RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

lunedì 22 settembre 2014

Marina Cepeda Fuentes ci lascia ...

Questa estate ci ha lasciato Marina Cepeda Fuentes, c'è chi la conosce e chi no come donna di cultura, ma in primis era un Donna poi tutto il resto. È da giugno che ci penso a questo post ma mi trovo un po' in difficoltà a scrivere di lei. Il problema è che per parlare di lei vi devo parlare di me, non tanto perché la mia e la sua vita si siano in qualche modo incrociate veramente ma perché la sua riscoperta è stata casuale e stimolante per il mio essere donna. Nel 2004 scrisse un libro dal titolo Il surrealismo in cucina tra il pane e l'uovo. A tavola con Salvador Dalì che suscitò la mia attenzione iniziale in termini negativi, pensai "ma a chi interessa un libro con questo titolo?". L'anno dopo pubblicò Le pentole di don Chisciotte. A tavola con il cavaliere della triste figura e pensai "ma in fondo non deve essere nemmeno facile e poi ..." e poi cominciai a pensare che dovevo fare attenzione a cosa mangiavo e a cosa leggevo. Leggere e mangiare sono due azioni che sembrano banali e ripetitive e invece sono importantissime. 
Dall'Arabia all'Andalusia, dalla Spagna all'Italia ... ovunque si mangia, ovunque si legge. Più che leggerla Marina veniva ascoltata alla radio e ancora ricordo qualche volta i suoi racconti andalusi. Io andavo a lezione di flamenco e cercavo di capire.
La mia vita andò avanti senza che io pensassi più a questa donna e dopo un po' nemmeno al flamenco.
Nel 2000, anno per me funesto e di una tristezza infinita, con degli amici abbiamo messo in scena in Sardegna, a Tortolì  (bellissima regione la Sardegna peccato che la usino per le prove belliche) una storia per bambini scritta da Bruno Tognolini che parlava di Jaanas: Maria mezzomondo. La storia di una bambina che vedeva il mondo diversamente dagli altri ma che aveva dovuto imparare a mediare, a far finta di vederlo anche come gli altri. La bambina era Maria Lai (1919 - 2013) ed era presente (non più bambina) al nostro spettacolo all'aperto, in un chiostro semplice e con pochissima attrezzatura. 
Devo dire una grande emozione. 
Maria Lai era legata al mondo tessile, cucire, fili, fili che fissano segni, segni che parlano, che diventano lettere, lettere che dicono ... tutti possiamo e dobbiamo parlare. Anche in questo contesto mi sono chiesta perché mentre la donna cerca di emanciparsi, di trovare i suoi spazi di libertà e di diritti Maria Lai parla di telai, di tessitura, di cucito ... proprio quello stereotipo di donna che ... come Marina Cepeda Fuentes parlava di cucina ... anche qui uno stereotipo che ... mi sbagliavo. 
Cucinare, cucire, cultura, donna ... in fondo anche le donne hanno fatto la storia ma, proviamo a dire, in fondo le donne hanno fatto la storia. Ragazzi, non è uno scherzo essere donna, peccato che alcune lo scoprono troppo tardi.
La donna per trovare il proprio spazio deve anche conoscersi, riconoscersi e accettarsi e parlare di donne, nel nostro mondo, significa anche parlare di telai, di pentole e cucina, ma soprattutto ... di cultura.
Nel 2011, proprio quando a dispetto della medicina che quasi quasi dava per scontato che non potevo avere figli, proprio mentre io do alla luce il mio secondo figlio, proprio nello stesso anno esce il libro di Marina Cepeda Fuentes Sorelle d'Italia. Le donne che hanno fatto il Risorgimento. 
Io, che di storia non ho mai saputo e capito niente, proprio in questi ultimi anni mi sto appassionando di scrittrici che parlano di donne che hanno fatto la storia, scrittrici come Cristina Morató (che sapete essere la mia preferita in assoluto) e Almudena de Arteaga (lo so le spagnole so antipatiche ma a me piacciono assai, che ci devo fare?). 
Proprio in quegli anni mi trovo ad uno spettacolo di flamenco con amici e lei è là a parlare, sul palco. Da quel giorno penso "questa donna è una Donna che si è costruita uno spazio e avrà dovuto passare attraverso le mille difficoltà che ogni donna incontra". 
Poi, il 21 giugno 2014, proprio il giorno del compleanno di mio marito ... la mia vita è fatta di ricorrenze, nascite di natale e morti di pasqua, compleanni di natale, pasqua, san Valentino e anche di 29 febbraio. Ogni cosa che mi colpisce scopro essere una ricorrenza. Ho evitato la ricorrenza il giorno del mio matrimonio ma mentre disseppellivo mio fratello, proprio quel giorno è morto Gabriel Garcia Marquez ... e così mi ritrovo a pensarci e non dovrei perché in fondo le nostre vite non si sono mai incontrate.
Il post l'ho scritto, chissà se mai lo pubblicherò.

(qualche settimana dopo) ... poi il 20 settembre vado a vedere Libe e Clara che ballano il Flamenco. Foto di Marina Cepede Fuentes scorrono sul telo dietro il palco. Sevilla e sevillanas, Triana, Flamenco e duende ... un batter di tacchi e di mani che generano un batter di cuore. Una ragazza dice "questa una primizia per voi al mirabras. Io non ha mai cantato con un guitarrista dal vivo ma ce la metterò tutta per voi." e ci riesce, è bravissima. Uno spettacolo emozionante. Conosci una persona che non hai mai visto. Alla fine Clara legge una lettera per Marina. Chiedo scusa a Clara se mi permetto. Non voglio entrare in merito ai contenuti perché mi sembra davvero poco rispettoso ma vi descrivo una scena muta:
un palco illuminato, donne 'flamenquere', una di loro prende il microfono, fa un grosso respiro e con un filo di voce (nonostante il microfono) tremolante e la mano che tiene la lettera che trema visibilmente legge ad alta voce, legge a noi il suo cuore, è un dono che fa ai suoi ospiti ... perché condividere con il proprio pubblico un dolore così grande è un atto di coraggio, di generoso coraggio, un atto di amore verso il pubblico e verso la persona amata. Sappiamo tutti quanto il dolore che ci opprime il petto ci faccia desiderare la chiusura e la solitudine ma lei ... grazie.