RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

domenica 22 febbraio 2015

Walden, ovvero Vita nei Boschi di Henry D. Thoreau. RifLettura: Minimalista sì, ma non troppo!

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22 febbraio 2015 - Riflessioni: minimalista si, ma non troppo
Questa RifLettura l'ho affrontata in montagna, sulla neve di Passo Godi, tra Scanno e Villetta Barrea. In Abruzzo. In un momento di estremo sole ed estrema gioia condivisa con la mia famiglia. Un dolce momento di amore che rimarrà scolpito nella mia mente per tutta la mia vita.
Abruzzo, però e purtroppo, è anche l'Aquila, la distruzione improvvisa, quella contro la quale non puoi fare nulla e quella per la quale gli altri faranno molto poco, forse ne parleranno per trasformarla in marketing, come spesso accade per il femminismo, il razzismo ... !
Allora, io che adoro Thoreau e il suo ripudiare lo spreco della vita questa volta dico: minimalista sì, ma non troppo!
Non voglio cadere nel tranello di: il lavoro nobilita l'uomo!
Per me la vacanze godute, rilassate e sfaticate sono un obbligo nei miei confronti e anche nei confronti della mia famiglia, del nostro amore.
Che la nostra condivisione abbia vita e abbia un senso: concediamoci anche qualche lusso, ma non troppi!

Una RifLettura questa probabilmente povera e minimalista, forse anche stupida ma necessaria affinché il benessere sia per tutti e non per pochi. Il benessere per pochi da origine a malcontento, falsi idoli, oltraggi, povertà, fame, banditismo ... addirittura guerre!
Il benessere per tutti da vita a uguaglianza, solarità, calma, rilassatezza, condivisione, gioia ... tranne a quel centinaio di ingordi che ... !
Cerchiamo però di non confondere i momenti di gioia condivisa e vissuta con l'accumulo di anticaglie polverose e senza anima. Torniamo un po' al vecchio dilemma: essere o avere? Svecchiare, purificare, alleggerirsi ... non lo dimentichiamo, è salutare.
Ma non voglio tediarvi con queste stupide riflessioni, vi lascio lo stralcio che mi ha portato a questo pensiero, a chiudere il libro (sulla neve come vedrete dalla foto) e a dire: ma sì, che importa, anche io me la voglio godere! (ma sempre senza esagerare, purtroppo):
Vorrei ricordare, così di sfuggita, che le tendine non mi costano nulla, perché non ho persone che mi spiino e che io debba chiudere fuori - tolti il sole e la luna, che voglio mi guardino in casa. [...]
Come al solito una grande quantità di questi beni erano anticaglie che egli aveva incominciato a accumulare fin dai tempi di suo padre. Fra le altre cose c'era anche una tenia seccata. Ora, dopo essere state in soffitta o in qualche altro buco per la spazzatura, per mezzo secolo, tutte queste cose non vennero bruciate: invece di un falò, o distruzione purificatrice, ne fu fatta una vendita all'asta, cioè si tentò di dare loro una vita ulteriore. I vicini si raccolsero subito l'a attorno a guardare, comperarono tutto, trasportarono tutto con molta cura nelle loro soffitte o buchi per la spazzatura, dove queste cose resteranno finché le proprietà dei compratori [...]
Forse potremmo imitare con profitto i costumi di qualche nazione selvaggia, dove, ogni anno si finge - per lo meno - di gettare le spogli invernali; quelle nazioni hanno almeno l'idea della cosa, anche se poi non riescono ad attuarla. Non sarebbe bene che celebrassimo anche noi una "festa di primavera" o "dei primi frutti", come, a quanto riferisce il Bartram, "era costume degli indiano Mucclasse?" 
Bella l'immagine della purificazione, la leggerezza di sbarazzarsi del vecchio e in qualche modo del fardello del passato, perché in fondo il passato dovrebbe essere un insegnamento di vita, un'esperienza maestra e non un fardello. Ma un passato di cocci e coccetti che si trascina sconosciuto da una cantina all'altra senza più amore ma avidità, certo diventa un pesante fardello e allora: evviva la leggerezza!