RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

mercoledì 26 marzo 2014

Perón y Evita. Memoria íntima (imágenes de una pasión argentina) de Gustavo Varela

Forse oggi le scuole sono cambiate, spero! Ma ho la sensazione che chi mangia al potere non abbia voglia di migliorare le scuole. Questo è il post delle mie sensazioni scolastiche e vi chiedo scusa se parlo così liberamente.
Nel periodo in cui frequentavo le scuole medie e le scuole superiori mi sono sempre chiesta perché il prof. di storia e il prof. di letteratura (anche quando era lo stesso prof.) non lavoravano di pari passo. Magari i programmi sono diversi ed è difficile arrivare insieme, magari ci si sofferma di più su un periodo che su un altro, magari non lavorano trasversalmente.
Voglio dire, studiare il congresso di Vienna, il risorgimento italiano, la bella epoque (e tutto quanto riguarda il XIX secolo) al quarto anno e studiare i suoi autori maggiori al quinto anno ... perché? Perché non si legge Leopardi mentre si studia il risorgimento. Oppure, pensavo da ignorante quale sono, perché studiare storia non può voler dire leggere anche testi di letteratura?
Oggi voglio fare questo. Da ignorante quale sono e da studente non modello quale sono stata, voglio dire perché quando si parla di Revolución de los descamisados non si chiede di leggere Perón y Evita. Memoria íntima (imágenes de una pasión argentina) de Gustavo Varela, oltre che di imparare nomi, date e fatti importanti? La conoscenza non deve essere vissuta come un punto di arrivo ma come un punto di partenza. La conoscenza è il punto di partenza per l'apprendimento, per la riflessione e la consapevolezza.

17 ottobre 1945 - una data

Revolución de los descamisados - un evento

Evita Perón - un nome

Perón y Evita. Memoria íntima - un sentimento, un significato. Il significato trascendente della vita. Un libro, un'esperienza diversa.

La mia sensazione è che noi ci fermiamo al nome, alla data e all'evento, spesso alla nomenclatura dell'evento. Così ho vissuto io la scuola fino a 18 anni e non ricordo di aver ricevuto nessuno stimolo a cambiare se non da una mia compagna di nome Angela. Lei era brava, umile, curiosa e generosa ... lei sarebbe stata un'ottima professoressa per noi già allora. Le nozioni le avrebbe acquisite con noi ma trasmetteva metodo, desiderio, comprensione e consapevolezza ... che i nostri professori sembravano aver dimenticato o mai conosciuto. Alcuni ci dicevano "noi abbiamo fatto il '68" sembra una bella cosa, importante, rivoluzionaria, ma erano tutti sessantottini ripuliti, almeno all'apparenza, e spesso erano proprio da sei politico. Il sei politico! Chiedo scusa a tutti, so che molti vorranno venire a prendermi a schiaffi per quel che dico ma, da ignorante quale sono ho la sensazione che è proprio là che abbiamo perso il diritto alla meritocrazia, è proprio là che essere bravi ha perso di valore. Qualcuno forse era un sessantottino che credeva ma ... molti erano "ripuliti". Perdonate questi miei pensieri oltremodo e oltretutto oltraggiosi.

