RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.
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mercoledì 23 dicembre 2015

Buon Natale con Notturno indiano di Antonio Tabucchi

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Per questo Natale 2015 ho deciso di regalarmi un tuffo nel passato, in un passato in cui ero felice, spensierata. Quando ho letto questo libro vivevo in Finlandia e stavo conoscendo un mondo nuovo, un mondo bello con amicizie che mi sono rimaste nel cuore tutta la vita, due persone speciali, una delle quali è addirittura la madrina di uno dei miei figli. Sono passati più di venti anni e mi sento di dire ancora oggi, la Finlandia di allora rispetto all'Italia di oggi,  una Finlandia che allora assaporava le moderne note della libertà, ancora oggi, allora, un paese aperto, persone umane, comprensive, con voglia di condividere e divertirsi, niente arroganza, un paese dove il diverso non faceva poi tutta questa paura ... almeno rispetto alle sensazioni nell'Italia di oggi.

Dunque un'italiana in Finlandia che legge l'India, un viaggio davvero fantastico. Rileggerlo dopo venti anni e più non solo mi ha riportato indietro nel tempo ma ha anche aggiunto dei valori per i quali forse allora non ero pronta. Un autore capace di stare a contatto con il suo pubblico, da vita al suo pensiero attraverso la parola in modo semplice, coinvolgente e chiaro. Descrive un mondo realistico usando una fantasia magica e stuzzicando la fantasia e l'immaginazione del lettore. Lo so sembra che io non stia dicendo niente di nuovo perché questo è il mestiere dello scrittore ma ... non tutti gli scrittori sanno fare tanto, alcuni addirittura usano piroette di tecnicismi per pavoneggiare una scrittura perfetta ... e affatto coinvolgente.
Il corridoio era molto lungo, dipinto di un celeste malinconico. Il pavimento era nero di scarafaggi che scoppiavano sotto i nostri piedi anche se facevamo il possibile per non calpestarli. "Li sterminiamo" disse il medico "ma dopo un mese rinascono, le mura sono impregnate di larve, bisognerebbe buttare giù l'ospedale".
L'ospedale di Bombay. Una descrizione agghiacciante a dir poco eppure, provate a chiedere a Gino Strada se è fantasia o realtà. Che poi sia Bombay o altro luogo poco importa. Sapete perché credo che l'editoria stia morendo? (ma no, dobbiamo essere positivi e insieme la sosteniamo) Perché nella letteratura è già stato detto tutto, la letteratura descrive la storia umana meglio dei libri di storia. Descrive l'evoluzione geografica meglio delle mappe. Racconta di ... eppure meglio non sentire, non sapere, non vedere ... non è economicamente conveniente.
La camera era importante, la mia valigetta mi aveva preceduto per vie misteriose e stava su uno sgabello di corda, la vasca era già piena d'acqua e di spuma, io mi immersi e poi mi avvolsi in un asciugamano di lino, le finestre si aprivano sul mare d'Oman, era ormai quasi giorno chiaro, con una luce rosata che tingeva la spiaggia, la vita dell'India, sotto il Taj Mahal, riprendeva a brulicare.
Dico subito che io non avrei saputo scrivere un pensiero tanto lungo con tante virgole ma lui è Antonio Tabucchi e c'è chi può e chi non può. Questo paragrafo, o meglio questa strofa, è una poesia dipinta su tela. La sua percezione del circondario immediato, di se stesso e del mondo intero. Una camera importante con una vasca piena di acqua e spuma in un paese povero che non vive, brulica. Dove gli sgabelli sono di corda. Un viaggio in un paese misterioso dove anche il trasferimento di una valigia sa di magico. Dove ciò che appare e ciò che è si perdono nei confini tra realtà e fantasia e la mente si perde e si ritrova continuamente. Ma le sfumature non riguardano solo la realtà e la fantasia:
la vita dell'India, sotto il Taj Mahal, riprendeva a brulicare
Il Taj Mahal, un lussuosissimo albergo che vede sotto di sé il brulicare della povera massa ... o della massa povera?
Questo libro ha su di me un incredibile effetto pittorico, dalle parole dell'autore nella mia mente non nascono pensieri ma quadri, immagini, suoni, profumi, rumori, sensazioni ed è bellissimo, anche quando è brutto. Dipinti senza nemmeno la cornice, nudi e crudi, reali pur se nella fantasia.
Il "Quartiere delle Gabbie" era molto peggio di come me lo ero immaginato. Lo conoscevo attraverso certe fotografie di un fotografo celebre e pensavo di essere preparato alla miseria umana, ma le fotografie chiudono il visibile in un rettangolo. Il visibile senza cornice è sempre un'altra cosa. E poi quel visibile aveva un odore troppo forte. Anzi, molti odori.
Notturno Indiano, un titolo che può richiamare l'anonimato ma nella realtà il romanzo parla di un uomo che quasi mai può dormire, un uomo che fa un importante viaggio in India e cerca qualcosa, questa sua ricerca avviene spesso di notte cercando di rimanere anonima ma forse ciò che cerca è se stesso, l'altro sé, quello notturno, quello che viene fuori con i sogni, quello che quasi mai conosciamo. Ecco perché Notturno.
Notturno è anche ciò che non comprendiamo, che è oscuro, che ci sfugge come l'India, una terra tanto vicina quanto lontana da noi. in questa terra misteriosa il protagonista cerca  il perché di un mistero che appartiene al suo passato semi offuscato.
Anche il passato a volte può sembrare poco chiaro (notturno), misterioso e tormentoso, qualche volta non sembra nemmeno essere stato vero, qualche volta è proprio il passato a legarci al presente.
Io pensai: luna rossa, e mi venne istintivamente di fischiare una vecchia canzone. L'idea arrivò come un corto circuito. Pensai a un nome, Roux, e subito a quelle parole di Xavier: sono diventato un uccello notturno; e allora tutto mi parve così evidente e persino stupido, e poi pensai: perché non ci ho pensato prima?
Il protagonista osservando la luna ricorda il passato, e comprende il presente e qui mi fermo perché a me capita spesso di guardare il mio passato, da lontano, e capire cose che prima non potevo. Un libro a distanza di venti anni è come un ricordo maturo. Così vi lascio, con l'augurio che le gioie del passato, ma anche le mancate gioie, vi facciano venir voglia di abbandonare l'aggressività, l'invidia, la competitività a oltranza e aprano le porte della condivisione, umana prima che economica.
Buon Natale e Sereno 2016

