RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

domenica 24 novembre 2013

Storie meravigliose di Anatole France

Ultimamente, e visti i tempi di crisi economica che dilagano, direi che per leggere non è necessario andare in libreria una volta a settimana a comprare l'ultimo libro uscito dell'ultimo e modernissimo autore tanto rilanciato da quella ultra mega moderna fantastica casa editrice. Almeno fino a che non c'è un rilancio culturale vero e proprio a livello governativo. Anche perché parliamoci chiaro oggi una casa editrice ha senso solo per i grandi e famosi scrittori già avviati da tempo al settore e con un pubblico consolidato alle spalle. Loro infatti quando pubblicano godono degli aiuti e del lavoro di marketing della casa editrice stessa, che proprio dal loro nome trae essa stessa beneficio. Sono sempre meno le case editrici che scelgono la qualità e non il consumismo. Sono molti gli sconosciuti che oggi alloggiano il loro libro su qualche banco di librerie qua e là, anche importanti, marcati dal nome della casa editrice ma che poi non vendono, o vendono 50 copie (ovvero amici e parenti) e allora? Mi domando io, in questa epoca fortemente digitalizzata in cui tutto è possibile, se ti devi fare il marketing da solo, pubblica da solo e percepisci tu i tuoi guadagni in percentuale più alta.

A parte questa riflessione, ho anche applicato il metodo "rispolvera i libri vecchi" e risparmia dieci euro. Così oggi vi parlo di un libricino dalla copertina cartonata arancione che ha visto la luce nel settembre 1992. E' la traduzione che Emanuela Fubini (quando tradurre per una casa editrice era un onore) ha fatto del libro Contes Merveilleux, di Anatole France, per la collezione diretta da Piero Pignata dal titolo Il bosco di latte, della casa editrice Tranchida Editori.

Anatole France, attraverso la beffarda e ironica rivisitazione e rielaborazione di alcune storie, più o meno conosciute, ci racconta con una certa e alquanto elegante satira il costume dei bei tempi antichi a cui le storie scelte si riferiscono. Costumi dei bei tempi antichi, ma anche dei bei tempi moderni e potremmo dire a questo punto di sempre. Direi un libro da rivalutare in questo periodo storico in cui essere diffidenti è meglio che essere accondiscendenti per sentito dire. In realtà stiamo parlando di tre storie:

1. Le sette mogli di Barbablù
2. Il miracolo del grande San Nicola
3. Storie della duchessa di Cicogne e del signor de Boulingrin

Devo dire che al di là della sdrammatizzazione, seppur minima, di queste storie riportando i fatti di cronaca come stili e abitudini locali piuttosto che barbarie dei singoli personaggi, il libro offre tanti spunti di riflessioni sui cicli storici, su come interpretarli e su come captare l'arrivo di uno piuttosto che di un altro momento di difficoltà o di agio.
Intanto vi voglio subito avvertire che così come Charles Perrault, scrisse Barbablù ispirato da fonti attendibili (processo originale al Maresciallo Gilles de Rais condannato a morte nel 1440), anche Anatole France dichiara di essere in possesso di documenti attendibili e di poter dunque smentire Charles Perrault. In che modo avviene questa smentita? Attraverso il rovescio del ruolo dei personaggi e dei protagonisti. La posizione malvagia diventa buona e viceversa, quindi Barbablù non è il carnefice ma è il martire delle sue sette mogli, praticamente un perseguitato letterario anziché politico. Vi cito piccoli passi del libro che è troppo bello per essere raccontato invece che letto:

[Cit.]

Charles Perrault, che verso il 1660 ebbe il merito di comporre la prima biografia di questo signore, degno di nota proprio per aver sposato sette donne, ne fece uno scellerato esperto e il più perfetto modello di crudeltà mai vissuto in questo mondo. Ma è lecito dubitare se non della sua buona fede, per lo meno della sicurezza delle sue informazioni. // [...] // Questi presentimenti non mi ingannavano. Le mie intuizioni, che derivano da una certa conoscenza della natura umana, dovevano presto trasformarsi in una certezza fondata su prove inconfutabili. // [...] // Quei documenti mi diedero la conferma che egli fu buono e sfortunato e che la sua memoria fu sopraffatta da indegne calunnie. // [...] // Bernard de Montragoux era un bellissimo uomo, alto, largo di spalle, di corpulenza forte e di bell'aspetto; ma rozzo, emanava più l'odore dei boschi che quello delle alcove e dei salotti. Tuttavia è vero che non piaceva alle donne quanto avrebbe dovuto piacere, così bello e così ricco. Il motivo era dovuto alla timidezza e non alla barba. Le donne esercitavano su di lui un fascino invincibile e gli facevano una paura insormontabile. // [...] // (la sua prima moglie) In principio, la sorpresa e la gioia di essere diventata una signora di qualità furono grandi; il suo cuore, che non era malvagio, si lasciava commuovere dalle cortesie di un marito corpulento e di così alta condizione, il quale si dimostrava il più obbediente dei servitori e il più innamorato degli amanti. Ma dopo qualche mese ella s'annoiò a non girare più per il mondo. // [...] // Il signore di Montragoux, vedendola preoccupata, a sua volta si preoccupò e la sua tristezza non faceva che aumentare quella della sua compagna. [...]

Direi che avete capito e quindi se vi va andate a leggere da voi il resto. Ma che belle descrizioni di vita, sembra quasi di leggere un archetipo. Vero in quel periodo ma vero sempre, vero per il Bernard de Montragoux ma anche per alcuni uomini moderni, vero per Colette Passage (la prima moglie) ma vero per molte donne. E che vortice questo eccesso di preoccupazioni, lei preoccupata perché annoiata, lui triste perché preoccupato della di lei noia, lei allora ancora più annoiata dalla di lui tristezza e quindi ancora più preoccupata e questo eccesso di preoccupazione spingeva lui in una tristezza ancora più profonda e lei, di conseguenza ... mamma mia dove vanno le passioni umane. Queste passioni fortemente emotive quasi quasi vanno fermate, annientate o capite e accettate come essere se stessi e quindi agite? Chi lo sa? Qualcuno lo sa?