RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

martedì 8 ottobre 2013

Il caso della pasta italiana - sui dialetti e sulla lingua

Un titolo un po' particolare per capire di cosa voglio parlare in questo articolo ma piano piano troviamo il nesso insieme. In un forum al quale partecipo qualcuno ha chiesto se è utile studiare i dialetti! Su questo blog mi sono già espressa sull'importanza dei dialetti nell'articolo in cui parlavo di Trilussa, e in qualche modo può essere ricollegato all'argomento anche l'articolo che riguarda le incomprensioni linguistiche e/o culturali e nel quale parlo di David Lodge, sul modo quindi di usare una lingua per passare un messaggio piuttosto che un altro. Oggi invece di parlarvi di un libro vi voglio parlare di pasta e, giuro, nessuno mi paga. Gli alti insegnamenti ci dicono che i dialetti sono le lingue non evolute, le lingue dei centri minori, le lingue delle etnie più lontane o, piuttosto, è il latino che ha preso il sopravvento sulle altre lingue già esistenti, diventando la lingua franca e poi imbastardendosi di nuovo e quant'altro. Per me non esistono dialetti ma purtroppo e non lo vorrei dire e non voglio istigare al razzismo, sembra che esistano categorie di persone diverse. Le lingue, e la loro evoluzione, navigano e si muovono, come il resto delle cose, con il vento economico e con la categoria di persone che ad esso appartiene. Provate ad immaginare che non ci sono italiani, spagnoli, francesi, europei, americani ... quando sentiamo dire che una compagnia aerea viene venduta dall'Italia alla Francia o all'Olanda e che la compagnia telefonica viene venduta dall'Italia alla Spagna, se in realtà queste nazioni non esistono, cosa vuol dire? Chi vende cosa a chi? Sorpresi della mia risposta? Avevate mai pensato a questo risvolto? Ma torniamo a noi: ci dobbiamo in realtà chiedere cosa sia una lingua e non un dialetto. La lingua ufficiale è quella usata un tempo dai letterati (ma chi erano i letterati e chi li finanziava?). Oggi la lingua ufficiale è quella usata dai media, dai politici e dalle grandi organizzazioni. Quanti di voi conoscono gente che lavora in FAO, UNESCO, ONU ... ? Loro sono i detentori delle lingue ufficiali eppure l'inglese standard è un'altra cosa rispetto all'inglese (americano, britannico, australiano ...). Avete mai pensato di riscrivere l'Amleto in inglese standard? Perché si può fare (magari ci proviamo fra qualche tempo). Rovesciamo anche l'altra domanda: A chi può essere utile che non si studino dialetti e lingue minori? A chi non vuole che la cultura passi per tutte le persone, a chi non vuole che tutti possano dire la loro, a chi non vuole che altre persone o etnie o gruppi minori possano emergere. E' una questione di convenienza economica. Un'azienda che produce pasta è a favore della famiglia tradizionale ed è chiaro che è così, tutti conosciamo le storie della pubblicità del sapore di casa nostra. Io credo che fintanto che si sia rispetto per tutti e nessuna richiesta di svalorizzare o maltrattare nessuno si possa accettare il fatto che un'azienda non vorrebbe essere il portavoce di persone "aternative", o forse più semplicemente di una tradizione che ha un risvolto epocale, un tempo ben preciso e un'ideologia politica (non dimentichiamo che ciò che è abitudine oggi, sarà tradizione domani. Anche nella tradizione c'è movimento). L'azienda in qualche modo esprime la volontà di rappresentare una famiglia tradizionale anni '50. Scoppia clamore, tutti si ribellano, i gay vogliono essere riconosciuti, le coppie di fatto vogliono essere riconosciute e l'azienda chiede scusa (per fortuna chiede scusa e non smentisce, segno di sanità e riflessione). Parliamo di un'azienda importante in Italia che non può pensare ed esprimersi solo per se stessa, l'azienda padre-padrone per fortuna da noi è morta e non cresce, non è sana. Se un'azienda così grande chiude non è la famiglia xxx che ci rimette (che rimane un problema circoscritto) ma è un problema italiano e allora: andiamo dove ci porta il vento economico! Tante sono le "famiglie alternative" che mangiano pasta, che lavorano nelle fabbriche. L'azienda xxx non può esprimersi personalmente e deve rappresentare la sua grandezza, se grande vuole rimanere. Per me, che subito mi ero espressa a favore del boicottaggio pur essendo "tradizionalista", questo chiedere scusa e non negare (o rinnegare), ha rappresentato la grandezza di persone e quindi di un'azienda sana, pronta a vedere i propri errori, ha prendere gli schiaffi meritati e ha rappresentare in qualche modo il nostro paese: tutto! La stessa sorte seguono i dialetti e per questo credo sia importante continuare a mantenerli vivi, studiarli, promuoverli, mantenerli attivi. Un po' come essere bilingui: non è detto che chi parla il proprio dialetto non sappia l'italiano. Non è detto che chi parla un dialetto non capisca di letteratura, di fisica, di matematica, di politica, di economia e via dicendo ma è detto che se chi parla il dialetto si rende conto di questa potenza culturale, altri saranno più in difficoltà e magari dovranno cambiare via. Se gay, coppie di fatto e simpatizzanti non si fossero fatti sentire, l'azienda non avrebbe potuto accorgersi dell'errore e chiedere scusa.