morte ... e la tradizione continua.

Illustrazioni di Alessandro Sanna


Una morte di gruppo che uccide ogni speranza, anche la speranza di chi rimane in vita. Una morte cattiva perché aspetta la fine del viaggio prima di portarli via stanchi, tumefatti, sporchi, umiliati, anche il bambino nato in viaggio. Prende tutti in un sol fiato come il bicchiere di acqua che si manda giù veloce con la pasticca del benessere ... o della morte.
Ma di cosa parlano Amal e la morte? 
Io ho regalato il mese scorso questo libro a me stessa, ne ho comprato un altro da regalare ad una persona speciale per Natale. 
Lo consiglio di cuore perché è una storia dolce, melodica, ben scritta che. nonostante la gravità dell'argomento  crea il giusto ambiente per un Natale consapevole.
È breve, ben scritto, una fiaba, illustrata per giunta, tutti possono leggerlo e chi non sa leggere può facilmente ascoltarlo perché non ti perdi, altrimenti sono guai. 
Anche i pigroni lo leggono volentieri.
Mi permetto di regalarvi, sperando che edizioni e/o e Massimo Carlotto e di sue musicisti non abbiano da ridire, il lavoro presentato a più libri più liberi, musicisti e autore leggono questa e altre due storie. Una cosa: Massimo Carlotto se ci leggi, hai promesso e io adesso aspetto di leggere con te: di libri ne ho comprati due!

Il finale molto forte nello scambio tra Amal e suo nonno. Molto europeo nel rilancio di uno o un altro posto dell'Africa dove abbandonare Amal ... tanto l'Africa è tutta uguale. Tanto loro sono tutti uguali. Non vivono nella realtà (di chi?) ma in un mondo di fantasia (di chi?) e sognano streghe e stregoni ... sognano di avere una possibilità ma incontrano streghe e stregoni che li portano a fondo.

Vedi il video di Massimo Carlotto che legge le fiabe de La via del pepe insieme ai suoi musicisti



lunedì 17 novembre 2014

Babbo Natale - origini e tradizioni fino a Charles Dickens e il suo Canto di Natale

Ciao a tutti e benvenuti a bordo di chi legge e riflette (appunto da RifLeggendo) e vuole condividere.
Apriamo il gruppo a dicembre e quindi parliamo di Babbo Natale ma vedrete, ogni mese affronteremo un argomento diverso e tutti molto interessanti, anche perché scelti da voi.
Intanto rifleggiamo su Babbo Natale: chi è? Cosa vuole? Che fa? Chi lo manda?

Sembra che tutti i Babbo Natale del mondo siano figli di San Nicola, vescovo di Myra (attuale Demre, in Turchia) e in Italia conosciuto come San Nicola di Bari. Adesso uno si chiede, di Bari? Ebbene si, alcuni pescatori traslarono le reliquie di San Nicola a Bari dove, nel 1087, fu eretta una basilica in memoria.

Perché San Nicola? In effetti sembra che San Nicola ritrovò cinque bambini che erano stati rapiti e uccisi da un oste malavitoso e li riportò in vita. Alcuni conoscono Babbo Natale come Santa Claus, da san Nicola (sinterklaas) in olandese. La figura di Babbo Natale, in effetti, ben si presta al ruolo di protettore dei bambini, di solito piace a tutti i bambini.
A tutti? No, alcuni ne hanno paura e quando si presenta a casa ciccione col suo vestito rosso e la barbona bianca: piangono disperati.
Ma, hanno paura? Io penso che in realtà alcuni piangono perché faticano a gestire le emozioni forti e quindi non è detto che non lo amino ma solo che sono emozionati.

Babbo Natale, Thomas Nast, 1881


San Nicola, comunque, è stato idealizzato anche come patrono di pescatori, prostitute detenuti così come di farmacisti, avvocati e prestatori di pegno.
Indagherò ancora per scovare il filo conduttore tra queste figure, alcune losche e alcune mitizzate, e l'ala protettiva di Babbo Natale.

