RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

giovedì 10 aprile 2014

Masterpiece, più letteratura e meno Superenalotto di Yamina Oudai Celso

Oggi non parlo di nessun libro: Oggi condivido un articolo che mi sembra, anche se in odo diverso e forse più competente, rispecchi ci'o che io penso dell'abuso che si fa delle citazioni letterarie. Ormai viviamo di citazioni, conosciamo tutti milioni di citazioni che a quanto pare rispecchiano la conoscenza che abbiamo:

1. dei vari autori che le hanno pronunciate, 
2. dei vari libri dalle quali sono state estrapolate, 
3. dei periodi storici passati e presenti, 
4. addirittura dei nostri stessi stati d'animo, 
5. di come la vita è e dovrebbe essere

Siamo persone multitasking, dobbiamo correre. Tutti dobbiamo andare in palestra tre volte a settimana, dobbiamo andare dal parrucchiere e dal manucure una volta a settimana, dobbiamo prendere il caffè con l'amica della palestra dei bambini, dobbiamo aver lavorato e fatto straordinari, tutti dobbiamo fare tanti  al giorno, dobbiamo essere brave mamme a casa, in cucina, a scuola, dobbiamo essere mogli brillanti e sempre in forma, dobbiamo essere padri presenti e in trasferta, padri che fanno la partita a pallone con gli amici e vanno in bicicletta con i figli, genitori che si occupano dei figli e dei nonni, che vanno alle mostre, al cinema, a teatro, che viaggiano in macchina e in aereo ...  ma non è un po' troppo? È così che la nostra vita è diventata una citazione? È con le citazioni che educhiamo i nostri figli? La sera leggiamo citazioni ai nostri bambini prima di farli dormire? Quando un'amica è in difficoltà, mandiamo un sms con una bella citazione? Se continuiamo a correre così i due poli terrestri si invertiranno di nuovo senza che ce ne accorgiamo? Ma cosa sto dicendo? Qualcuno lo sa? Mi piace questo articolo, perché rispecchia i miei pensieri a quanto pare senza senso. Oggi lavoro poco, condivido il pensiero di altri, cito. Grazie Yamina Oudai Celso.
Mi permetto di citare da Il Fatto Quotidiano dal blog di Yamina Oudai Celso

In molti hanno giustamente applaudito la singolare novità di poter finalmente parlare di letteratura in televisione, cioè di colmare quel vuoto pneumatico dei palinsesti nostrani che, com’è noto, troppo spesso sembrano perseguire come principale se non unico obiettivo quello di far regredire l’homo videns ad una sorta di analfabeta di ritorno. E, malgrado i vistosi difetti della formula utilizzata, con i tre scrittori-giudici reclutati per l’occasione, ovvero Andrea De Carlo, Taiye Selasi e Giancarlo De Cataldo, troppo spesso costretti quasi alla comica emulazione di Cracco, Bastianich e compagni, va riconosciuto che Masterpiece ha rappresentato innanzitutto un gustoso e per certi versi anche imprevedibile spaccato sociologico sull’Italia dei romanzieri in erba. 

Trovare una propria voce solida e riconoscibile, originale e non ingenua, presuppone un confronto serrato con le voci altrui, il che certamente confligge con la favoletta imperante dello “scrivi come mangi, sii naturale, privo di sovrastrutture” e altre idiozie simili, che obbediscono al diffuso diktat della promozione pubblicitaria di “prodotti” che sono giudicati tanto più vendibili quanto più liofilizzati e masticabili da chiunque. Il simulacro della letteratura-Ikea (così come della politica-Ikea, dell’erotismo-Ikea, della gastronomia-Ikea e così via) è la naturale conseguenza della superficialità dei nostri tempi, ovvero della confusione tra “semplice” e “banale”.