RifLeggendo



giovedì 26 novembre 2015

Stanotte l'ho vista di Drago JanČar

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I primi di luglio di questo stesso anno ci siamo trasferiti definitivamente in questa città sospesa. Tra le mille peripezie che un trasloco, un trasferimento professionale, due figli piccoli, una crisi economica mondiale in corso, la guerra/non-guerra ai gender, la paura di attacchi, l'incontro con l'ignoto di una vita nuova e sconosciuta abbiamo cominciato a conoscere Trieste.

Il primo forte impatto l'abbiamo avuto su Strada del Friuli in notturna, da Contovello scendendo verso la città. La vista delle luci triestine sul golfo illuminato da una enorme luna che sfida il Faro della Vittoria ci ha fatto innamorare.
Impazienti abbiamo atteso la Barcolana e la bora, nel frattempo abbiamo passeggiato, esplorato, assaggiato, conosciuto.
Una sera ho telefonato a mia madre e le ho detto
Sembra una città ferma nel tempo, mi sembra di vivere come quando ero piccola. Ti ricordi?
Erano gli anni '70 allora, ero piccola e la vita era semplice e bambina. Come Trieste, forse!
In questo anno per me pieno di cambiamenti e eventi improvvisi, il Natale sta tornando e io, come ogni anno, rispolvero Dickens.
Ne Il Canto di Natale tre fantasmi sono co-protagonisti della crescita emotiva e spirituale di un uomo.
Questi fantasmi che ogni tanto tornano, sono il simbolo di riscatto di un debito, di una verità, a volte di un'ingiustizia, a volte di un amore.
Anche in Shakespeare troviamo il fantasma di King Lear che si ripresenta, che torna a chiedere vendetta.
Ma Shakespeare fa molto di più, ci racconta la crescita dell'uomo attraverso i suoi personaggi anzi, proprio lui forse è lo scrittore anglosassone che per primo si sgancia dalle descrizioni piatte dei personaggi dando loro una terza dimensione, quella della crescita all'interno del romanzo stesso. Personaggi che attraverso le azioni e l'espressione dei sentimenti umani crescono e cambiano all'interno dello stesso romanzo.
L'Amleto che incontriamo nel I atto non è sicuramente lo stesso che incontriamo nell'ultimo atto.