Un ultima cosa prima di passare ad altro. La tradizione germanica ci parla di un dio Odino con lunga barba bianca (e un occhio solo) che ogni anno si intrattiene con amici dei, guerrieri e … caduti … in una battuta di caccia proprio il giorno del solstizio d'inverno, che non è una data lontanissima dal nostro tradizionale Natale e neanche lontana dal periodo dei morti e dei santi e di Halloween. Tutto avviene con l'avvento delle giornate corte, del buio e del freddo … sarà per questo che Babbo Natale nasce tra i ghiacciai?

Ma San Nicola può per questi motivi essere considerato il capo stipite? Un dio, un santo, un mito, un uomo … non vi ricorda in qualche modo la storia dell'umana umanità? Rifleggevo.

Vediamo, nella tradizione germanica del dio Odino, sembra che i bambini lasciassero i propri stivali vicino al caminetto pieni di carote, paglia e zuccherini per il cavallo del dio. In cambio Odino lasciava negli stivali regali e dolciumi (slurp, dovevano essere dolciumi assai saporiti dopo aver passato la notte in uno stivale usato!).
Ancora oggi, nel centro Nord Europa, ci sono bambini che lasciano le scarpe piene di paglia vicino al caminetto o alla finestra, in attesa dei regali di San Nicola.

Odino The Wanderer, George Von Rose, 1886


Sembra che gli olandesi abbiano portato questa tradizione negli attuali Stati Uniti d'America con la loro colonizzazione di New Amsterdam (New York) prima che arrivassero i Britannici che, in seguito, ri-riportarono in Europa la tradizione di appendere le calze (ma sempre usate e puzzolenti? Dipende, più si è nobili più le calze sono nuove) al caminetto, o alla finestra, in attesa di San Nicola, (ma non era la Befana?)

Molto carina risulta la tradizione islandese. Sembra che loro abbiano addirittura 13 Babbo Natale che in realtà sono 13 folletti chiamati Jólasveinar. Il nome di ciascun folletto deriva dal tipo di cibo che preferisce o attività che svolge. Non sono in grado di ripetere i nomi dei 13 folletti ma ho capito che, due settimane prima di natale, i folletti si bagnano nelle acque calde di una sorgente lasciando le grotti dove vivono e vanno a mettere, ogni giorno, un dono nella scarpa che il bambino lascia fuori alla finestra o sotto il caminetto oppure fanno degli scherzetti (e qui altro richiamo ad altra tradizione: dolcetto o scherzetto?). In Islanda il bambino cattivo riceve patate e non carbone, ma chissà se è considerata una punizione.

Abbiamo poi un Babbo Natale britannico (che io credevo essere Finlandese) che raggruppa tutte queste figure e si materializza in un portatore di doni. Sembra, da alcune illustrazioni, che risalga al XVII secolo. Qualunque sia la sua origine, mi sembra che ciò che maggiormente lega una tradizione all'altra sia la lunga barba bianca, siano i regali per i bambini e sia la sua provenienza dai ghiacci. Che provenga dal Nord canadese, dalla Groenlandia, dalla Norvegia o dalla Finanlandia, Babbo Natale nasce tra i ghiacci e poi discende a noi a cavallo o su una slitta trainata da renne. Forse per questo viene in inverno? Sarà lui il padre della stagione inverno?

Arriviamo poi a Charles Dickens e al suo Canto di Natale che oggi rappresenta lo stato d'animo e la tradizione che Babbo Natale porta in sé. Lo rappresenta? Proviamo a leggere Canto di Natale di Charles Dickens e a chiederci se veramente oggi questo libro rappresenta l'emozione in cui ci trascina la tradizione dell'atmosfera natalizia. Se non è più così, abbiamo nuovi libri che parlano di Natale e che maggiormente lo rappresentano?

Se qualcuno ne conosce e ce li vuole presentare saremo ben felici di condividere e di rifleggere insieme.