RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

lunedì 17 novembre 2014

Babbo Natale - origini e tradizioni fino a Charles Dickens e il suo Canto di Natale

Ciao a tutti e benvenuti a bordo di chi legge e riflette (appunto da RifLeggendo) e vuole condividere.
Apriamo il gruppo a dicembre e quindi parliamo di Babbo Natale ma vedrete, ogni mese affronteremo un argomento diverso e tutti molto interessanti, anche perché scelti da voi.
Intanto rifleggiamo su Babbo Natale: chi è? Cosa vuole? Che fa? Chi lo manda?

Sembra che tutti i Babbo Natale del mondo siano figli di San Nicola, vescovo di Myra (attuale Demre, in Turchia) e in Italia conosciuto come San Nicola di Bari. Adesso uno si chiede, di Bari? Ebbene si, alcuni pescatori traslarono le reliquie di San Nicola a Bari dove, nel 1087, fu eretta una basilica in memoria.

Perché San Nicola? In effetti sembra che San Nicola ritrovò cinque bambini che erano stati rapiti e uccisi da un oste malavitoso e li riportò in vita. Alcuni conoscono Babbo Natale come Santa Claus, da san Nicola (sinterklaas) in olandese. La figura di Babbo Natale, in effetti, ben si presta al ruolo di protettore dei bambini, di solito piace a tutti i bambini.
A tutti? No, alcuni ne hanno paura e quando si presenta a casa ciccione col suo vestito rosso e la barbona bianca: piangono disperati.
Ma, hanno paura? Io penso che in realtà alcuni piangono perché faticano a gestire le emozioni forti e quindi non è detto che non lo amino ma solo che sono emozionati.

Babbo Natale, Thomas Nast, 1881


San Nicola, comunque, è stato idealizzato anche come patrono di pescatori, prostitute detenuti così come di farmacisti, avvocati e prestatori di pegno.
Indagherò ancora per scovare il filo conduttore tra queste figure, alcune losche e alcune mitizzate, e l'ala protettiva di Babbo Natale.

Un ultima cosa prima di passare ad altro. La tradizione germanica ci parla di un dio Odino con lunga barba bianca (e un occhio solo) che ogni anno si intrattiene con amici dei, guerrieri e … caduti … in una battuta di caccia proprio il giorno del solstizio d'inverno, che non è una data lontanissima dal nostro tradizionale Natale e neanche lontana dal periodo dei morti e dei santi e di Halloween. Tutto avviene con l'avvento delle giornate corte, del buio e del freddo … sarà per questo che Babbo Natale nasce tra i ghiacciai?

Ma San Nicola può per questi motivi essere considerato il capo stipite? Un dio, un santo, un mito, un uomo … non vi ricorda in qualche modo la storia dell'umana umanità? Rifleggevo.

Vediamo, nella tradizione germanica del dio Odino, sembra che i bambini lasciassero i propri stivali vicino al caminetto pieni di carote, paglia e zuccherini per il cavallo del dio. In cambio Odino lasciava negli stivali regali e dolciumi (slurp, dovevano essere dolciumi assai saporiti dopo aver passato la notte in uno stivale usato!).
Ancora oggi, nel centro Nord Europa, ci sono bambini che lasciano le scarpe piene di paglia vicino al caminetto o alla finestra, in attesa dei regali di San Nicola.

Odino The Wanderer, George Von Rose, 1886


Sembra che gli olandesi abbiano portato questa tradizione negli attuali Stati Uniti d'America con la loro colonizzazione di New Amsterdam (New York) prima che arrivassero i Britannici che, in seguito, ri-riportarono in Europa la tradizione di appendere le calze (ma sempre usate e puzzolenti? Dipende, più si è nobili più le calze sono nuove) al caminetto, o alla finestra, in attesa di San Nicola, (ma non era la Befana?)

Molto carina risulta la tradizione islandese. Sembra che loro abbiano addirittura 13 Babbo Natale che in realtà sono 13 folletti chiamati Jólasveinar. Il nome di ciascun folletto deriva dal tipo di cibo che preferisce o attività che svolge. Non sono in grado di ripetere i nomi dei 13 folletti ma ho capito che, due settimane prima di natale, i folletti si bagnano nelle acque calde di una sorgente lasciando le grotti dove vivono e vanno a mettere, ogni giorno, un dono nella scarpa che il bambino lascia fuori alla finestra o sotto il caminetto oppure fanno degli scherzetti (e qui altro richiamo ad altra tradizione: dolcetto o scherzetto?). In Islanda il bambino cattivo riceve patate e non carbone, ma chissà se è considerata una punizione.

Abbiamo poi un Babbo Natale britannico (che io credevo essere Finlandese) che raggruppa tutte queste figure e si materializza in un portatore di doni. Sembra, da alcune illustrazioni, che risalga al XVII secolo. Qualunque sia la sua origine, mi sembra che ciò che maggiormente lega una tradizione all'altra sia la lunga barba bianca, siano i regali per i bambini e sia la sua provenienza dai ghiacci. Che provenga dal Nord canadese, dalla Groenlandia, dalla Norvegia o dalla Finanlandia, Babbo Natale nasce tra i ghiacci e poi discende a noi a cavallo o su una slitta trainata da renne. Forse per questo viene in inverno? Sarà lui il padre della stagione inverno?

Arriviamo poi a Charles Dickens e al suo Canto di Natale che oggi rappresenta lo stato d'animo e la tradizione che Babbo Natale porta in sé. Lo rappresenta? Proviamo a leggere Canto di Natale di Charles Dickens e a chiederci se veramente oggi questo libro rappresenta l'emozione in cui ci trascina la tradizione dell'atmosfera natalizia. Se non è più così, abbiamo nuovi libri che parlano di Natale e che maggiormente lo rappresentano?

Se qualcuno ne conosce e ce li vuole presentare saremo ben felici di condividere e di rifleggere insieme.