Dopo aver visto la Barcolana e aver assaporato la Bora, Paola mi invita alla presentazione del libro di uno scrittore sloveno, perché Trieste è anche questo, l'incontro di culture tanto vicine quanto lontane:

Drago JanČar
Stanotte l'ho vista
Comunicarte edizioni
In Drago JanČar ritrovo fantasmi ed esseri umani che crescono man mano che si legge il romanzo, relazioni umane più o meno amorose, raccontano la storia di una guerra.
Della guerra.
Di tutte le guerre.
Dell'essere umano in guerra.
Quasi quasi a voler gettare le basi di nuovi archetipi, più strutturati ed evoluti di quelli rappresentati dagli antichi drammi greci. Parlando con alcune persone di Trieste scopro che la letteratura slovena è intrisa della storia della guerra.
Questa presenza importante della guerra nella letteratura slovena mi fa venire in mente che a Roma la percezione della guerra è un ricordo lontano, mentre qui è una ferita ancora viva.
Qualcuno risponde, ovviamente.
Qualcuno risponde che a Roma per ricordare la guerra si fanno tante manifestazioni e che mi sbaglio.
A me personalmente l'incontro con Trieste mi ha fatto sentire la guerra molto più spaventosa.

Immagino che l'essere al confine, l'estendersi su un porto importante, il contenere diverse etnie e l'aver avuto la guerra proprio in casa abbia influito in questa diversa memoria della guerra.
Si parla di guerra, si scrive di guerra, esiste addirittura un museo di guerra per la pace.

Un libro ambientato in una guerra, dicevo, ma dove regnano le emozioni più che le azioni spaventose eppure, spesso, l'emozione viene introdotta da un'azione che ti porta in quello stato d'animo ancor prima di essere nominato. Mi permetto di dire che quasi siano le azioni vuoi anche di guerra a dar corpo alle emozioni:
Quando si vede morire un amico con la bava alla bocca come un cavallo dopo una lunga marcia, non si pensa più né a cantare né a salutare la bandiera.
Quante emozioni, stati d'animo, pensieri, corsi e ricorsi storici vi fa venire in mente questa frase? L'amore, la rabbia, il dolore, la paura, l'umiliazione, l'inutilità, la disperazione ... vanno bene tutte quelle che vi vengono in mente perché evocate dalla storia, dalla vostra percezione del mondo, dal vostro stato d'animo.
Perché questo fa un buon libro, evoca in te qualcosa: ricordi, emozioni, pensieri, curiosità, desideri.
Lui continua così:
Salutare la bandiera in un campo di prigionieri di guerra, battuti, vinti. Almeno Čedo, lui, non 'ha dovuta vivere quest'umiliazione.
Dunque in questo paragrafo l'autore parla di umiliazione.

