RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

giovedì 5 marzo 2015

Donne Innamorate di D.H. Lawrence. RifLettura: due sorelle, due donne

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Mi rendo già conto che sarà una lettura alquanto difficile.
690 pagine e io credo di aver letto appena i primi due capitoli, neanche 100 pagine e già ho perso i foglietti per gli appunti/spunto per le mie riflessioni condivise.
Un libro in cui ogni parola, ogni riga, ogni capoverso, ogni capitolo ha un peso specifico.
Una maratona.
In questo libro cerco mondi a confronto.
Il primo confronto riguarda le due sorelle-protagoniste:

Ursula e Gudrun Brangwen.
Vivono a Beldover, nella casa paterna.
Ursula è una maestra.
Gudrun un'artista.
Se le dovessi disegnare userei due colori (o non colori) contrapposti come il bianco e il nero, nessun grigio di mezzo.
Una tradizionalista provocatrice e una provocatrice tradizionalista.
Le descrizioni che l'autore fa di ciascuna di loro, sono bellissime, toccano femminilità e femminismo, sono descrizioni di donne.
Le due sorelle ripresero a lavorare in silenzio. Ursula aveva sempre quello strano splendore, quasi che una fiamma interiore, purissima, ardesse in lei, imprigionata, irretita, soffocata. Viveva gran parte del suo tempo da sola, chiusa in se stessa, lavorando, trascorrendo le giornate una dopo l'altra, e sempre pensando, tentando di fare presa sulla vita, di catturarla nella sua comprensione, ma in sottofondo, nel buio, qualcosa stava per accadere. Se solo fosse riuscita a sfondare gli ultimi tegumenti! Le sembrava che si sforzasse di protendere le mani, come un infante ancora nel grembo materno, e non ci riuscisse, non ancora. Eppure aveva uno strano presentimento, l'annuncio di qualcosa di imminente.
Una descrizione priva dell'aspetto fisico. Nessun vestito, neanche un colore eppure sembra di conoscerla. Qualcosa di profondo direi, di femminile. Ad esempio il presentimento, le donne lo sanno, sanno sempre tutto un attimo prima.
Le donne sanno ascoltarsi e sanno riconoscere i cenni, i segni e sanno aspettare.
Gudrun era bellissima, passiva, la pelle morbida, le membra tenere. Indossava un vestito di seta blu cupo, con volantini di pizzo di lino azzurro e verde al collo e alle maniche; e portava calze verde smeraldo. La sua espressione, di sicurezza e diffidenza insieme, contrastava con la sensibilità colma di aspettativa di Ursula. La gente di provincia restava intimidita dal perfetto sangue freddo di Gudrun e delle sue maniere altezzosamente sbrigative, e diceva di lei: "È una donna intelligente". Era appena tornata da Londra, dove aveva passato alcuni anni a studiare in una scuola di belle arti, a vivere una vita da artista.
"Speravo che sarebbe arrivato un uomo" disse Gudrun, e si morse il labbro inferiore. Una strana smorfia per metà sorriso e per metà angosciata.
Al contrario della prima, una descrizione molto fisica che fa emergere anche il lato caratteriale della persona. Anche la sua emotività viene accennata da queste descrizioni.
Non suona femminile il morso del labbro inferiore? E quante volte di una donna che fa paura si è detto "è intelligente"?

Le descrizioni in questo romanzo sembrano dei veri quadri d'artista, mi stupisce che nessuno abbia pensato ancora a farne un albo illustrato, certo ridotto.
Voglio aprire un altro contrasto, fra le due sorelle così diverse tra loro ma in questo contrasto così vicine e il mondo nero dei minatori e delle donne dei minatori. Le donne che sanno come va la vita e che per questo si predispongono a viverla in quel modo preciso.
Donne che nemmeno arrivano a pensare che loro stesse possono scegliere di cambiare la loro vita ... ma pur sempre donne, con la loro femminilità e il loro femminismo.
Si, perché in fondo anche loro stanno difendendo un ruolo femminile, quello della donna stereotipo che è sempre stata, della donna che è tranquilla perché sa come deve essere, anche quando subisce violenza.
Bello come Lawrence descrive attraverso gli occhi di Gudrun il quartiere dei minatori, e poi come ci racconta in poche righe la vita intera delle donne fatte, quelle che da quando nascono sanno come dovranno essere:
"Somiglia a un paese di un mondo sotterraneo" disse Gudrun. "I minatori se lo portarono appresso in superficie, a forza di spalare. Ursula, è prodigioso, davvero prodigioso ... è davvero meraviglioso, un altro mondo. Gli abitanti di qui sono tutti demoni del sottosuolo, e tutto quanto è spettrale. Tutto quanto è solo una copia demoniaca del mondo reale, una copia, un demone, tutto insudiciato, tutto quanto sordido. È come vivere nella pazzia, Ursula."
Sarei molto curiosa di sapere come i minatori descriverebbero le due sorelle.
Le donne con le braccia conserte sui grembiuli di stoffa ruvida, ritte a spettegolare all'estremità dei rispettivi isolati, seguivano le sorelle Brangwen con le lunghe occhiate impavide degli aborigeni; i bambini lanciavano epiteti ingiuriosi.
Quante sfumature di femmine (femminili, femministe, donne) in queste prime pagine.