RifLeggendo

L'autore racconta cosa c'è nel suo cuore e nella sua memoria, l'editore vende il racconto nel modo che gli sembra più adatto a quella storia o a quel pubblico, il lettore percepisce la storia secondo ciò che ha nel cuore e nella memoria. A volte lettore - editore - autore si incontrano per parlare del libro che non appartiene più a nessuno ma ha una vita sua. Mille riflessioni possono nascere dalla stessa lettura, uguali e contrastanti per questo le chiamo RifLetture che sono altro dalle recensioni. Chi recensisce giudica, io non sono all'altezza di giudicare ma sicuramente posso riflettere nelle letture: RifLeggendo condivido qui.

lunedì 24 novembre 2014

Aspettiamo il natale leggendo ... Charles Dickens, Canto di Natale

Ragazzi sono entusiasta.
Devo dire pochi intimi ma buoni, molto buoni amici pronti a dire la loro.
Non vi ho ancora detto che dai post di questo blog stanno cominciando a sorgere delle discussioni nell'omonimo gruppo Rifleggendo su Facebook.
La condivisione mi appartiene e quindi anche qui mi piace riportare sintesi interessanti di quello che avviene nel gruppo. 
Premesso che la conversazione avverrà in tre lingue e ciascuno usa quella che vuole, le prime impressioni a seguito dell'articolo postato la settimana scorsa (leggi l'articolo) sono le seguenti:

Parlare di Babbo Natale ma più che altro del Natale, nel bene e nel male, smuove sempre tutti (pure i sassi) e le risposte sono molte.

Qualcuno non ama il moderno e commerciale Babbo Natale perché lo trova non solo poco educativo ma anche, in qualche modo, distruttivo e preferirebbe che il Natale si rivolgesse maggiormente ad una cura del naturale. Daniele, gestore di B&B attento e amante della natura e dello sport (vedi il link del B&B Il Querceto) preferirebbe che per Natale si facesse un trekking in segno di rispetto alla natura. In fondo ha ragione, la natura è vita.

Secondo Giulia, invece, tutti hanno letto almeno una volta il Canto di Natale di Charles Dickens. Giulia è molto più ottimista di me, io non sono convinta che sia così, soprattutto in Italia. Non mi sembra che leggere Dickens a Natale appartenga alla nostra tradizione. Ad ogni modo lei si dichiara atea e germanista e non preferisce Charles Dickens ma piuttosto le fiabe dei fratelli Grimm. 

Il Canto di Natale io l'ho dovuto leggere, per fortuna, all'università. Non ho mai collegato questa lettura al mio sentimento religioso ma piuttosto ad una morale religiosa che per me ha a che vedere unicamente con la politica sociale scelta dai regnanti del periodo, di ogni periodo. Essendo io meno germanista di Giulia, meno atea di Daniele e meno anglofona di Elizabeth (che conoscerete presto) ma italiana filo spagnola e gestaltista, quello che attira la mia attenzione in questo testo è un lato secondo me fortemente autobiografico. 

Diciamo che a voler leggere il Canto di Natale senza conoscere la storia dell'autore, la mia curiosità non è andata tanto verso un sentimento moralista di pentimento e che non riesco nemmeno ad etichettare come una forzatura del buonismo, ma si è lasciata guidare  verso un'etichettatura di pentimento dell'ultimo minuto che  forse riguarda l'egoismo, la paura di morire vecchio, solo e abbandonato. 
Paura che accomuna mezzo mondo. È proprio questo lato umano che mi fa dire per fortuna l'ho letto.
Quando studiavo all'università, a Perugia città artistica, all'epoca c'era poca gente, molti letterati l'università era per me un sogno, una possibilità, un percorso di crescita che avrebbe aperto tutte le porte del mondo e vivevo i sentimenti di pentimento come fortemente religiosi e per questo dicevo "purtroppo lo devo leggere" ma ora ci vedo molta umanità e poca religiosità.
Sono curiosa di conoscere il Positive Thinking americano, citato da Giulia, rispetto ad un racconto tanto tristemente profondo. Elizabeth ha parlato di un'elaborazione in cui ogni Scrooge viene tagliato via ... cosa sarebbe il Canto di Natale senza Scrooge?

Elizabeth, spinta dai commenti germanisti e molto terreni di Giulia, ci ha parlato della sdolcinata visione delle fiabe americane. Ci ha mostrato il risvolto umano americano del Canto di Natale di Dickens, quello appunto che non appartiene alla tradizione italiana: la lettura familiare condivisa nel periodo natalizio
Ci ha regalato la foto di suo padre, uomo di cultura che quando arrivava Natale amava mettersi vicino al caminetto e leggere ai suoi figli il Canto di Natale di Dickens. Elizabeth sorride perché dice che ogni anno lo iniziava ma poi non arrivavano mai alla fine e così il suo ricordo più forte del racconto sono le prime parole. Il ricordo del padre legato a questo libro è molto bello e trovo che il suo gesto di condividere questo sentimento e la foto di suo padre, siano dei regali estremamente generosi: riguardano la condivisione. 
Il libro, il freddo, un caminetto acceso, Dickens, Natale e papà che legge ai suoi figli ... un'immagine molto anglofona.

Però quante cose si imparano leggendo un libro. Ancora più cose se ne imparano condividendolo, questa la nostra idea di lettura. Mi chiedo: Elizabeth vogliamo provare a riscrivere il testo eliminando Scrooge?  E mi chiedo ancora, quale dei tre spiritelli vi fa, o vi ha fatto, più paura? Paura o comunque quale vi ha messo in contatto stretto con una parte profonda di voi stessi che avevate in qualche modo quasi dimenticato. 

In fondo un libro è anche questo, ricordi che vanno oltre la storia stessa. Un libro è un oggetto relazionale molto forte, non lo dimentichiamo e non serve essere grandi letterati per leggere un libro e avere un'opinione personale.

Anche noi vi regaliamo le nostre foto, eccoci qua a leggere Dickens insieme, condividendo pensieri, risate e sentimenti: 
Elizabethe Silvia leggono Canto di Natale di Charles Dickens