Tanto mi hanno colpito le poche parole con cui uno dei co-protagonisti descrive la guerra:
Degli ufficiali inglesi passeggiano nel campo, sembra che una commissione dovrà stabilire chi ha collaborato con i tedeschi e chi ha le mani sporche di sangue. Marciava, marciava, che idiozia, chi non ha le mani sporche di sangue dopo quattro anni di guerra?
L'idea che mi sono fatta dell'autore è quella di un uomo che la guerra, come anche l'amore passionale e controllato, l'ha conosciuta.
Che la cultura la ama ed è riuscito a trasmettere nei suoi libri (o almeno in questo che per ora è l'unico che ho letto) storie di esseri umani e non rancore per il dolore sofferto.
Quasi sempre incontro binomi opposti tra le emozioni che prendono corpo nel libro, mi permetto riportare una citazione importante nella speranza che l'autore non se ne abbia del mio osare:
E me ne andai. Ci rivedemmo una volta soltanto. All'inizio della guerra. Poco prima dell'attacco di aprile alla Jugoslavia. Dopo sentii dire che aveva consegnato la sua unità a un reggimento blindato tedesco a Dravograd. Fu portato in prigionia, dove, sbarazzatosi del suo onore militare, probabilmente ha vissuto la guerra in tranquillità. Io ho difeso il suo onore militare e il mio nella Bosnia insanguinata e nella Lika e fino all'ultimo giorno della guerra nelle montagne slovene. Già allora avrei dovuto sapere che era un codardo, se non lo fosse stato, non avrebbe ascoltato quel signore di Lubiana [...]
Qui forse un po' di risentimento si intravede, ma per capirlo dovete andare a cercare la sua storia personale e poi leggere questo libro nel quale comunque si entra in una forte sfera emotiva di relazione amorosa in perenne contrasto con il proprio stesso amore.
[...] le diedi uno schiaffo. Non le domandai perché stesse piangendo, la colpii perché avevo davanti agli occhi quella scena con la folla di tzigani che la tiravano da tutte le parti, perché capisse una volta per tutte che non poteva fare sempre quel che le saltava in mente.
[...]
Mi guardò a lungo. Si asciugò le lacrime. Avrei dovuto saperlo che sei un uomo violento, disse dopo qualche istante del tutto calma.
Veronika, la protagonista è una donna forte e debole sempre in contrasto, con se stessa o con il mondo. Una donna che, in tempo di guerra, non tollera sentirsi dire cosa e come deve vivere, sembra quasi non disposta ad accorgersi della realtà o a scoprirla per sbaglio e volerne scappare e così fugge da Lubiana e dal marito ricco, fugge in un campo di guerra ai confini del mondo con l'amante militare ligio e fedele, Veronika dice di se stessa:
Ma come? Ti sorvegliano. Mi guardò e si mise a ridere finché la tosse non soffocò nuovamente la sua risata. Me? Ti immagini che qualcuno possa sorvegliarmi?
In effetti Veronika anni addietro si portava un alligatore al guinzaglio a spasso per la città e non si sentiva ancora pronta per la sottomissione. Aveva scelto di seguirlo, sceglieva sempre lei cosa fare ma spesso le sue scelte erano un impeto pazzesco.
Una storia di guerra, una guerra di sentimenti in una guerra di armi. Una donna ribelle e capricciosa (forse l'anima della guerra?), intorno a lei un marito, un amante, un giovane, una mamma, una domestica. Ciascuno racconta Veronika a modo suo e in ciascuno di questi racconti riviviamo la guerra attraverso le vite umane e i loro sentimenti.

Ma non finisce qui. Un libro che ti porta dentro una cultura così vicina all'Italia eppure così silenziosa in Italia. Immagini a me sconosciute hanno acceso la voglia di conoscere e di scoprire.
Il giorno in cui finii di scontare la pena, la ritrovai in lacrime. Pensai che fosse stata colpita dal "dert", quel sentimento triste, della commedia musicale Kostana, lo struggimento per la vita della donna rinchiusa. Ma non era il dert. Era stata nella Mahala, disse.
Il Dert ... lo struggimento per la vita della donna rinchiusa, sentimento triste della commedia musicale del Kostana ... vi lascio con questa immagine intraducibile se non dopo aver toccato il Dert con mano.
Buona lettura