Cito alcuni brani dal libro. A leggere queste citazioni forse le date i nomi e la nomenclatura nemmeno servono perché ti parlano di contenuti e non di nomi. Chiedo scusa. Mi permetto. A seguire la mia interpretazione dei brani citati con traduzione semplice e qualche spunto di riflessione sulla scelta delle parole.
"<<Me hice peronista porque dejé de ir al baño con paraguas>>. Así decía Doña Teresa, una inmigrante andaluza que vivía en un conventillo de la calle Picheuta, en el bajo Flores, cuando logró alquilar una casa propia en 1947. [...]"
"Hay una memoria histórica que no está en los libros. Porque es afecto, sensibilidad, devoción profunda, lo entrañable mismo. Es una memoria que se transmite en el gesto cotidiano y no en la palabra escrita. Memoria de clase, de esquina, de feria callejera, de afecto; memoria de dolor ajeno y de necesidad imperiosa de los otros. Por debajo de la palabra, muy por detrás de cualquier proclama, hay una memoria política del cuerpo que no es sino las marcas de una intimidad propia y a la vez compartida. Complicidad en las miradas, en la forma de caminar, en la espera de un destino común. [...]"
"Con Evita, el mundo peronista aprendió a no esperar más, a olvidar las promesas, a conjugarse sólo en tiempo presente. Es aquí y ahora, al ritmo de la necesidad y no el de la especulación o la usura. Sabía de sobra que el tiempo del pobre es de apuro aunque se lo haya domesticado para quedarse quieto y esperar. [...]"
"Ser un trabajador era más una dimensión ética que económica. Se volvía un rango, una toma de posición, el reconocimiento de una condición hasta entonces esquivada. Contra la obediencia, el orgullo de ser trabajador, la prepotencia de ser trabajador. [...]
"Perón era un hombre y un nombre, pero también una consigna que anunciaba el fin de algo y el comienzo de otra cosa. No importan tanto las razones, ni quiénes fueron, ni si fue organizado, ni si Evita participó  o si Cipriano Reyes fue su mentor. No es una reflexión sobre las causas del 17 de octubre lo que permite situar su lugar en la vida política. Es el derrame que provocó en la historia argentina: la posibilidad de preguntar sin miedo, la complicidad de muchos que andaban de a uno, la emergencia de otros modos de vivir. Una marca de sentido social que se tradujo por primera vez a la vida cotidiana con sentido político. [...]" 
La traduzione è mia, è semplice e vuole solo dare un'idea. Una traduzione di un testo simile naturalmente richiede molto lavoro, molto tempo, molto studio e molta riflessione. Chiedo però di prestare attenzione al fatto che in spagnolo esperar può significare aspettare come sperare e nel contesto vedrete che ci potrebbero andare entrambe i significati.

" << Sono diventata peronista quando ho smesso di recarmi al bagno con l'ombrello.>>. Così diceva Doña Teresa, un'immigrante andalusa che viveva in un conventuccio sulla strada Picheuta, nel quartiere del basso Flores, quando riuscì ad affittare una casa propria nel 1947. [...]"
"Esiste una memoria storica che non si trova nei libri. È affetto, tenerezza, devozione profonda, accattivante di per sé. È una memoria che si trasmette attraverso il gesto quotidiano e non attraverso la parola scritta. È una memoria di classe, di sangue, una memoria da fiera di strada, di affezione; memoria del dolore altrui e di una impetuosa necessità dell'altro. Dietro la parola, molto oltre qualsiasi proclama, esiste una memoria politica del corpo che è semplicemente il segno distintivo di una intimità propria e al contempo condivisa. Complicità di sguardi, della camminata, nell'attesa (o speranza) di un destino nuovo, comune. [...]" 
"Con Evita il mondo peronista impara a non aspettare (o sperare) più, a dimenticare le promesse, a coniugarsi solo nel tempo presente. Nel qui ed ora, al ritmo delle necessità e non delle speculazioni o dell'usura. Sapeva bene che il tempo (pensiero mio: o lo spazio visto che poi sono la stessa cosa?) dei poveri era in sofferenza (pensier mio: ovvero stava per scadere oltre che soffrendo), anche se (i poveri) erano stati ben addomesticati a stare buoni e aspettare (o sperare). [...]"
"Essere un lavoratore era una dimensione etica più che una questione economica. Ci si convertiva in un rango, in una posizione presa, nel riconoscimento di una condizione fino ad allora schivata. Contro l'obbedienza, l'orgoglio di essere un lavoratore, la prepotenza di essere un lavoratore. [...]"
"Perón era un uomo e un nome, ma anche un motto che annunciava la fine di qualcosa e l'inizio di qualcos'altro. Non importano tanto le ragioni, né chi fossero, né se fosse stato organizzato, né se Evita partecipò, né se il re Cipriano fu il suo mentore. Non è la riflessione sulle cause del 17 ottobre che ti permette di collocare la vita politica al suo posto. È l'eccesso che provocò nella storia argentina: la possibilità di chiedere senza paura, la complicità dei molti che camminano come fossero uno, l'emergenza di altri modi di vivere. Un segno del sentimento sociale che si trasforma per la prima volta in vita quotidiana con un sentimento politico. [...]
Certo l'acquisizione nozionistica della storia affiancata da una lettura come questa forse si può trasformare in conoscenza e diventare punto di partenza per una vita consapevole, laddove ci si rende conto che in fondo la lettura è la possibilità di vivere altre esperienze. La semplice acquisizione nozionistica, dal mio punto di vista, alla lunga porta alla confusione dei valori della vita e ... ai 30 con lode in alcuni casi! ;) scusate ancora se mi sono permessa.